Reuters lancia un nuovo contributo editoriale dimostrando uno sforzo notevole. Speriamo che ne sia valsa la pena
Mentre tanti reporter si chiedono ancora quale potrebbe essere il modo più originale di rappresentare la crisi economica nella sua fase acuta, Reuters lancia Times of Crisis, un progetto creato in collaborazione con lo studio Mediastorm che raccoglie uno slide show video-fotografico e una lunghissima timeline interattiva con immagini, citazioni, articoli e tabelle di tutte le notizie raccolte a un anno sulla più grande bancarotta della storia.
La schermata iniziale ci mostra in una grafica pulita e in un più che maturo stile 2.0 alcune immagini filtrate da un elegante effetto “monitor a led”. Due click sono disponibili a guidarci in un percorso già da subito interattivo. L’introduzione si rivela essere la parte più interessante, ovvero lo slide show a cui siamo abituati, lunghezza 12 minuti e un montaggio degno del miglior trailer. La scelta degli estratti video è emblematica: pezzi di interviste ai dimostranti disperati e infuriati dall’Islanda, da Taiwan, dagli Stati Uniti, insomma un report che attraversa i quattro angoli del globo. Di seguito il focus passa ai giorni del crollo della Lehman Brothers, gli exdipendenti increduli hanno un’espressione stralunata che si oppone all’esasperazione di una giovane madre russa mentre grida per i suoi diritti verso un gruppo di delegati politici incapaci di reagire. Lo sguardo riesce così ad essere globale e insieme locale. Il video si chiude evocando delle domande più che dando risposte: come avrebbero dovuto intervenire i vari governatori? E come dovremmo giudicare l’ex direttore generale di Lehman Brothers Richard Fuld: capro espiatorio o vero colpevole?
Diversa, e forse senza molto senso, è la timeline: più di mille voci tra grafici, articoli e fotografie organizzate in ordine cronologico e con un poco efficace tentativo di agevolare l'utente attraverso alcuni filtri per argomento. Una mole di dati utile per fare uno studio, ma a cos’altro? Il web non è nuovo a questo tipo di operazioni finalizzate a organizzare grandi quantità di dati e le perplessità restano. L’entità del progetto è certamente considerevole, così come lo sono gli autori, già nominati al News and Documentary Emmy Award per Bearing Witness, un’eccellente riflessione sui cinque anni di guerra in Iraq.
Ma in questo caso il video non ha la stessa forza e non si capisce chi potrebbe avere la pazienza di passare più di un'ora a cliccare fino alla fine della benedetta timeline, un percorso che rischia di essere faticoso e noioso. Si aggiunge un dettaglio tecnico piuttosto seccante: possiamo scorrere ogni singola immagine a piena pagina, ma se passiamo alla schermata della timeline generale questa riparte da capo costringendoci a scorrere nuovamente il tutto. Così anche la comodità della consultazione viene perduta.
Sono in molti a pensare che uno dei ruoli su cui si stia giocando il futuro del giornalismo ruoti sulla selezione degli innumerevoli contributi e sulla capacità di proporli in una forma esauriente e dotata di una propria visione. Forse sarà la tendenza tipicamente italiana al giornalismo d’opinione contrapposta alla tendenza tipicamente statunitense di cura maniacale dei dettagli, però alla fine "Times of Crisis" non ha aggiunto molto a quello che già sapevamo.
Times of Crisis Executive Producer: Brian Storm Producer: Bob Sacha Associate Producer: Alba Mora Roca Project Concept and Direction: Ayperi Karabuda Ecer, Jassim Ahmad Project Manager and Video Research: Shannon Ghannam Video Assignment Editor: Yann Tessier
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
Commenti (0)
Inserisci il tuo commento