• Visioni - Arte - Articoli
  • Gli anni di Grace Kelly Principessa di Monaco
di Valeria Roscioni


Grace Kelly: “Gentlemen prefer ladies” (Time, 1954). L’apparenza non può bastare per cogliere l’essenza di una delle icone del secolo scorso

Grace Kelly

La mostra Gli anni di Grace Kelly Principessa di Monaco a Palazzo Ruspoli si apre con un’intera parete di copertine dedicate a lei, l’attrice, la principessa, la mamma, la donna, la quint’essenza dell’eleganza. L’atmosfera è tale da far pensare che le sale che seguiranno ne celebreranno la carriera e la vita, ma poi ad accogliere il visitatore c’è una biografia stringata che lascia basiti quantomeno per via del suo essere monolingue, fattore che, nel pieno del Ventunesimo Secolo e nel corso di quella che dovrebbe essere una celebrazione di un mito, non può che insinuare il sospetto di un lavoro mal rifinito da parte degli organizzatori.
Poi comincia il viaggio, rigorosamente in ordine cronologico, attraverso le immagini, i documenti, le lettere, gli abiti e i filmati. Ma le didascalie sono confuse e non sempre riescono a spiegare chi siano i protagonisti di questa o quella foto, e, soprattutto, nulla possono di fronte a corrispondenza privata e telegrammi, resi tutt’altro che comprensibili o dalla mancata traduzione in italiano o, per chi un minimo d’inglese lo comprende, dalla grafia non sempre leggibile. La delusione a questo proposito cresce nel momento in cui si scopre che esposte nelle sale successive ci sono la corrispondenza con Alfred Hitchock, di cui la Kelly incarnò l’ideale stesso di bellezza, e quella con il Principe Ranieri di Monaco durante la traversata sulla nave che vide Grace salire attrice in America e scendere futura principessa a Monaco. I filmati sono proiettati alla rinfusa nelle varie sale, così ai filmini della piccola Grace si alternano le scene dei suoi film più famosi e le riprese fatte con la cinepresa di casa ai suoi bambini e al marito. La sensazione è che l’emozione nasca spontanea di fronte a determinate immagini nel cuore di chiunque abbia mai subito anche solo per un attimo il fascino di questa donna così poliedrica, ma che niente conduca verso una fruizione consapevole del numeroso materiale.
Grace Kelly e James Stewart in La finestra sul cortileNella sala in cui sono esposti gli abiti di Alta società si può godere della visione della scena in cui sulla barca l'attrice duetta con Bing Crosby, ma il fascino di questa proiezione non raggiunge l’apice che gli spetterebbe di diritto se una qualsiasi delle pareti che lo circondano ci informasse che quella è in assoluto l’ultima scena girata da Grace Kelly e che il disco in vinile della colonna sonora esposto proprio lì accanto era una dei preferiti della principessa, che spesso lo riascoltava quando la nostalgia per Hollywood si faceva sentire. Di certo l’importanza di questo film sfugge del tutto al visitatore inesperto che forse cadrà nel tranello di didascalie che danno a vedere che Il Cigno e Alta società sono stati girati prima della collaborazione con Hitchock, quantomeno perché la sala dedicata a La finestra sul cortile, Il delitto perfetto e Caccia al ladro segue e non precede quella appena descritta.
La narrazione continua poi con il fidanzamento e il matrimonio tra informazioni ridondanti, errori di battitura e biografie dei fotografi famosi che hanno immortalato la diva; biografie che, in una monografica che non riesce a essere esaustiva neanche sulla sua protagonista appaiono uno scrupolo nel complesso fuori luogo.
La borsa Kelly della Maison HermesNonostante tutto, però, il fascino di questo personaggio così chiacchierato, fotografato e richiesto, ma allo stesso tempo così riservato e discreto, riesce a emergere soprattutto negli abiti esposti. Memorabili in particolar quello della galeotta visita con il Principe Ranieri ai giardini di Monaco nel 1955, per un servizio sulla rivista Paris Match e il suntuoso abito nuziale firmato Helen Rose che troneggia in una parete del tutto dedicatagli con accanto delle meravigliose scarpe con pizzo e un decoro di perline all’interno delle quali un occhio attento può divertirsi a notare la scritta “Grace Kelly”. Sempre gli abiti sono i protagonisti della sala dedicata agli eventi mondani del Principato dove si possono ammirare le creazioni di alcune tra le più grandi firme del’alta moda su manichini girevoli che permettono la visione a tuttotondo del vestito solo a chi avrà la pazienza di aspettare che il supporto completi il giro, dato che nessuna specchiera favorisce la visione della parte posteriore. Il lato glamour emerge fortemente in quest’ultima parte della mostra in cui sono esposti anche alcuni dei gioielli della principessa e, soprattutto, alcuni modelli di Kelly, la celeberrima borsa della maison Hermes portata al successo proprio dalla bella Grace che non se ne separò mai durante gli anni in cui Hollywood era ai suoi piedi. Oggetti questi che, come altri esposti, possiedono una capacità di fascinazione autonoma e innata che, purtroppo, costituisce l’unica attrattiva di questa mostra in cui l’esposizione sembra appoggiarsi eccessivamente alla garanzia di successo costituita dal nome che porta.
Vi lasciamo con la scena di Alta società sopracitata consigliandovi di guardarla con gli occhi di una donna sposata che per amore ha rinunciato al mondo che questi fotogrammi rappresentano. Vedete l’anello che porta al dito? È quello del fidanzamento con Ranieri: Grace Kelly fece includere nel contratto una clausola che le permetteva di indossarlo sempre.



Gli anni di Grace Kelly Principessa di Monaco
Palazzo Ruspoli

Via del Corso, 418 Roma
www.fondazionememmo.com

Dal 16 Ottobre 2009 al 18 Febbraio 2010





Commenti (23)

Inserisci il tuo commento

Immagine con il codice di verifica