Una regia impeccabile, la bella Lena Headey e il fascino perverso degli specchi: un horror d'autore di cui da tempo si sentiva il bisogno
Non se ne girano più molti di film come The Brøken: stilisticamente impeccabile, con una regia sempre al limite dall'esercizio formale, ma a conti fatti efficace e funzionale in ogni soluzione audio-visiva adottata, con una storia affilata e acuminata come la più micidiale delle lame. Una pellicola agghiacciante.
Presentata alla terza edizione dell'After Dark Horrorfest e già disponibile in diverse edizioni DVD, resta, come spesso capita, inedita in Italia quest'opera seconda di Sean Ellis, che già aveva fatto ben sperare con Cashback, il suo titolo d'esordio il quale, però, peccava di quel compiacimento tecnico che induceva alla noia, perizia che, invece, in The Brøken è domata tutta a favore di una sintassi filmica esemplarmente terrificante. Ottima la scelta di Lena Headey come protagonista assoluta, l'attrice che con la sua bellezza austera interpreta a meraviglia la dottoressa Gina, la cui tribolazione inizia nel momento in cui ha l'impressione di scorgere una donna del tutto simile a lei. Nel tentativo di sciogliere il dubbio che sembra collegato alla natura misteriosa degli specchi, Gina sconterà un atroce destino.
In un susseguirsi di indizi sempre più allarmanti e inspiegabili, con una componente sovrannaturale rilevante che non viene quasi mai palesata, ma suggerita in maniera così eccellente da rendere il male tangibile, la storia si fa sempre più sinuosa e il panico si annida nello spettatore, che inizia a tremare di fronte a ogni superficie riflettente. Ellis propende per un cinema d'atmosfera, costruito a meraviglia con l'ausilio di una fotografia cromata, capace di profondere un gelo siderale in ogni inquadratura, un tono perfidamente algido che attanaglia senza pietà, fino allo svelamento finale di un rimosso capace di ricompattare i pezzi di uno specchio e di un'identità andati in frantumi.
Un film che non cerca il sobbalzo facile, e certo non ha bisogno di flirtare con l'efferatezza gratuita, tanto che il primo e unico sangue scorre a quasi un'ora dall'inizio della visione, ma è copioso e catartico, giungendo dopo una tensione oramai divenuta insostenibile. Tutto il resto è un crescendo emozionale che soddisfa appieno le aspettative anche del cinefilo più smaliziato. E non è poco.
In The Brøken i momenti memorabili si sprecano, e tra questi va di sicuro annoverata la sequenza onirica, crudele, infida, incisivamente congegnata e foriera di tutta la negatività che trasborderà dall'intera pellicola. Ma è la scena dello scontro automobilistico in cui è coinvolta Gina a lasciare a bocca aperta, non solo perché in esso è racchiusa la chiave di lettura di molti avvenimenti, ma perché nella messa in scena dell'incidente la regia di Ellis ci fa tornare alla mente il Dario Argento dei bei tempi che furono: chi si ricorda dell'impatto finale a ralenty disperato di Quattro Mosche di Velluto Grigio? E inoltre, nella contorsione delle lamiere e negli arabeschi formati dalle schegge di vetro dei parabrezza esplosi c'è tanto dolore e insieme malsana sensualità come solo nel Crash di David Cronenberg.
Più che buono il riversamento digitale per l'etichetta curata dalla Lions Gate Home Entertainment, casa che produce l'intero progetto denominato 8 Film to Die For di cui The Brøken è in assoluto uno dei meglio riusciti del mazzo.
Qualche sforzo in più si poteva fare nei confronti dei contenuti straordinari, limitati a una galleria fotografica e al trailer originale. Comunque sia, un horror da recuperare assolutamente.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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