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  • 2000 Maniaci
di Andrea Grieco


Un arsenale di supplizi e torture: dal maestro del gore una festa emoglobinica senza pari, metafora di un paese la cui identità è basata sulla violenza

2000 maniaci

Unanimamente riconosciuto come il guru del gore, Herschell Gordon Lewis era un rispettabile professore universitario prima che, respirata a pieni polmoni l'aria dei turbolenti anni Sessanta, abbandonasse questa tranquilla occupazione per dedicarsi al mondo della celluloide. Folgorante per Lewis fu l'incontro con il produttore David Friedman, figura chiave di tutto l'exploitation americano, con il quale inizia a girare dei soft-core con cui ottiene un discreto successo. Ma la vera svolta avviene nel 1963, anno in cui il regista concepisce Blood Feast quello che viene considerato il capostipite del (sotto)genere splatter: una farneticante storia che fa fatica a stare in piedi, un cast tecnico ridotto quasi esclusivamente al solo Lewis, set riciclati e, soprattutto, tanta efferatezza ed ettolitri di sangue. Un successo incredibile, che colse di sorpresa persino la commissione di censura, attrezzata nel riconoscere e tagliare dai film le scene con nudità o allusioni sessuali, ma ancora ignara di come procedere nei confronti di tanta esplicita macelleria.
La copertina del DVd di 2000 Maniaci, di Herschell Gordon Lewis, distribuito dalla Eagle PicturesIl clamore e i soldi racimolati con Blood Feast innescano, com'è consuetudine, l'intento di bissare l'esperienza, e in men che non si dica viene confezionato Two Thousand Maniacs!, riproponendo una formula che Lewis manterrà praticamente invariata fino a oggi. Per quanto possa sembrare un tantino più presuntuosa di quella del suo blasonato precedessore, la sceneggiatura di 2000 Maniaci è ancora di quelle contenute su un'unghia, ma presenta alcuni spunti interessanti che, seppure qui restano meri pretesti per offrire una nuova festa emoglobinica, toccano i nervi scoperti di un Paese la cui identità è stata fondata sulla violenza e gli stermini perpetrati nel corso della sua storica formazione.
I maniaci assassini del titolo infatti, altri non sono che i redivivi cittadini della rurale e sperduta comunità di Pleasent Valley, intenti a celebrare il centenario della fine della Guerra di Secessione, in una maniera a dir poco originale: fare strage di tutte le spensierate coppiette che vengono letteralmente dirottate sulla strada che porta dritta alla comunità agghindata con bandierine e cotillions per la speciale occasione. Lewis non è minimamente interessato ad approfondire gli urticanti presupposti di tale situazione, preso com'è dal mettere in scena una mattanza che provochi lo shock o quantomeno il disgusto degli spettatori, che all'epoca accorrevano a frotte nei drive-in, per pomiciare e perché attratti dalla promessa di una visione che valicasse gli allora confini del mostrabile filmico in quanto a crudeltà e truculenza. E a quanto pare Lewis ha sempre colpito nel segno, mostrando in 2000 Maniacs! supplizi e torture dal sapore medioevale, con uomini smembrati dal tiro dei cavalli e altri costretti a rotolare giù per colline in botti chiodate, donne schiacciate da macigni e altre fatte a pezzi a colpi d'ascia. Non c'è poi vera festa senza banchetto, e con tanta carne fresca a disposizione gli abitanti di Pleasent Valley non hanno certo problemi a offrire ai commensali delle fumanti costolette, allietando il tutto con le note country dei suonatori di banjo. Insomma, un arsenale di supplizi e trovate da far invidia a molto cinema horror futuro.
Con i suoi rednecks, Lewis anticipa di gran lunga situazioni e temi di almeno due opere fondamentali come Non aprite quella Porta di Hoope e Le Colline hanno gli Occhi di Craven, con un'estetica molto più vicina a quella che sarà tipica delle pellicole più povere della Troma.
Intelligente la scelta della Eagle Pictures che edita il DVD di 2000 Maniaci nella collana Cult Drive-in, affiancando il titolo di Lewis a quelli di Ed Wood, Jack Hill e Roger Corman, tutti alfieri di una stagione cinematografica unica e irripetibile, offrendo un disco contenuto nel prezzo e di discreta fattura, soprattutto considerata l'età della pellicola.





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