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23 maggio 2012  



  • Letture - Libri - Classici
  • Dracula
di Ilaria D'Alesio


Il classico di Bram Stoker è universalmente considerato il libro di vampiri per antonomasia. Il Conte è il vampiro più amato: dalla sensualità magnetica del Male alla razionalità di Van Helsing

Dracula di Bram Stoker

“Benvenuto nella mia casa, entrate liberamente. E andatevene sano e salvo, lasciando qui un po’ della felicità che portate con voi”. Questa frase, pronunciata dal Conte Dracula nell’accogliere il giovane Jonathan Harker nel suo lugubre castello, sembra quasi una dichiarazione d’intenti, una sorta di avvertimento da parte dell’autore a colui che si appresta a leggere una storia che non gli farà dormire sonni tranquilli.
Dracula di Bram Stoker è una delle ultime opere appartenenti al genere del romanzo gotico, filone letterario nato in Inghilterra nella seconda metà del Settecento, caratterizzato da ambientazioni tetre in cui vengono collocate vicende angoscianti e personaggi ambigui e misteriosi. Sarà per il successo del libro o per l’infinità di trasposizioni cinematografiche e imitazioni letterarie che lo hanno seguito che, nell’immaginario collettivo, il nome di Dracula evoca immediatamente e inevitabilmente l’immagine del vampiro: creatura diabolica dal volto “soffuso d’un incredibile pallore”, inquietante personaggio sottilmente perverso dal “sorriso accattivante”. La copertina di Dracula di Bram Stoker in una edizione da collezioneQuella del vampiro è una figura sensuale dal cui fascino si è allo stesso tempo rapiti e terrorizzati; incarna la potenza e la corruzione del Male, l’ancestrale paura dell’uomo per l’ignoto, l’irresistibile seduzione del proibito.
Bastano pochissime pagine per entrare appieno nell’atmosfera cupa di questo romanzo. In un attimo la nebbia ti avvolge, il freddo ti entra nelle ossa e l’ululato dei lupi diventa la colonna sonora di un viaggio suggestivo verso luoghi oscuri popolati di individui inquietanti. L’autore fa un passo indietro nella narrazione per lasciare spazio ai personaggi stessi del romanzo, che raccontano in prima persona le terribili vicende di cui sono protagonisti nelle lettere e nelle pagine dei loro diari. È infatti attraverso la lettura dei loro scritti che, in un crescendo di emozioni, seguiamo Harker nel suo viaggio in Transilvania, osserviamo il comportamento dei pazienti della clinica per malattie mentali del Dottor Seward e viviamo l’angoscia di Mina per le sorti del suo amato (lo stesso Harker) e per la salute della sua amica Lucy. Il continuo susseguirsi di fatti incredibili, che obbliga più volte i protagonisti a domandarsi se la loro “mente non stia in qualche modo vacillando”, richiede l’intervento dell’esimio professor Van Helsing, che riconduce l’assurdo sotto l’ègida della razionalità, fornendo a tutto una spiegazione logica.
La moltiplicazione dei punti di vista e delle voci narranti, l’alternanza continua degli scenari e l’attenzione eccessiva alla descrizione dei dettagli, portata avanti dall’autore a discapito della caratterizzazione psicologica dei personaggi, sono tutti elementi che contribuiscono ad aumentare la tensione emotiva del romanzo e ad accrescere la nostra sete di conoscenza.
L’immagine alta, maestosa e terribile del Conte ammalia, conquista, strega, entra dentro come la nebbia che si insinua nella camera di Mina. Per quanto si cerchi di resistere, alla fine non si può che soccombere alla vista dei suoi denti aguzzi e dei suoi occhi fiammeggianti, non si può far finta di credere che il Bene abbia avuto la meglio. Il Male non è stato sconfitto, sta solo aspettando il momento giusto per uscire di nuovo allo scoperto.





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