Fantastic Mr. Fox: Roald Dahl e il colpo delle volpi
di Pierpaolo Festa
“Pure Animal Wildness”: il primo film stop-motion di Wes Anderson è un trionfo di raffinatezza perfetto per grandi e piccini. E George Clooney si conferma volto dell’anno
Vi diciamo subito che sarebbe un delitto vedere Fantastic Mr. Fox in versione doppiata, rinunciando alle voci originali di George Clooney, Meryl Streep, Jason Schwartzman e del sempre esilarante Bill Murray. Noi abbiamo avuto la fortuna di vederlo a Londra, dove il film ha aperto il London Film Festival. E dunque vi presentiamo il protagonista: indossa sempre camicia bianca e cravatta, ricoperti da un elegante abito di velluto. Non si è mai vista una volpe così dandy. Eppure c’è sempre quel tocco controcorrente: quando cala il sole, e soprattutto quando la sua famiglia è a nanna, Mr. Fox non rinuncia a indossare il passamontagna per andare a sfogare il suo istinto di animale selvaggio. Soltanto per questa premessa Fantastic Mr. Fox è automaticamente uno dei titoli più interessanti della stagione.
Aggiungeteci pure che è tratto da una delle favole di Roald Dahl (già autore de La fabbrica di cioccolato, da cui sono stati tratti due film) e che la pellicola è diretta da Wes Anderson, allora avrete una vera e propria opera di qualità. E non si tratta assolutamente di uno di quei casi in cui un autore in preda al suo ego decide di sconfinare con il talento e strafare. Considerate Fantastic Mr. Fox come un passo in più nella filmografia di Anderson, che si riconferma uno dei cineasti americani contemporanei più notevoli. Da una parte i suoi marchi di fabbrica ci sono sempre tutti (proprio come ne I Tenenbaum, i personaggi indossano sempre gli stessi vestiti; la storia è strutturata in piccoli capitoli e perfino la fotografia è un trionfo di raffinatezza), dall’altra la marcia in più di quest’opera sta nel fatto che al regista non interessa semplicemente realizzare un divertente film per un pubblico più giovane, lui scava sotto la superficie e vuole che gli adulti rimangano forse anche più coinvolti dei loro figli. Nel raccontarci le (dis)avventure di questa volpe che ritrova se stessa e riesce a ispirare anche gli animali che le stanno intorno, Anderson non sbaglia un colpo. Particolarmente interessante è la caratterizzazione dei cattivi. Non ci riferiamo semplicemente al gigantesco topo di fogna a cui presta la voce Willem Dafoe, ma soprattutto ai tre cattivoni che minacciano l’esistenza di Mr. Fox e della sua famiglia: Boggis, Bounce e Bean, ovvero il grasso, il basso e il brutto. Nel caratterizzare in maniera esilarante questi tre farabutti, il regista punta chiaramente il dito contro il capitalismo e il consumismo, esaltando il fatto di dare a tutti ciò che spetta a ognuno.
È stato scritto che Fantastic Mr. Fox è la prova che la Pixar non ha il monopolio sull’animazione di qualità; in realtà la pellicola ci ricorda più il mondo animato di Tim Burton che i capolavori d’intrattenimento di John Lasseter & Co. Sono la raffinatezza e la poesia a venire fuori, più dell’azione che comunque ha il suo spazio (Anderson e l’amico regista Noam Baumbach hanno leggermente cambiato la favola di Dahl, dedicando all’azione tutto il terzo atto in cui gli animali si ribellano ai cattivi). E infine come non lasciarsi travolgere dai personaggi? A cominciare dal protagonista. Per una volta non si tratta di attori che prestano semplicemente la voce, è quasi come vederli in piena performance. E con questo ruolo George Clooney segna tre su tre (dopo L’uomo che fissa le capre e Tra le nuvole), confermandosi volto e voce dell’anno e portando ulteriormente la sua carriera a nuovi livelli di talento. E se la Streep e Murray gli stanno dietro alla perfezione, vi segnaliamo anche la prova di Jason Schwartzman nei panni del figlio di Mr. Fox, Ash. Quello diverso che non ha preso dai geni paterni, un po’ loser, un po’ nerd e costantemente scavalcato dal cugino Kristofferson, una volpe che dopo essere entrata in azione trova sempre il tempo di praticare yoga.
Infine non perdetevi la vera chicca del film: il musicista Jarvis Cocker – è proprio lui nella sua versione animata stop-motion – che con il suo banjo si dà da fare con alcuni brani originali scritti apposta per l’amico Anderson.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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