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23 maggio 2012  



  • Letture - Libri - Classici
  • Intervista col vampiro
di Cristina Partenza


Il libro che ha portato alla ribalta la figura del vampiro dandy, un testo ormai assurto al ruolo di classico che si divora pagina dopo pagina. Percorriamo la vita e la non-morte del tormentato Louis e rimaniamo ammaliati da Lestat

Intervista col vampiro, Anne Rice

Un uomo e una bambina. Louis avrebbe desiderato questo per sé e per Claudia: essere semplicemente un uomo e una bambina. Invece lui, un tempo giovane aristocratico tormentato, per sfuggire al dolore, alla malattia, al deterioramento del corpo e alla paura della morte che opprimevano la sua esistenza umana, si è lasciato ammaliare dal magnetismo degli occhi iridescenti del vampiro Lestat contraendo con lui un patto faustiano che gli fa ottenere l’immortalità. La copertina di Intervista col vampiro di Anne Rice, nella edizione italiana della TeaInvece lei, vittima di un capriccio di Lestat, è stata condannata a restare per sempre una bambina dal viso d’angelo e con le crinoline bionde, che mendica tutte le notti amore da qualche passante pietoso destinato a diventare la vittima della sua efferatezza.
Una notte, Louis decide di raccontare questa storia a un giornalista, che mano a mano diventa una presenza invisibile e viene inghiottito nel libro per lasciare spazio al lunghissimo flashback che è la vita del vampiro. Mentre il giornalista, pagina dopo pagina, scompare, il lettore si immerge nel romanzo imparando presto a non porsi domande e a lasciarsi trascinare dalla forza del racconto.
Ci sono moltissime pagine, in questo libro della scrittrice statunitense Anne Rice datato 1976, primo romanzo della popolare serie Cronache dei Vampiri, in cui il lettore dimentica che il protagonista è un non-morto ed entra in totale empatia con lui (in tutte le pagine, invece, ci si dimentica della trasposizione cinematografica ad opera di Neil Jordan, e dei vampiri un po’ grotteschi, troppo impregnati di Hollywood e di divismo, a cui Brad Pitt e Tom Cruise hanno dato volto).
Con Intervista col vampiro Anne Rice ci regala una storia che non ha i caratteri del soprannaturale e del fantastico che il giornalista/lettore si è preparato ad ascoltare/leggere; che non è il trionfo dell’ebbrezza della vita eterna, del corpo che non viene intaccato dai segni del tempo, dei poteri al di sopra del normale. È piuttosto la storia di un tormento continuo, di domande senza risposta, di ricerca disperata, di nostalgia della condizione umana. Ma come? Se il mortale desidera possedere i poteri del vampiro, è possibile che il vampiro aneli a tornare alle miseria umana?
Sembra di sì. Infatti Louis, subito dopo la propria trasformazione, inizierà a subire sempre meno il fascino di Lestat, suo maestro e compagno, e a guardare con incredulità l’aridità e il distacco dalle cose mortali dell’altro, fino a decidere di abbandonarlo, tanto lo disprezza. Il suo rapporto simbiotico con la bambina-vampiro Claudia lo trascinerà poi in giro per il mondo alla ricerca di simili che possano svelargli tutti i misteri legati ai suoi poteri. In due secoli di morsi, omicidi, incendi, crolli, viaggi, fughe e ritorni, il lettore scoprirà insieme a Louis che tutte le domande rimarranno senza risposta e che in nessuna persona e in nessun luogo esiste la formula magica che può liberare uomini e vampiri dal fardello della solitudine. Alla fine Louis, il vampiro romantico che voleva solo essere un uomo, si rassegnerà alla dannazione e alla perdita totale dell’umanità.
Un romanzo intenso, sofferto, palpitante, lontano da ogni forma di horror e di erotismo perverso: l’uccidere è quasi sempre straziante, descritto senza dettagli macabri, il sesso è presente solo in rapide pennellate di rara sensualità, mai eccessive, sempre accennate, eteree come i corpi stessi dei vampiri. Alla fine, il lettore, come il giornalista, vorrebbe che la storia non fosse finita, e va a cercarne un’altra… ma non prima che cali di nuovo il sole.





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