• Visioni - Cinema - Interviste
  • Una chiacchierata con Diablo Cody
di Federica Aliano


Abbiamo incontrato Diablo Cody a Courmayeur, in occasione del 19. Noir Film Festival. Questa è un’intervista esclusiva, una piacevole chiacchierata di mezz’ora faccia a faccia con uno dei cervelli più brillanti di Hollywood

La sceneggiatrice Premio Oscar Diablo Cody

Quando stavo per accingermi a intervistare Diablo Cody nel suo albergo a Courmayeur, lei era decisamente su di giri. Un sorriso enorme e il batticuore perché aveva appena incontrato il suo mito italiano, Dario Argento, che le ha baciato la mano e le ha fatto i complimenti per il suo lavoro. “Oh, my gosh!”, ha esclamato Diablo, visto che era lei a voler fare i complimenti al maestro dell’horror nostrano.
Scollatura generosa, abiti semplicissimi e orecchini di plastica. Da quando la incontrai la prima volta per Juno c’è stato un Oscar di mezzo. Lei però è rimasta sempre la stessa, magari con qualche tatuaggio in più (mi mostra il più recente, un omino di marzapane sull’avambraccio destro, con tre rose e tre cuori, e ci tiene a sottolineare che c’è scritto “Ti amo”, in italiano), il successo non la ha cambiata e soprattutto lei non si è montata la testa.
Al Courmayeur Noir in Festival ha accompagnato l’anteprima italiana di Jennifer’s Body e con l’occasione la sottoscritta si è fatta autografare una copia di Candy Girl, la sua autobiografia del periodo in cui era una “stripper per ricerca sociale”. Un libro graffiante e divertentissimo che troverete presto recensito sulle nostre pagine.

Cosa ne pensi di questo posto, di questo festival?
È bellissimo, sono senza parole.
Diablo Cody manifesta per i diritti degli screenwrites in America
Il film mi è sembrato una metafora sulla pubertà: Jennifer sta cambiando, sta diventando una donna. E credo che quello che succede a lei sia accaduto davvero a ogni ragazza...
Già, è proprio così. Lei sta crescendo e, oltre a prendere peso e centimetri dove serve, accumula anche un certo tipo di potere, diventa attraente sessualmente parlando. Ma d’altro canto perde potere perché diventando così bella, viene sempre di più vista come un oggetto. L’adolescenza è già una cosa diabolica. Io mi ricordo di quando sono diventata adolescente: avevo una visione chiara, ma incompleta del mio nuovo potere, il potere di poter attrarre un uomo. Camminavo per la strada e la gente mi guardava. Ti senti come un supereroe subito dopo la sua mutazione. Potente, molto potente. D’altro canto, c’è una perdita di potere perché sai che sei sempre una donna, e le donne in America sono tipicamente persone con poco potere. In più ti senti impaurita.

C’è una scena in cui Jennifer è di fronte allo specchio che parla al telefono con Needy. Mi è rimasto molto impresso il suo atteggiamento: non riesce a smettere di rimirare il suo corpo e la sua bellezza...
Veramente Jennifer è più volte di fronte a uno specchio nel film, ma le scene importanti sono tre. All’inizio del film, in una delle prime scene, si guarda in uno specchio dell’armadietto di Needy e si ritocca, sistema la sua bellezza. Dopo invece, nella scena che dici tu, si ammira soltanto, si compiace del suo nuovo potere e ammira la bellezza che quel potere le ha dato. La terza scena è subito prima del ballo: Jennifer si guarda in uno specchio da toeletta e si vede brutta, spenta, debole e dall’aria malaticcia, si schiaffa sul viso molto make-up, non si accetta. Credo che queste tre scene davanti allo specchio descrivano bene come è un’adolescente americana oggi e le insicurezze che le derivano da come si vuole che sia la sua immagine.

