È importante dedicare i premi della fotografia anche a lavori di carattere artistico, per non dimenticare che la realtà è ben altra cosa che la sua rappresentazione

Non c’è un preciso motivo per il quale Chris Rain abbia deciso di esprimersi proprio con la fotografia. In questo momento ha trovato il modo di far confluire nei suoi giochi chimici altre passioni, come la musica e la pittura. Dopo averlo incontrato al
Festival Fotoleggendo di quest’anno e scoperto le sue fotografie, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui, per capire meglio un lavoro che ha molto di autobiografico.
Chris Rain ha 24 anni ed è il vincitore del quinto Premio Fotoleggendo.
Che tecnica hai usato per I’m in the Snow? Ci descrivi le fasi del tuo lavoro e se è vero che produci opere uniche?
"I'm the Snow" è realizzato con tecnica mista, è un lavoro creato di getto che avevo necessità di concludere brevemente e in modo incontaminato, senza pensare troppo alla fase di scatto (in tutte le foto ho seguito la teoria del "buona la prima"). La base di partenza è sempre pellicola bianco e nero, poi a seconda dei mezzi che avevo a disposizione in quel preciso momento, ho optato per una stampa di tipo classico con ingranditore, altre volte ho alterato e stravolto valori in fase di sviluppo, facendo dunque solarizzazioni, fissaggi particolari, doppie esposizioni, o lavaggi contaminati; ci sono poi dei collage, come nel caso della foto dell' orologio o della gru, dove su un provino di stampa ho agito incollando sopra pezzi di altre foto, o anche disegnandoci sopra. L'importante era poter realizzare quella determinata visione in seduta stante, senza dover tornare a modificarla il giorno dopo. Quindi, riguardo il discorso di opera unica è teoricamente vero, ma devo dire che è un discorso che mi interessa poco. Data infatti la natura del progetto, ovvero un mosaico di ricordi relegati a una determinata fase della mia vita, non volevo che ogni foto fosse un opera a se, indipendente, ciascuna doveva essere un tassello di un un unico pensiero collettivo. Anche esponendole mi piace vederle tutte uguali, stessa dimensione, stessa cornice, una vicina all' altra come a creare un enorme quadro. A questo fine quindi ho rifotografato una seconda volta tutte le immagini, in modo che fossero il più possibile uniformi, a partire dalla pellicola, fino a ciò che riguarda i contrasti, lo sporco, la grana e la definizione dell' immagine (ideologicamente è metodo simile al concetto di serigrafia, molto usata dai fotografi di inizio secolo scorso).
La tua idea di fotografia, anche rispetto al fatto che oggi si produce molta fotografia.
Oggi si fa tantissima fotografia, anche perché finalmente è accessibile a tutti, ma devo dire che ultimamente ho notato una brutta piega. Il fatto che soprattutto c’è molta più comunicazione e sinergia tra i fotografi sparsi ai quattro angoli della terra sta dando forma a dei filoni stilistici dominanti e spesse volte si vedono sempre le stesse cose. In più la fotografia risente tantissimo della sua stessa storia relativamente breve e quindi ancora molto legata a una falsa idea di rappresentazione metodica della realtà. Troppo spesso il fotografo si pone semplicemente come mezzo tra lo spettatore e ciò che vuole raccontare. Si dovrebbero aprire un po’ di più questi confini, ad esempio nella pittura dove è impensabile che oggi qualcuno produca dei ritratti di persone o eventi del tutto normali, ma si ricorre sempre al fantastico, al personale e all’irrazionale. Anche oggi, alla premiazione, facevo riferimento all’importanza della contaminazione.
Quali sono i tempi del tuo lavoro?
Linghissimi, all’inverosimile. Ma poi devo dire che il 90% del lavoro lo faccio mentalmente. Ci metto tanto a capire qual è il passo successivo nel lavoro che devo fare. Poi, una volta che sento di avere la padronanza dei nuovi mezzi il lavoro viene da sè. Infatti poi l’esecuzione pratica è relativamente veloce: questo in particolare è durato un mese circa.
A cosa stai lavorando adesso?
Attualmente sto facendo dei ritratti fotografici in bianco e nero poi dipinti ad acquerello. È una cosa ancora in via di definizione. Per ora sto provando chine ed acquerelli, ma sono certo che alla fine verrà fuori qualcos’altro.
Chi ritrai?
Guarda, in questo fondamentalmente sono abbastanza egoista, quindi solo persone legate a me. Non sono in grado di andare per strada e fotografare delle persone per poi lavorarci. Per quanto un’immagine possa essere bella, non posso lavorare su qualcosa che non mi appartiene.
www.chrisrain.com
Commenti (2)
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seatime ha scritto: 2011-12-20 08:15:51
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