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23 maggio 2012  



  • Letture - Fumetti - Manga
  • Cyborg 009
di Andrea Grieco


Il manga originario da cui fu tratta la serie animata di culto degli anni Ottanta. Disegni naif e Guerra Fredda per uno dei migliori esempi di arte sequenziale nipponica

Cyborg 009

Quando negli anni Ottanta le reti televisive private iniziarono a mandare in onda gli episodi di Cyborg 009 si trattava già, in realtà, della seconda serie dedicata ai personaggi tratti dal manga di Shotaro Ishinomori, pertanto quell'aura apocalittica che si è impressa nella mente dello spettatore italiano rispetto alle avventure dei “nove super magnifici eroi” appartiene soltanto alla trasposizione animata di questo classico dell'arte sequenziale.
A permetterci di conoscere nel dettaglio la genesi e il contesto originario in cui si svolgono le storie dei cyborg disegnati da Ishinomori, giunge adesso una ristampa filologicamente corretta e scrupolosamente curata dalla J-Pop, che pubblica in ventisette volumi l'intera saga, che si può collezionare sia in singoli tankōbon che in nove cofanetti di lussuosa fattura.
La cover del primo volume di Cyborg 009 di Shotaro Ishinomori, edito dalla J-PopSi viene così a scoprire che anziché in un futuro imprecisato, il maestro del fumetto nipponico, discepolo nientemeno che di Osamu Tezuka, decise di ambientare durante il periodo della Guerra Fredda questo suo capolavoro, facendo degli umori e dei timori di quel conflitto socio-ideologico terreno ideale per i complotti orditi dall'organizzazione denominata Black Ghost, il cui fine è quello di alimentare la tensione tra i due blocchi internazionali per garantirsi la produzione di armi sempre più sofisticate e letali. Ma siccome l'atomica e le bombe all'idrogeno hanno favorito la prudenza nei rapporti diplomatici, si presenta il bisogno per la criminosa industria bellica di spostare nello spazio lo scontro tra le potenze contrapposte, in maniera da consentire il proseguire delle ostilità evitando l'annientamento della razza umana e garantirsi la produzione di ordigni iper-tecnologici. Tra questi ultimi il fiore all'occhiello della Black Ghost è costituito dai cyborg, modelli ancora a livello di prototipi che dovranno rappresentare i soldati degli eserciti futuri. Per attuare questo progetto vengono rapiti da ogni angolo del mondo nove persone da trasformare in altrettante, perfette macchine da guerra, ciascuna dotata di particolari dispositivi e risorse, ideali per ogni tipo di combattimento. Per fortuna il Dr. Gilmore si accorge dei terribili piani dell'organizzazione per la quale ha ideato i cyborg e organizza la loro fuga e la loro rivolta contro gli spietati membri della Black Ghost.
Fa un certo effetto sfogliare gli albi di questo capolavoro risalente ai primi anni Sessanta, innanzitutto perché lo stile di Ishinomori risulta oggi indubbiamente d'antan, ma i suoi personaggi dagli enormi occhi di cerbiatto e i corpi stilizzati sono tanto ingenui e anacronistici da risultare adesso ancora più suggestivi che all'epoca della loro prima apparizione. Inoltre, la marca stilistica dell'autore di fumetti più prolifico al mondo, al quale sono stati dedicati nientemeno che due musei, è quella dinamicità che dalle pagine di Cyborg 009 irrompe con tutta la sua fragranza. L'immediatezza del tratto di Ishinomori, che in determinati punti risulta ingannevolmente naif, è tutta finalizzata a quel febbrile susseguirsi dell'azione che rende le sue opere tanto irresistibili, capaci di entusiasmare lettori di ogni epoca, anche grazie a quell'inarrivabile capacità con cui il mangaka riusciva a commistionare temi di portata etica e politica, come la tolleranza e la convivenza delle diversità, con una genuina carica di comicità. Spiazza e affascina contemporaneamente in questo cult il modo in cui si passa dal riso suscitato dalle gag e da alcuni aspetti dei personaggi, alla commozione per la riflessione sulla condizione di disagio che l'ostilità degli umani verso i cyborg comporta, per poi essere travolti dal ritmo forsennato di roboanti agoni tra immaginifiche invenzioni.

Di seguito la sigla italiana del cartoon, cantata da Nico Fidenco, divenuta anch'essa un cult indimenticabile:







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