Questo film mi ha ricordato molti horror degli anni ’80. Mi ricordo il sabato pomeriggio con le amiche, una videocassetta e tonnellate di pop-corn. Nell’immaginario sembra che tu ti sia ispirata a quei film...
Sì, mi sono decisamente ispirata ai film horror anni ’80, li ho sempre amati molto. Avevo quell’età, ero a scuola e sono cresciuta guardandoli anche io con le amiche. Sai quei film tipo Poltergeist, Nightmare e Lost Boys... Credo che quei film avessero un fascino tutto loro derivante proprio dall’essere cheap. Intendo dire che quel tipo di cheap è anche cool. Credo che ci sia un fattore divertente in tutti gli horror, ma in particolare in quelli degli anni ’70 e ’80: erano meno pretenziosi e più divertenti e volevo che anche questo film fosse così. Decisamente non volevo che Jennifer’s Body avesse un look moderno perché credo che gli horror di oggi siano troppo freddi.

Su questo siamo d’accordo. E a questo proposito, hai inserito degli oggetti nella scena della piscina che sembrano rimandare a tutto quell’immaginario, agli archetipi presenti in quei film...
Credo che quel tipo di immaginario sia stato ricreato con la stanza della piscina in generale, voglio dire: un posto così nella vita reale darebbe i brividi... Poi ci sono molti film horror che hanno una scena in una piscina, la piscina terrorizza molti ragazzini. Penso che Poltergeist sia quello che su tutti percorre questa via, ma penso anche al più recente Lasciami entrare. Adoro quel film! Ecco, era quella l’atmosfera che volevo si ricreasse.
Megan Fox in una scena di Jennifer's Body
Ho letto la graphic novel di Jennifer’s Body, hai scritto tu anche quella?
No, ci hanno lavorato diversi artisti, uno scrittore e quattro illustratori. E pensa che non la ho ancora letta.

È come andare più in profondità nella vita dei quattro ragazzi vittime di Jennifer e, così facendo, scopri che sono davvero soli, senti tutta la solitudine che ha un adolescente di Devil’s Kettle. A quel punto Jennifer appare quasi come un angelo che li salva da tutto questo...
Infatti la differenza tra questo e altri horror è che le vittime di Jennifer non si mettono a urlare “No, non farlo!”. Per me Jennifer è una persona davvero trasparente. Voglio dire, è chiaramente pericolosa, ma non mente mai, non fa niente per nasconderlo. E ho voluto davvero ricreare quel clima di solitudine di cui parli anche nel film. Questi ragazzi cercano del calore nelle loro vite e Jennifer sembra l’unica in grado di comprenderli e di dar loro quello che cercano.

Ma anche Jennifer è una persona sola: ha Needy, ma a parte lei non c’è nessun altro che la ami davvero...
Infatti è così. Non ha nessun altro, non vedi mai sua madre fino alla fine del film, è abbandonata a se stessa. Ho voluto mantenere le vite familiari di Jennifer e Needy su un equilibrio molto ambiguo, in modo che si capisse bene sin dall’inizio che loro hanno soltanto l’un l’altra. Ed è per questo che si vogliono bene, è per questo che diventano l’una dipendente dall’altra. Non è solo Needy ad aver bisogno di Jennifer.
La copertina di Candy Girl di Diablo Cody, edito in Italia da Sperling & Kupfer
Parliamo del tuo stile di scrittura. Ho letto il tuo libro, Candy Girl, ho visto la serie TV United States of Tara, Avevo visto Juno e ora Jennifer’s Body. A questo punto posso dire con certezza che a volte tu inventi nuovi vocaboli e che sono davvero divertenti!
È vero, lo faccio, grazie per averlo notato.

Sembra che tu ti ispiri, che tu prenda molto dal mondo dei teenager...
Sì, sono davvero molto molto interessata al modo di comunicare fra loro che hanno i teenager, per il semplice fatto che sono loro a far evolvere il linguaggio, a farlo essere una cosa viva. A volte trovo nuovi vocaboli navigando in internet e non ci vedo niente di male a usarli, anche perché lo fanno tutti, anche nei programmi TV.

