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23 maggio 2012  



  • Letture - Libri - Classici
  • Il ritratto di Dorian Gray
di Daniele Federico


Il capolavoro di Oscar Wilde, sempre attualissimo, è l'apoteosi dell'estetica e della corruzione dell'anima. Guardando il nostro ritratto proviamo sempre repulsione

Copertina per il gruppo metal tedesco "Xiron". Immagine: devianart / Markus Vesper

Un giorno Dorian Gray, rampollo appartenente ai circoli della nobiltà londinese, si trova di fronte a due fatti contrapposti che gli sconvolgeranno la vita: un ritratto pittorico che sembra racchiudere tutta la sua bellezza e giovinezza e la conoscenza di Lord Henry Wotton, nobile di grande eleganza e magnetismo che lo rende consapevole della caducità della condizione umana e del fatto che da quel momento in poi il suo aspetto invidiabile sarebbe, giorno dopo giorno, sfiorito, così come il suo candore. Tutto questo diventa insostenibile per il giovane e inesperto Dorian che improvvisamente dichiara a tutti il suo più grande sogno: far sì che sia il ritratto a subire i segni del tempo e della vita anziché il suo vero volto. In una sorta di patto mefistofelico, il suo desiderio si compirà, ma a quale prezzo?
Il romanzo più celebre di Oscar Wilde rappresenta oggi più che mai un’importante riflessione sull’estetica intesa come filosofia, sia nei contenuti, che nello stile letterario, che nella costruzione della storia pienamente in linea con il suo senso ultimo. All’inizio della vicenda, dopo averci presentato i tre personaggi principali, avviene il fatto che darà il via alla storia oscura e assurda di cui si trova protagonista Dorian Gray. Come tutti i ragazzi della sua età agisce d’impulso, spesso in maniera eccessiva rivelando paure e impeti dettati soltanto dall’istinto, il problema è che in questo caso il suo assurdo desiderio si avvera, generando conseguenze nefaste immaginate sotto forma di una vicenda fantasiosa e orrenda, la deriva di un approccio malato alla bellezza.
Non appena Dorian riesce a esaudire il suo desiderio, inizia un percorso di corruzione morale, esplicitato da chiare descrizioni visive: il famigerato ritratto registra progressivamente tutte le brutture della sua anima, egli stesso si arrischia a frequentare ambienti squallidi, lontani dalla sua realtà di origine: una nobiltà leccata, piena di formalità e dedita al bel vivere, di fronte alla quale, però, manterrà sempre la sua facciata pura e immacolata. In una divisione netta l’autore scinde fra i tre personaggi le pulsioni e le manifestazioni presenti nella sua società, in cui ci rispecchiamo fin troppo bene anche oggi. “Henry è ciò che il mondo pensa di me”, disse una volta Wilde, avvalorando la propria immagine pubblica, quella del più celebre fra i dandy, chiamando in causa il nucleo estetico del romanzo che ci spinge a riflettere su quanto sia importante per noi l’aspetto esteriore in un momento in cui i talk show sono colmi di simili dibattiti affrontati nella maniera più superficiale. Nel Ritratto di Dorian Gray l’espressione malata e oscura dell’eterna giovinezza è priva di rughe, come un giovane adolescente con una pelle sempre liscia e levigata (vi ricorda qualcosa?).
“Basil è ciò che penso di essere”: dei tre amici Basil Hallaward è colui che innocentemente e suo malgrado dà vita al tutto. Sebbene ciascuno dei tre insegua a suo modo la bellezza, è lui l’esteta per eccellenza, infatti è letteralmente incantanto da Dorian, però già nell’esatto istante in cui l'anima del ragazzo inizia a corrompersi il pittore è il solo a notare un cambiamento. Non lo capisce Lord Henry, completamente disinteressato al valore più profondo delle persone, ma ossessionato dalla cura maniacale del suo aspetto e della sua immagine sociale, sarà lui a creare il cortocircuito nella mente manipolabile di Dorian, ed è in lui che vediamo la personificazione delle pressioni sociali odierne alla cura dell’esteriorità. Anche se Lord Henry non è direttamente responsabile dei delitti perpetrati nella storia, è inevitabile chiedersi come sarebbe andata senza le sue parole, allo stesso modo in cui ci interroghiamo sulla responsabilità di certi messaggi pubblicitari che ci spingono a fare esattamente le cose su cui insiste Lord Henry, personaggio reso ancora più attraente dai suoi celebri “aforismi” sulla vita, sull’etichetta e sul comportamento che richiamano i facili e allettanti slogan pubblicitari. Dorian, come accade nella realtà odierna, diventa vittima di un’idea malsana e parziale di bellezza fino a smarrire del tutto la propria umanità.
La presenza di un “oggetto magico” come il ritratto pittorico rende bene il mito del doppio che nei secoli ha ispirato numerose storie basate su un viso specchiato o su una fotografia. Se gli aborigeni australiani, e non soltanto loro, temevano che la loro immagine immortalata da un apparecchio meccanico potesse rubare la loro anima, non avevano tutti i torti nel constatare una reazione tipica che ciascuno di noi continua a manifestare di fronte alla propria effige. Sensazioni contrastanti tra l'attrazione e la repulsione convivono in noi se fissiamo il nostro ritratto, e gli anni che passano, anziché insegnarci a guardare le suddette immagini, rendono certe emozioni ancora più esplicite e brutali. Crediamo di vedere la nostra giovinezza e tutte le cose buone ad essa legate, in realtà vediamo qualcosa che ha già smesso di esistere.
Il tema è stato dibattuto per secoli, ma Wilde ne ha saputo trarre un romanzo che, proprio come un ritratto, conserva il suo valore intatto allo scorrere del tempo.





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