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  • Brothers & sisters - Segreti di famiglia: quando la realtà entra nelle nostre case in forma di intrattenimento
di Valeria Roscioni


Questa versione intelligente di Beautiful è molto di più di una sequela di disagi sentimentali e imprevisti di ogni genere: è attualità fatta fiction

Il cast di Brothers and Sisters

La TV, la TV croce e delizia delle nostre serate, la TV che non è cinema, la TV che è spazzatura, la TV educativa e, dulcis in fundo, la TV seriale. Dai primi teledramas fino all’ultima serie per cui trepidiamo in attesa del prossimo episodio, il piccolo schermo si è faticosamente costruito un suo proprio linguaggio, puntata dopo puntata, con fatica e determinazione, ha attraversato ormai quasi un secolo e con arguzia si è evoluto creando spesso prodotti che erano il perfetto specchio dei tempi. Brothers & Sisters è uno di questi, e non solo grazie all’abilità degli sceneggiatori, alla bravura del cast o per la colonna sonora che spesso sembra accompagnare gli avvenimenti assai meglio di un dialogo; al di là di tutto questo la serie si colloca in una sorta di nodo critico nella storia dell’evoluzione del linguaggio seriale e fa del magma di cui risente, e di cui vive, un insieme unico del tutto nuovo. Protagonisti assoluti e incontrastati della scena sono gli Walker, una famiglia complessa che eredita il vizio degli scandali e delle complessità amorose da Beautiful e da Dinasty e poi finisce con il condire la sua follia autocompiaciuta con un irresistibile umorismo degno delle dinastie di Pennac.

Calista Flockhart

Sono simpatici, dunque, gli Walker e ovviamente sono anche belli, eleganti, colti e infinitamente complicati (basti pensare che una di loro è la di nuovo sottilmente nevrotica Callista Flockhart), sono la quint’essenza del sogno americano con le loro belle case e le cene tutti insieme. Potrebbero quasi annoiare o causare stizza visti attraverso le loro mille foto di famiglia o i loro party in piscina e non, con catering, ospiti e vestiti firmati, e sarebbero di certo insopportabili se non fossero così realisticamente imperfetti. Imperfetti perché la realtà ha fatto brusca irruzione sul piccolo schermo e ha voluto che ci andasse di mezzo la politica e che poi arrivasse la guerra, e che non mancassero le malattie, le discriminazioni e i problemi dei nuclei familiari allargati, dei gay e della crisi economica. Ed eccola lì l’attualità come centro, come protagonista, come motore di un intero meccanismo seriale. Brothers & Sisters raccoglie l’eredità del dramedy e la mescola con il suo filone contrapposto, la soap opera, dando vita a un unico grande e solido ramo dell’albero genealogico su cui può germogliare il seme, già gettato da tante serie, della Storia immortalata in tante piccole storie a puntate.
Ed è così che Justin, il piccolo di casa, parte per l’Iraq inizialmente con l’appoggio della sorella Kitty, fervente opinionista democratica di successo causando rabbia e dolore all’onnipresente e ovviamente convinta repubblicana madre Nora, che ha il volto di una Sally Field vincitrice di ben due Oscar e tra le prime a salutare il grande schermo per una escursione in tv, seguita poi da illustri colleghi come Glenn Close e Tim Roth. Ecco allora servito il confronto tra uno dei più apprezzati volti della serialità, la ex Ally McBeal, e uno dei grandi nomi del cinema; le due, perennemente in acceso contrasto ma di fondo unite da un forte affetto, condividono le scene con il contenuto emozionale più alto, e ancora non è stata dichiarata una vincitrice di questo scontro a metà tra la fiction e la realtà.
Intanto tutti noi ci godiamo la commozione, il divertimento, la rabbia o la malicnconia che ne derivano, ci riconosciamo e li disconosciamo e ci sentiamo un po’ Walker mentre aspettiamo che la realtà assesti un altro colpo sulle nostre e quindi sulle loro schiene.





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