Come ti è venuta la folle idea del plot di United States of Tara?
A dire il vero l’idea non è stata mia, ma di Steven Spielberg. Voleva realizzare una serie TV che avesse come protagonista una donna dalle molte personalità. Ho creato io tutti i personaggi e la storia, ma l’idea principale è stata di Spielberg. È stato complicato svilupparla perché la sindrome da personalità multipla non è una cosa da ridere, è un disagio molto serio, un fardello pesante da portare. Tara è davvero malata, ma la serie doveva essere divertente. Devo dire che Toni Collette è davvero fantastica come tutti dicono. Sono ancora lì, sono sempre presente e lavoro di continuo con lei al personaggio. E sono davvero felice di come è riuscito il tutto.

Tara, Juno, Jennifer, Needy... sembri davvero portata per i personaggi femminili. Anche se devo dire che in Juno il personaggio interpretato da Michael Cera era fantastico!
Grazie! Comunque preferisco scrivere buoni personaggi femminili, mi sento più a mio agio. Ma soprattutto sento di avere una responsabilità nei confronti delle attrici. Quasi tutti i ruoli per le donne sono fidanzate, mogli, supporti di qualche tipo al personaggio maschile. Penso che invece ci sarebbe tanto da fare e da raccontare. Come nella serie TV, voglio continuare a scrivere di personaggi complessi e con molti risvolti, penso che le attrici per interpretarli ci siano.

Che benedizione per le attrici!
Già... grazie, lo spero. Spero che non diventi una maledizione invece.

Ho sentito che stai scrivendo una sceneggiatura drammatica...
Sì, è vero, e la protagonista sarà un po’ più adulta, non una teenager per una volta! In un certo senso però lei è ancora un’adolescente perché è una donna con delle difficoltà nella personalità. Vive nel passato, non è ancora scesa a patti con quello che era quando era adolescente. La sua difficoltà sta proprio nel non riuscire a crescere definitivamente.
Toni Collette in United States of Tara
Ora stai adattando Sweet Valley High: era una serie TV divertente, ma lo stile era proprio diverso dal tuo...
Sì... be’ possiamo anche dirlo che era un po’ stupida come serie TV... Non credo che nessuno la considerasse intelligente. Non so dirti perché, ma penso di poterne tirare fuori qualcosa di buono.

Sì, perché tu hai l’ironia che lì mancava...
Già, così dicono. Tutti mi chiedono perché mai ho deciso di farla, ma è proprio questo il punto: con un po’ di ironia voglio sfidarmi e vedere se riesco a trarre qualcosa di buono da una serie così sciocca.

Però possiamo anche dire che Needy e Jennifer sono molto simili rispettivamente a Elizabeth e Jessica (le due gemelle protagoniste di Sweet Valley High, nda)...
Lo so! E sono preoccupatissima di questo perché non voglio rifare la stessa cosa, anche se sarò costretta a ricreare fra loro le stesse dinamiche. Jessica è molto simile a Jennifer. She’s evil!

Sì, ma lei è solo “High School Evil”
Esatto! È la cattivella della scuola.

Ho incontrato Jeson Reitman un paio di mesi fa e mi ha detto che gli piacerebbe ancora lavorare con te.
Lo vorrei anche io, lo voglio così tanto! Sai che all’inizio è stato lui a leggere lo script di Jennifer’s Body e alla fine lo ha prodotto. Se fosse stato lui il regista, sarebbe stato bello perché lavoriamo benissimo insieme, ma un male perché mi avrebbe fatto cambiare un po’ i personaggi! (ride) Vorrei realizzare un altro progetto con lui, e spero di poter farlo presto, lo spero così tanto...

Ma se lo sperate entrambi, perché non lo fate e basta?
Lo so, lo so... la verità è che abbiamo così tante cose da fare e lui è molto stressato perché il suo film sta per uscire proprio in questo periodo, quindi è sotto pressione. Sai che si parla di candidature all’Oscar, quindi si ritrova questa cosa fra le mani... e so bene che si può andare fuori di testa quando non te lo aspetti!





Commenti (15)

Inserisci il tuo commento

Immagine con il codice di verifica