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di Federica Aliano


Una graffiante parabola sulla pubertà femminile e sulla crudeltà della società che mercifica e incasella la bellezza privandola completamente della sua umanità

Megan Fox in Jennifer's Body

“Hell is a teenage girl”
La prima battuta dello script di Jennifer’s Body è già una dichiarazione d’intenti. L’orrore è una ragazzina che cresce e diventa donna, la pubertà al femminile, quel delirio di potere che deriva dalle forme tutte nuove che ti fanno venerare dagli uomini che prima neanche ti vedevano. Ed è un inferno anche perché un’adolescente di oggi, specie se americana e abitante di una provincia desolata e ignorante, è disposta a far tutto pur di farsi notare, pur di essere diversa e speciale.
Scritto con la consueta penna graffiante del premio Oscar Diablo Cody (se vi siete persi Juno, recuperatelo, assolutamente in orginale come pure quest’ultimo film), il film ha quell’ironia e quel sapore imperfetto, ruvido, cheap che la contraddistingue, oltre a una serie di battute che si inanellano una dopo l’altra, neologismi ed espressioni gergali mutuate dal linguaggio teen, che solo un’acuta e sensibile osservatrice sa utilizzare in modo giusto – non come quegli adulti che, per apparire cool agli occhi dei giovani, usano parole a sproposito con il solo risultato di rendersi ridicoli.
Megan Fox e Amanda Seyfried, ovvero la bruna e la bionda, la bellona che qui funziona e la brava attrice con del talento da vendere. Due bellezze diverse a confronto, due sensibilità e due background. E se Megan Fox è Jennifer che nel film si mangia i ragazzi, Amanda Seyfried è la piccola Needy che si mangia Megan in quanto a bravura. Ma non ci sono solo loro: oltre al fantastico JD Simmons e il suo uncino, è Adam Brody quello che dimostra finalmente di essersi affrancato dal suo ruolo in O.C. e di essere un giovane astro in ascesa. Il suo Nikolai è la tipica rockstar che si sente cool e invece è solo ridicolo, e lo interpreta con un equilibro che raramente riscontriamo anche in attori più consumati.
Megan Fox in Jennifer's Body
Sangue a fiotti, budella e un bacio lesbico tra le due pettorute protagoniste... sarà stato probabilmente questo a far vietare Jennifer’s Body ai minori di diciotto anni. L’ennesima etichetta ridicola della censura nostrana, che tra l’altro ha fatto passare Inglorious Basterds come film per tutti... Qui l’atmosfera però non è per niente pretenziosa, anzi. Il ricordo che sale subito alla mente è quello dei divertenti horror anni Ottanta, gli splatter dagli effetti speciali dozzinali che intanto un lieve messaggio tentavano di darlo. Qui invece Diablo il messaggio lo grida forte e chiaro: Jennifer’s Body è il cantico della solitudine e dell’isolamento, delle pressioni che un giovane subisce dal microcosmo in cui vive, dalla voglia di affrancarsi dal provincialismo così forte che basta che un bel cantante dallo scarso talento giunga da una non meglio definita città, per abbandonarsi corpo e anima. Jennifer è la prima vittima di Devil’s Kettle, non solo perché è la prima a venire sacrifica in ordine cronologico. Lei è la bella della scuola, e solo per questo è amata e odiata, ma sempre e comunque incasellata, mercificata, ritenuta un oggetto. Una ragazza così non può e non deve essere diversa da ciò che ci si aspetta da lei, pena l’isolamento sociale. Jen è la cheerleader che diventa oggetto del desiderio, ma pur sempre e solo oggetto, svuotata della sua umanità, e pertanto mostro.
Se in più si aggiunge l’evidente critica al clima di terrore tipico dell’era post 11 settembre, ecco che Jennifer’s Body non è più “quel filmetto cretino con le tette della Fox”. Da quella infausta data nessuno può più esprimere il proprio parere discostandosi dall’opinione morale comune, pena il venir tacciati di essere dei mostri. E, fra le righe, è quel che accade a Jennifer.
Potremmo parlare per ore e ore del perché Jennifer’s Body ci è piaciuto così tanto da rivederlo due volte in un giorno, invece vi diremo qual è il suo limite. Karin Kusama non ne azzecca una, non è una brava regista e non sa porre accenti ed enfasi varie dove servono. Se questo film avesse avuto un regista vero, sarebbe stato un gioiellino. Ciò non toglie che sia già un cult, e che la figura di Jennifer non sia solo un’altra, stupida cheerleader.





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