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23 maggio 2012  



  • Suoni - Rock Bottom - Articoli
  • B - The Beatles, quinta parte
di Francesco Marchetti


Concludiamo il nostro percorso all'interno della carriera dei Beatles con Abbey Road, ultimo album prima che ciascuno prendesse definitivamente la propria strada, in gran parte opera di Sir Paul

I Beatles nel 1969

ABBEY ROAD (’69) – L’ultimo album dei Beatles (Let It Be uscì dopo, ma era stato inciso precedentemente) è sotto certi aspetti il loro capolavoro. A poco più di due anni di distanza da Sgt. Pepper, le capacità e le possibilità dei Beatles si erano infinitamente allargate e il suono di questo album (e della sua seconda facciata in particolare) era quanto di più raffinato si fosse mai ascoltato fino ad allora… e dovranno passare altri quattro anni per avere un disco “formalmente” più raffinato: The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd (ma quello era un album incredibilmente più freddo).
Nei due anni trascorsi, però, anche il gruppo e i suoi singoli componenti sono completamente cambiati: i Beatles non suonano dal vivo da parecchio tempo (dal ‘66), hanno sviluppato ognuno una propria personalità che si esprime attraverso progetti e album individuali (solo Paul aspetterà l’anno successivo per fare il grande passo), e I Beatles, insomma, non sono più un’entità unica, ma una sorta di gruppo di supporto per le performance dei vari componenti. Ma quali performance! Harrison è qui al suo apice e regala al disco due dei suoi tre grandi capolavori (Here Come the Sun e Something – l’altro, While My Guitar Gently Weeps era presente nel White Album del ’68), mentre Lennon, ormai concentrato sui suoi progetti da solista, si accontenta di scrivere solo due pezzi (di cui solo uno è un vero capolavoro, Come Together).
Se si esclude la modesta composizione di Ringo, il resto dell’album è tutta opera di Sir Paul McCartney. Il suo capolavoro. Una vetta a cui non tornerà mai. In questo disco McCartney mette tutto se stesso, senza cedere al commerciale, alla musica facile, ma ricordando le sue origini di rocker. E soprattutto, in questo disco McCartney mette il suo orecchio finissimo, la sua cura per il dettaglio… È un disco suo, e per questo, forse, deciderà di lasciare il gruppo, ormai già sull’orlo dello scioglimento.

La leggendaria cover di Abbey Road, dei Beatles

Qui non è possibile scegliere un brano, ma il pezzo da non perdere è, molto semplicemente, il lungo medley della seconda facciata: un torrente in piena tutto firmato da Paul (tranne la breve parentesi di Polythene Pam di Lennon), un’esperienza vera, forte e tra le più alte della musica pop.

OFF THE RECORDS (dischi per chi vuole approfondire): BEATLES – The White Album (’68)





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