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08 febbraio 2012  



  • Letture - Fumetti - Graphic Novel
  • Come un Guanto di Velluto forgiato nel Ferro
di Andrea Grieco


L'opera vincitrice del premio Gran Guinigi come miglior storia lunga al Lucca Comics & Games è un'esperienza straniante e coinvolgente fino in fondo

Come un guanto di velluto forgiato nel ferro

Ogni qual volta si discute di un fumetto di Daniel Clowes, il primo termine di paragone per definire quali malsane situazioni e in quali inquietanti territori ami addentrarsi questo riservato autore americano è sempre il cinema di David Lynch, la cui opera, rispetto alle storie disegnate da Clowes, gode sicuramente di una più ampia notorietà. Soltanto che nei confronti di Come un Guanto di Velluto forgiato nel Ferro, sembra più probabile che, per una volta, sia il visionario regista a contrarre un debito di ispirazione nei confronti di Clowes, perché sia la struttura narrativa che molte delle situazioni raccontate in un film torbido e inestimabile qual è Inland Empire, sembrano direttamente scaturire da questo indiscutibile masterpiece dell'arte sequenziale. Ma al di là di ogni possibile coincidenza o reciproca influenza, non vi sono dubbi sul fatto che entrambi gli artisti siano accomunati da un'eccentrica sensibilità e da un'attrazione per le atmosfere e le scene morbose.
La copertina di Come un Guanto di Velluto forgiato nel Ferro di Daniel Clowes, edito in Italia da Coconino PressInizialmente apparsa nei numeri della rivista Eightball, l'antologia di fumetti interamente realizzata da Clowes e che vanta un numero cospicuo di riconoscimenti, la storia di Come un Guanto di Velluto è quella di Clay Loudermilk, un ordinary man dal volto stravolto e di indole apatica che in una sera come un'altra entra in una squallida saletta cinematografica, dove assiste alla proiezione di un'oscura pellicola d'avanguardia, grottesca e feticista, e nella quale Clay sembra riconoscere in una delle attrici protagoniste la propria moglie. Quali siano stati i rapporti tra i due non ci è dato sapere, l'unica cosa che conta è che da questo momento in poi l'allucinato e allampanato protagonista, nella speranza di ritrovare la sua compagna, si avvia alla ricerca del filmaker autore dell'enigmatico video. Da questo punto in poi si sussegue una sarabanda di incredibili incontri, di circostanze assurde, di situazioni surreali: uomini che in seguito a operazioni chirurgiche si ritrovano crostacei burroughsiani al posto dei bulbi oculari, una razza canina priva di orifizi e alimentata tramite iniezioni, tutori dell'ordine che massacrano chiunque capiti a tiro, spietati sicari che vanno in giro a torso nudo, comunità pseudo-hippy, società segrete alle quali è forse appartenuto anche Hitler, una “donna tubero” perdutamente innamorata di Clay. E tutto questo risulta ulteriormente straniante e disturbante per l'onirico e permeabile intreccio ordito da Clowes, un'implacabile mise en abime che rimbalza e si rifrange in una molteplicità di livelli metalinguistici. Dettagli apparentemente insignificanti che assumono un infido rilievo per l'economia della vicenda, personaggi che sembrano decisivi e che, invece, si eclissano trascinando con sé inquietanti interrogativi; stessa alienante connotazione assumono nelle mani di Clowes gli ambienti e gli oggetti, che si caricano di un alone arcano e maligno, pur se tutto è sempre disegnato con un tratto nitido, decisamente pop. Il tono subdolamente dimesso con cui l'autore narra le più insopportabili efferatezze contribuisce a rendere queste pagine ingannevoli e limacciose.
Come un Guanto di Velluto è un fumetto che nell'atto della lettura si attacca alle dita e agli occhi, insinuandosi in profondità e lasciando avvertire un senso di disagio, l'impressione di una vertigine che scombussola i livelli percettivi. Impressioni e sensazioni che non saranno rimaste estranee ai giurati dell'appena conclusa edizione del Lucca Comics & Games, che hanno conferito a quest'opera eccellente il premio Gran Guinigi come miglior storia lunga.





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