// tutti i diritti riservati ™ Alphabet City S.r.l.
E-MAIL
REGISTRATI ALLA NEWSLETTER
.Home .Visioni .Suoni .Letture .Lifestyle
RSS
23 maggio 2012  



  • Letture - Libri - Classici
  • Un Natale
di Cristina Partenza


Lo struggente racconto di stampo autobiografico di Capote, contenuto nella raccolta La forma delle cose. La perdita dell'innocenza in un Natale indimenticabile

Photo: http://www.flickr.com/photos/globetrotter1937/2120180090/

Già dal titolo è evidente che per lo scrittore non si tratta di un Natale come tanti, ma uno di quelli che rimane scolpito nella memoria, tanto da dedicargli uno struggente racconto autobiografico. In Un Natale Truman Capote ci porta per mano nell’Alabama della sua infanzia, da cui, bambino di sei anni, viene strappato proprio in occasione delle festività natalizie per raggiungere il padre a New Orleans e passare quei giorni con lui.
Dal momento in cui apprende la notizia, il piccolo Truman “Buddy” colleziona una serie di delusioni, prima fra tutte non poter passare il giorno più atteso dell’anno con la cara amica Sook, un’anziana parente della mamma, che ha più di sessant’anni ma un animo da bambina. Il rapporto tra i due, tratteggiato dallo scrittore con estremo garbo e delicatezza, lascia intuire un legame profondissimo, che si basa su una comune visione delle cose, “in un modo fuori dall’ordinario”, come dice Truman stesso in un altro racconto. Talmente fuori dall’ordinario che la signorina Sook, per motivare il piccolo amico, gli fa credere che a New Orleans vedrà la neve. Il sole alto nel cielo sarà un’altra delusione per Buddy al suo arrivo in città.
Tuttavia, la disillusione peggiore sarà quella che lo aspetta la notte della vigilia di Natale, in cui farà la scoperta più angosciante, quella che traumatizza ogni bambino: la verità su Babbo Natale (che sarebbe stato un buon titolo alternativo!). Per il piccolo Truman la sofferenza non deriva tanto dal disinganno sul vecchio con la barba bianca e la slitta, quanto dal fatto che in lui si insinua il dubbio che l’amica Sook gli abbia mentito.
Fa un po’ pena questo padre che cerca di ingraziarsi il figliolo con feste, regali, divertimenti, mentre la mente del bimbo è nella sua fattoria, tra le coperte cenciose e gli odori forti della cucina. Ci sentiamo finalmente tranquilli, infatti, solo quando leggiamo Dodici ore dopo, ero a letto a casa mia. La stanza era al buio. Sook sedeva accanto a me dondolando su una sedia a dondolo, con un rumore rasserenante quanto le onde dell’oceano. La bugia di Sook per rassicurare l’amico sull’esistenza di Babbo Natale è di una tenerezza che ci lascia di stucco e ci fa commuovere, e riporta nel racconto l’equilibrio e la serenità che avevamo perso nei giorni della permanenza di Buddy a New Orleans.
La magia di questo momento si comprende ancora più a pieno leggendo un altro racconto, Un ricordo di Natale, che narra invece il Natale dell’anno successivo, l’ultimo che Buddy e Sook passeranno insieme, mangiando cioccolatini e guardando gli aquiloni – che si sono regalati a vicenda – volteggiare nell’aria. È alla fine di questo stesso racconto che Truman affida a parole dolcissime la descrizione della morte dell’amica: E quando succede, lo so. La lettera che me lo comunica non fa che confermare una notizia che una segreta parte di me aveva già ricevuto, amputandomi qualcosa di insostituibile, lasciandolo in balia del vento come un aquilone quando il filo è spezzato. Ecco perché, attraversando il cortile della scuola quella particolare mattina di dicembre, continuo a guardare il cielo. Come se mi aspettassi di vedere una coppia di aquiloni sperduti che, simili a cuori, si affrettano verso il Paradiso.
Ora davvero capiamo quanto quel Natale e quel ricordo di Natale siano importanti. Che tristezza però, ci scappa una lacrimuccia… viene voglia di consolarsi con pandoro, torrone e cioccolata! I più scossi possono tentare con un cinepanettone. Auguri!

Photo(in alto): pizzodisevo






Commenti (0)

Inserisci il tuo commento

Immagine con il codice di verifica