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23 maggio 2012  



  • Suoni - Live - REPORTAGE
  • An Englishman in Rome: Jamie Cullum in concerto
di Pierpaolo Festa


Alphabet City assiste ad uno degli eventi del Roma Jazz Festival. La performance dell’artista inglese che a soli trent’anni ha già inciso cinque album e collaborato col grande Clint Eastwood

Il musicista Jamie Cullum

Dategli qualsiasi oggetto, che sia un piatto, uno scolapasta, perfino un telefono… noi siamo certi che in qualunque modo Jamie Cullum riuscirebbe a suonarlo. Ne siamo stati testimoni al Roma Jazz Festival dove l’artista si è esibito insieme alla sua band (composta da quattro altri membri) per presentare The Pursuit (letteralmente: L’inseguimento), il suo quinto album in dieci anni di carriera.
Il suo nome è già conosciuto in tutto il mondo, sebbene il grande talento che possiede non sia ancora stato travolto dal flusso mainstream. Eccolo arrivare in scena: look decisamente bizzarro, da una parte un incrocio tra nerd e dandy con tanto di camicia, jeans, giacca, cravatta e scarpe argentate “per riflettere la mia pettinatura” – scherza lui. Ma a poco a poco, il musicista comincia a togliersi gli strati di abiti per svelare una natura rock! Prima di mettere le mani sul piano, si presenta con un bicchiere di vino rosso, pronunciando alcune frasi in italiano ed esclamando: “Ciao Roma, non c’è città più romantica e perfetta per me, ragazzo della campagna inglese”.
Sin dai primi minuti, Cullum riesce a spiazzarci: non assistiamo a un semplice concerto per la promozione dell’ultimo album, ma a un evento intimo e potente con diversi colpi di scena. Jamie è uno che sa il fatto suo e che tiene d’occhio molto bene tutto quello che passa nell’industria discografica. All’inizio ci presenta una cover di Cole Porter, per poi passare a incitare il pubblico dicendo: “Conoscete Rihanna? Questa s’intitola ‘Don’t Stop the Music‘ ed è una sua canzone che abbiamo rielaborato in versione jazz”. Sono passati solo dieci minuti dall’inizio, e l’intera Sala Sinopoli dell’Auditorium è già incantata a livelli stratosferici. Abbiamo cominciato dicendovi che potreste dare a Jamie qualsiasi cosa da suonare… ed è proprio così. Durante le quasi due ore di concerto, lui si alza dal piano, passando alle percussioni, agli strumenti elettrici, fino a diventare solista vocale, il tutto senza mai smettere di interagire con band e pubblico, senza mai fermarsi nemmeno per un secondo. E vogliamo parlare dei suoi modi di suonare il pianoforte in maniera assolutamente dinamica e stravagante? Può essere blues, jazz e perfino pop, ed è anche capace di far suonare quei tasti a forza di pugni! Ma quello che ne esce è sempre una melodia.



Tra i brani eseguiti anche Not While I’m Around, scritta per il musical Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street e rielaborata in un riff che ricorda i Massive Attack, quello è un momento fantastico. E c’è anche spazio per una cascata di malinconia quando intona Gran Torino, la title track del capolavoro di Clint Eastwood commissionata a Jamie proprio dal regista e nominata al Golden Globe (dove però ha avuto la meglio The Wrestler di Bruce Springsteen). “Ho scritto le parole di questa canzone – dice Cullum – e due settimane dopo ero a casa a suonarla insieme a Clint sul suo piano. Questo è uno degli highlight della mia carriera”.
E certamente il gran finale arriva puntuale come un orologio svizzero: il concerto si trasforma in una vera jam session da club quando Cullum e la sua banda staccano qualsiasi presa elettrica e piazzano gli strumenti nel bel mezzo della sala per una breve parentesi unplugged, senza nemmeno il microfono. Lui sale sulle poltrone e canta ad occhi chiusi, imitando anche diversi strumenti, perfino facendo il dj!
Arriva il momento di lasciare il palco, ma chi è venuto a vederlo non ha intenzione di farlo andar via. E quindi è l’ora dell’encore e di uno dei suoi più grandi successi, la splendida High and Dry (dall’album Twentysomething, 2003). La cornice si chiude, il concerto è perfetto. E quello stesso bicchiere di vino che aveva con sé all'inizio, viene ripreso per un ultimo sorso, per poi essere condiviso dai fan che lui chiama sotto il palco. Perciò, voi che ancora non lo conoscete, non preoccupatevi, è solo questione di tempo prima che il talento di questo ragazzo vi travolga.





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