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23 maggio 2012  



  • Suoni - Live - REPORTAGE
  • Un dono dal cielo: Bruce Springsteen doppio show al Madison!
di Pierpaolo Festa


Gone in the USA: Alphabet City vi racconta due concerti del Boss sempre accompagnato dalla sua E-Street Band. Due serate magiche!

The Boss in concerto!

Questa storia si rivolge a due tipi di persone. Noi e voi… noi che tutte le mattine dopo aver messo i piedi fuori dal letto, per qualche istante ci rivolgiamo verso il New Jersey – ad essere precisi verso Asbury Park – e ci inginocchiamo devotamente. E voi, avventurieri in cerca di nuove emozioni o all’inseguimento delle vostre passioni. Ed è così che dopo aver esitato sul mouse per qualche secondo abbiamo premuto il bottone e staccato un biglietto di andata e ritorno per la Grande Mela. Un viaggio che potrebbe essere contato più in ore che giorni. Tutto pur di assistere all’evento.



Il luogo prescelto è il meraviglioso Madison Square Garden tra la Trentaquattresima e Pennsylvania Plaza a Manhattan. È lì che Bruce Springsteen e la sua gang della E-Street Band hanno pensato di intrattenere oltre ventimila persone con due concerti (e, ormai ne restano solo una manciata dopo due anni di tour non stop). Due eventi che lo stesso Bruce ha definito urlando: “Never been done before!”, accompagnato a sua volta dalle urla del pubblico. Ma prima di portarvi all’interno del Madison, restiamo all’esterno.
Si dice sempre che i concerti che Bruce Springsteen esegue “a casa sua” siano più “tranquilli” rispetto a quelli nel vecchio continente. Non perché le scalette o l’energia del Boss siano meno intense, ma soprattutto perché gli americani sarebbero molto meno agguerriti degli europei. Pare che la loro priorità non sia quella di arrivare in prima linea, ma piuttosto di condividere la festa springsteeninana con tanto di birra tra le mani. Perfino le modalità di ingresso al concerto sono diverse. Se in Europa siamo abituati a metterci in fila anche nei giorni prima dell’evento, gli americani hanno organizzato quello che loro chiamano the lottery, basata su un’estrazione a sorte. Supponete dunque di essere il numero 40 e ad essere estratto è il 41 – sarete gli ultimi ad entrare nel pit… mentre quello che vi precede sarà il "lucky bastard” della serata.



Ma per quanto riguarda la presunta fiacchezza dei concerti americani, oggi possiamo tranquillamente dirvi che si tratta solo di rumors da smentire. Almeno per questa volta, perché gli show a cui abbiamo assistito possono essere catalogati tra i migliori di sempre. Sarà stata l’avventura del viaggio oltreoceano? Sì! Sarà stata la magia del Madison? Anche. Ma soprattutto il fatto che Bruce e i suoi hanno eseguito per ognuna delle due serate un album intero. Nel corso del primo show è stato eseguito The Wild, The Innocent and The E-Street Shuffle, il suo secondo lavoro, inciso nel ’73. Un disco che non ebbe grande successo all’epoca (la carriera del Boss fu lanciata dall’esplosione di Born To Run, due anni dopo).
Dopo aver aperto con Thundercrack (una delle canzoni più amate dai fan duri a morire) e aver caricato la platea con altri successi come Prove It All Night e Hungry Heart, è arrivato il momento dell’album. Sette brani – su tutti Incident on the 57th Street e la più ambita New York City Serenade che il Boss esegue raramente. In quel momento lo show che è già decollato, alza la quota, salendo oltre le nuvole. E ad album completato, il nostro Bruce continua verso la terza ora di musica. Se nella lingua italiana, il verbo “piovere” è impersonale, in realtà si addice perfettamente a Springsteen. Perché lui ce la mette tutta senza fermarsi un attimo. Lui non suda… lui piove!
E naturalmente c’è anche spazio per i desideri del pubblico, sempre armato di cartelloni con canzoni a richiesta: nemmeno questa volta siamo riusciti a fargli cantare la triste ballata Downbound Train, perché lui ha preferito eseguire Glory Days in onore della grande vittoria dei New York Yankees alle World Series: “We must do it!”.
Gran finale in compagnia di Elvis Costello con cui ha intonato Higher and Higher, scritta da Jackie Wilson nel ’67.
Al Madison erano presenti diversi vip, dall’attore e regista Ed Burns al grande Edward Norton che è tornato anche la sera successiva per vedere il Boss eseguire quello che è il suo capolavoro… The River!



Quello che lui stesso definisce “il gateway ai suoi album successivi”. Se vi dicessimo che la seconda serata è stata di gran lunga superiore alla prima, non saremmo fin troppo sinceri perché è il caso di considerare l’evento come unico. Un vero double-shot springteeniano! Dopo aver aperto con la nuova Wrecking Ball, scritta poche settimane fa per i suoi concerti in Jersey, the Boss ha subito iniziato con The River (un totale di 20 brani): perfino chi lo ha seguito almeno un’ottantina di volte è ancora alla ricerca delle canzoni dei loro sogni. E in questa occasione, in un colpo solo sono arrivati brani come Drive All Night, Independence Day, Stolen Car e The Price You Pay. Ci siamo guardati attorno e abbiamo visto lacrime scorrere dall’emozione. La stessa band era chiaramente toccata dalla forza di questa esperienza. E per una volta anche Mrs. Springsteen era in scena: Patti Scialfa, in prima linea al fianco del sempre esilarante Little Steven, colui che si definisce il “consigliori” del Boss. Lo show supera di gran lunga le tre ore per un totale di trentadue brani. I termini "indimenticabile" e "irripetibile" sono soltanto degli eufemismi. Rivedremo Bruce in scena? Siamo certi di sì. Sarà accompagnato ancora dalla E-Street Band per un nuovo tour? Chi può dirlo? Di certo negli ultimi minuti dello show, non gli abbiamo staccato gli occhi di dosso. Passeranno diversi mesi prima di ritrovarlo sul palco, ma il doppio concerto newyorchese ci ha sicuramente caricati di gran lunga per tanto, tanto tempo.








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