Un documentario poco veritiero su un artista che firma opere di cui non è l'esecutore. Che senso ha?
Parliamo di un artista e compositore nato in California da una famiglia di immigrati estoni. Dal 1996 divide la sua vita tra America e Italia dov’è diventato un riferimento per molti artisti italiani. Si chiama Mark Kostabi e sfugge a ogni definizione. Con Artist inizia con dei brevi estratti delle interviste prodotte dal regista a critici d’arte, mercanti, amici e collaboratori all’interno del Kostabi World, l’atelieur/galleria che accompagna tutto il percorso artistico di Mark Kostabi. Tutti descrivono un personaggio stravangante ed eccessivo, ma la cosa più interessante è che ciascuno contraddice l’affermazione dell’altro generando un effetto bizzarro ed esilarante e dandoci il benvenuto, senza che noi ce ne accorgiamo, nel suo mondo fatto di provocazione e inganni.
Il film di Michael Sladek è una docu-comedy ispirata all’opera e alla vita di un artista sempre in cerca della fama e disposto a qualunque sfida pur di averla. Gli ingredienti ci sono tutti. A cominciare dalla storia della sua infanzia: i genitori erano immigrati dall’Estonia troppo poveri per il quartiere in cui si trasferirono, cosa che li rendeva oggetto di curiosità e derisione per alcuni vicini; loro stessi con le loro stravaganze non offrivano certo un freno a ciò (basti pensare che il padre era capace di svegliarsi nel cuore della notte e uscire in giardino a cantare a squarciagola). Poi a diciasette anni il giovane Kostabi ebbe la sua grande occasione e si trasferì a New York dove il suo estro creativo esplose e si avvicinò al mitico ambiente del Village e del Lower East Side di quel periodo. Naturalmente venne a contatto con Andy Warhol, da cui prese l’idea e il meccanismo della business art e in breve divenne una figura centrale dell’arte mondiale tra gli anni ’80 e i ’90. Ma dopo varie vicissitudini e molti eccessi, come ogni parabola artistica che si rispetti, ebbe il suo declino e poi il crollo in cui dovette dichiarare bancarotta. Troppo denaro tutto insieme? L’invidia dei nemici? Oppure un insano approccio bulimico alla celebrità? Nulla di tutto questo. Al termine della proiezione il regista e il protagonista erano in sala al Festival Internazionale del Film di Roma e hanno raccontato alla platea che non ci fu mai una dichiarazione di fallimento, ma che grazie all’educazione e i valori trasmessi dai suoi genitori, Mark finì di pagare ogni suo debito, ignorando il consiglio del suo commercialista per salvare più denaro possibile. Forse è troppo definire Con Artist un’opera d’arte, ma di certo risponde a caratteristiche poco documentarie dal momento in cui per descrivere un personaggio bizzarro, simpatico e lunatico si serve di una storia in certi punti esagerata, in altri leggermente falsata, ma proprio in questo fedele al personaggio e al suo mondo. Sladek inoltre si è dovuto confrontare con una produzione low budget, ce ne accorgiamo perché il film è girato quasi totalmente a mano e con una scarsa qualità dell’immagine, tuttavia la mancanza di mezzi lo ha costretto a fare uno sforzo di fantasia in più, con risultati positivi. Ci è piaciuto il set allestito per le interviste: una plastica di sfondo e una serie di scritte a mano, quasi fossero graffiate sullo schermo, sottolineano le frasi migliori dei personaggi inquadrati; in più il fuoco della videocamera si sposta da un punto all’altro concorrendo ancora a descrivere una personalità sfuggente. Per finire le riprese a mano e la mancanza di cura nella fotografia sono state funzionali al montato finale che ha accolto numerosissimi filmati di repertorio accumulati dallo stesso Kostabi e raccolti da Sladek.
Con Artist è un documentario intelligente, senza troppo pretese, che oltre a farvi conoscere meglio Mark Kostabi, vi divertirà.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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