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06 febbraio 2012  



  • Suoni - Rock Bottom - Articoli
  • B - The Beach Boys
di Francesco Marchetti


Molti pensano che siano stati solo un gruppetto facile e scontato. Invece il quintetto californiano è stato precursore di molti altri gruppi a venire...

The Beach Boys

Negli stessi anni in cui il fenomeno Beatles esplodeva in Gran Bretagna, in California i Beach Boys scalavano le classifiche con i loro primi hit. I due gruppi seguono anzi per un certo periodo percorsi paralleli, sotto alcuni aspetti molto simili anche nello stile e nelle scelte, pur avendo i gruppi anime completamente diverse. Perché i Beach Boys non sono un gruppetto di musica vocale facile e scontata come pensano in molti, ma uno dei grandi gruppi degli anni ’60 con un autore geniale, Brian Wilson, che ha realizzato canzoni stupende senza aver mai dato segni di cedimento, almeno fino al ’67, quando la sua psiche, già da tempo disturbata, ricevette il colpo di grazia che lo portò all’esaurimento nervoso dal quale non si rimetterà mai completamente.
Sono quelli gli anni in cui la loro arte raggiunge le vette più alte con un album-capolavoro come Pet Sounds, che McCartney ha sempre ammesso aver avuto un’influenza decisiva sui Beatles e su Sgt. Pepper, ma che è a sua volta ispirato, per ammissione dello stesso Brian Wilson, a Rubber Soul dei Beatles… a dimostrazione di quanto i due gruppi fossero egualmente importanti sulla scena musicale di quegli anni e dell’altissimo livello raggiunto allora dai Beach Boys, solo in seguito penalizzati da un’ingiustificata fama di gruppetto “easy”.
L’altro incredibile progetto fu Smile, il concept-album che doveva essere il loro capolavoro e che invece venne bloccato dalle case discografiche, smontato e distrutto, lasciando apparire solo alcune, poche canzoni (tra cui la stupenda Good Vibrations), in un disco discontinuo e confuso (Smiley Smile), pallido fantasma in cui quel progetto originario si era trasformato. E leggenda vuole che fu questa la ragione dell’ultima, definitiva crisi del leader del gruppo. I nastri originari troveranno poi il loro posto nella storia trentacinque anni dopo, quando l’album verrà finalmente pubblicato a nome Brian Wilson.

La cover di Sounds of Summer - The Very Best of Beach Boys

SOUNDS OF SUMMER: THE VERY BEST OF THE BEACH BOYS (’03):
Scelta difficile, ma obbligata, quella di indicare una raccolta come disco da avere assolutamente, perché questo è l’unico modo per apprezzare appieno l’evoluzione del gruppo e ascoltare le numerosissime gemme della loro produzione degli anni ’60. La scelta cade proprio su questo greatest hits perché piuttosto esaustivo (30 brani, quasi tutti scritti tra il ’62 e il ’69), ma esistono molte altre compilation altrettanto valide. L’importante è non perdere la freschezza dei primi ritornelli (Surfin’ USA su tutti), le acrobazie vocali che li hanno resi celebri (Help Me, Rhonda e I Get Around sono due strepitosi esempi) e i brani che hanno codificato il loro stile facendone i precursori e i capostipiti di molti cantanti e gruppi a venire: basta ascoltare a occhi chiusi Don’t Worry Baby del ’64 per sentire un’anteprima dei Bee Gees con dieci anni di anticipo. Altri brani imperdibili sono la già citata Good Vibrations, Wouldn’t It Be Nice, la famosissima California Girls e la psichedelica Heroes & Villains.
Ascoltare tutta di fila, d’un fiato, questa lunga serie di canzoni sorprende per il sound in molti casi ancora efficace e assolutamente non datato, a dimostrazione che la buona musica non invecchia. A invecchiare invece sono stati proprio loro, i Beach Boys, che dal ’70 in poi (nonostante alcuni ulteriori successi di classifica) sono diventati un fantasma del gruppo che erano, ripetendo stancamente i loro ritornelli e perdendo così l’occasione di diventare un mito assoluto per le generazioni a seguire come i Beatles (che hanno avuto la “fortuna” di sciogliersi in tempo) o i Rolling Stones (che hanno saputo invecchiare cristallizzando il mito, ma senza mai allontanarsene).
La canzone simbolo è God Only Knows, uno dei rarissimi casi in cui una canzone sdolcinata e mielosa ha la forza, e la bellezza, per diventare un capolavoro assoluto. Una delle canzoni d’amore più belle del rock.



OFF THE RECORDS (dischi per chi vuole approfondire):
BEACH BOYS – Pet Sounds (’66)
BRIAN WILSON – Smile (’04)





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