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06 febbraio 2012  



  • Suoni - Rock Bottom - Articoli
  • B - The Byrds
di Francesco Marchetti


Cinque grandi personalità che, nei favolosi '60s, hanno saputo formare il gruppo più seminale dell'epoca. Ai Byrds si sono ispirati alcuni tra i migliori, da allora fino a oggi

The Byrds

I Byrds sono un gruppo essenziale nella storia della musica rock, soprattutto americana. Ispirati da figure carismatiche come quelle di Bob Dylan (che li stimava come il miglior gruppo rock al mondo), dei Beatles e dei Beach Boys, i Byrds hanno saputo prendere spunto e ispirazione da questi tre giganti per sviluppare in brevissimo tempo uno stile assolutamente personale che li ha trasformati immediatamente nel gruppo più influente della scena americana, un gruppo che forse come nessun altro è stato seminale per la storia del rock degli anni seguenti: ai Byrds è chiaramente ispirata, in modo diretto o indiretto, almeno la metà di tutta la produzione americana dagli anni ’60 ad oggi, dagli Eagles a Bruce Springsteen, dai Jefferson Airplane ai Lambchop e ai Tv on The Radio.
Le forti personalità di tutti i componenti del gruppo hanno garantito, soprattutto fino al ’69, una produzione costantemente eccellente, sia nella quantità che nella qualità: in meno di tre anni (tra il ’65 e il ’67) i Byrds danno alla luce ben cinque dischi, tutti o quasi dei capolavori. I vari componenti del gruppo nell’arco del tempo si alternano nel ruolo di leader, segnando così i molteplici passaggi stilistici dei Byrds e garantendone in pochissimi anni un’impressionante evoluzione che non ha forse precedenti (né seguenti) nella storia del rock, soprattutto se si pensa alla produzione del primo periodo, quando i Byrds cambiano stile di album in album dando ogni volta il là a numerosi epigoni e imitatori pronti a propagarne il verbo e a svilupparne le idee.
I diversi caratteri e gusti dei componenti diventeranno però nel tempo motivo di sempre maggiori litigi, che porteranno i vari membri ad abbandonare il gruppo per seguire progetti propri, quasi sempre con risultati altrettanto elevati. Così abbandonerà il gruppo già nel ’66 il fondatore Gene Clark (ispirato dichiaratamente ai Beatles) e nel ’67 David Crosby (il più lisergico e geniale dei cinque) costringendo la formazione a vari rimaneggiamenti e spingendola verso il geniale Country-Rock della seconda fase con alla guida Roger McGuinn e Chris Hillman, in seguito coadiuvati anche da Gram Parson, tutti musicisti da tempo entrati nella leggenda.

GREATEST HITS (’??): per apprezzare l’incredibile evoluzione stilistica dei Byrds e le varie sfaccettature della loro musica una raccolta è d’obbligo, ma purtroppo nel vasto panorama offerto dalla discografia moderna non esiste un disco o CD che abbia saputo veramente riunire i brani migliori del gruppo: le proposte vanno da raccolte scarne o concentrate sulle cover di Dylan, a greatest hits di almenio due CD, con decine e decine di brani, compresi quelli minori. A voi quindi la scelta della raccolta da ascoltare (o dei brani da acquistare) cercando di non perdere i “must” del gruppo: sicuramente alcune delle loro famosissime cover di Dylan (Mr. Tambourine Man su tutte), i capolavori country-rock di McGuinn (dalla strepitosa Mr. Spaceman a Ballad of Easy Rider), i primi gioielli “sospesi” di Crosby (Everybody’s Been Burned) e i pezzi nati dalla collaborazione dei vari componenti, tra i quali non possono certamente mancare capolavori assoluti come Eight Miles High e brani che hanno fatto storia come She don’t care About Time, He was a Friend of Mine, Dolphin’s Smile, Fifth Dimension e Old John Robertson.
Proprio Eight Miles High è il brano forse più rappresentativo del loro stile e quello che esemplifica meglio l’incredibile ed esplosivo mix di pop, rock e country creato dai Byrds: in questo brano firmato a tre (Clark/McGuinn/Crosby) c’è già in qualche modo tutto quello che il gruppo e i suoi componenti faranno in futuro, ma, soprattutto, in questa canzone forse più che in ogni altra è possibile intravvedere gli sviluppi che negli anni successivi decine di autori e gruppi americani sapranno trarre dall’inestimabile spinta creativa dei Byrds.








Commenti (1)

  • monster beats ha scritto:
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