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  • Intervista a Mario Spada, autore di gomorraonset
di Daniele Federico


Tra backstage e fotografia sociale, il reportage di Mario Spada è un lavoro degno del film da cui proviene

gomorraonset, una scena dal film Gomorra. Photo: Mario Spada

Roberto Saviano, Gomorra, il film di Matteo Garrone, gomorranoset. L’Italia è così, quando tutto sembra inutile e triste improvvisamente nascono delle opere grandiose. Fuori da ogni luogo comune Mario Spada, uno che ha sempre fatto reportage, ha saputo farlo a casa propria e non disdegnando altri mestieri a volte sottovalutati come quello del matrimonialista. Un professionista che attraverso il filtro della fotografia riesce a spiegare la realtà come pochi fanno.
Lo abbiamo incontrato a Roma, nel corso di Fotoleggendo.

Mi racconti le tue esperienze fotografiche prima di questo lavoro?

La mia prima esperienza fotografica in assoluto è nella fotografia di matrimonio a Napoli che a mio parere è un’ottima scuola per cominciare. Poi sono riuscito a iscrivermi alla Bauer di Milano, una scuola che prima era pubblica grazie ai contributi della regione. Poi ho cominciato a fare lavori miei personali con un senso un po’ più forte. Così durante la Bauer e dopo ho realizzato il servizio sui cani da combattimento a Napoli, un lavoro su un ragazzo agli arresti domiciliari ai quartieri spagnoli e un lavoro su una delle ali più violente della tifoseria napoletana. Dopo questi lavori sono stato preso all’agenzia Contrasto che però ho abbandonato dopo due anni. Da lì si sono inspiegabilmente aperte molte porte, ho iniziato a lavorare per i maggiori magazine italiani e sono riuscito a fare dei lavori tipo quello sulle case espropriate ai camorristi di Casal di Principe, fino a questo gomorraonset come fotografo di scena, ma con uno sguardo personale. A parte le immagini che servivano alla committenza, ovvero Fandango, ho realizzato delle immagini che interessavano a me in particolare. Ho esplorato un mondo come quello dei set cinematografici a me totalmente sconosciuto, ma dentro un mondo che io conoscevo, Casal di Principe e le Vele di Scampia.

 Photo: Mario Spada

Quanto c’è di documentario in gomorraonset? Dato che comunque ci muoviamo dentro un set, in una fiction cinematografica.
Questo film ha un valore speciale perché svela cosa c’è dietro alla Camorra, lo fa con accenni a codici che sono spesso irriconoscibili perfino al napoletano medio, figurati a un italiano di Torino... Sebbene le immagini siano per lo più costruite, la maggior parte potrebbe essere tranquillamente realtà. Mi spiego: molti degli attori che hanno lavorato al film sono stati scelti sul posto e molti hanno avuto ruoli importanti, per loro tutti è stata un esperienza fortissima e non credo che molti film abbiano creato un energia così potente. I personaggi interpretavano la loro quotidianità: per esempio la ragazza dietro la tenda rossa è davvero una che lavora nei night club. In quest’altra si vede Matteo Garrone che parla con Gianfelice Imparato, sotto c’è una vera situazione di spaccio. Questa è una delle cave utilizzate come rifugio antibombardamento, nella seconda guerra mondiale e probabilmente adesso sarà una di quelle cave riempite di rifiuti. La piscina che serviva da scenografia per le riprese è rimasta lì e la usano questi bambini che hanno partecipato al film come comparse. Tutto è così. Anche questa foto con la poltrona è un luogo reale che serve alle sentinelle per controllare la zona. Possiamo dire che queste possono essere delle foto di scena, però dobbiamo aggiungere che è una scenografia presa dal luogo a cui si riferisce. Anche la presenza dei santi affianco alla statua della libertà, in qualche modo aggiunge il tema della fede religiosa del paese e i legami con la malavita: a napoli dove c’è una base di cocaina trovi anche una statua di Padre Pio e magari ci nascondono pure le palline di coca da vendere. La caratterizzazione del film viene resa fortemente dai personaggi potenti locali, rappresentati da attori non professionisti del luogo. Infine il luogo: sfido il miglior scenografo a pensare un luogo come le Vele.

Matteo Garrone e Gianfelice Imparato sul set di Gomorra. Photo: Mario Spada

Quanto può essere rischioso il tipo di reportage che fai, nel luogo in tu stesso vivi?
A me a parte qualche piccola minaccia non è mai successo nulla. Dipende dalle situazioni, e dal tuo modo di fare. Se sai che una situazione può essere rischiosa, tenti prima di tutelarti parlando con le persone del luogo, magari spiegando che non sei un poliziotto, ma che sei un fotografo in cerca di storie. Anche se c’è da dire che in molte persone c’è voglia di mostrarsi, magari vivono una vita fuori dalla legalità, ma comunque hanno sempre voglia di mostrarsi. D’altra parte ultimamente, visto chr il recente dibattito sulla privacy ha introdotto un concetto mai utilizzato fino a pochi anni fa, quando ho cominciato a fare il fotografo sociale era più semplice di adesso. Spesso la privacy è solo una scusa per poi chiederti dei soldi.
La verità è che tutta questa situazione parte dalla volontà di nascondere il proprio essere lasciando invece che venga fuori la finzione, la stessa che poi vediamo in televisione. È quasi tutto finto e la gente sta vivendo una realtà virtuale con dei disturbi reali, attraverso il modulo televisivo.

Due degli attori non professionisti.  Photo: Mario Spada







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