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  • La puntata di Natale: dimmi come festeggi e ti dirò chi sei
di Valeria Roscioni


Un appuntamento imperdibile e un marchio di fabbrica, guida per orientarsi tra i mille fiocchi di neve delle puntate di Natale tra dolcezze, risate e qualche lacrima

Babbo Natale incontra l'Armadillo natalizio in Friends

A volte ci coglieva di sorpresa in un momento di zapping compulsivo, a volte la aspettavamo prima di andare al tradizionale cenone, spesso ci ha fatto sognare tante luci e un grande albero, ogni tanto ci ha stizziti in pieno agosto subito dopo un TG che annunciava un’afa implacabile. È la puntata di Natale delle serie TV, l’episodio che ogni prodotto seriale, o quasi, deve assolutamente poter vantare, è - o forse dovrebbe essere - l’apoteosi dei buoni sentimenti e dell’immagine preconfezionata di un albero con tutta la famiglia. Forse un tempo, quando il nucleo familiare era al centro di ogni cosa, quando ogni situation comedy raccontava una vita anni Cinquanta di casalinghe, mariti e figlioletti, è davvero stato così. Possiamo immaginare le TV dell’epoca invase da puntate natalizie dolci come i canditi, e se proprio non riusciamo a giocare di fantasia, ci basterà guradarne una tratta da La Tata, La vita secondo Jim o da Will il principe di Bel Air, per respirare profumo di vischio e lasciarci cullare dal trionfo del bene.
Eppure, questa faccia del piccolo schermo ci suona lontana, non a caso scavando sotto la spessa coltre di neve troviamo che le famiglie, quelle del Mulino Bianco con tanto di stelline e Babbo Natale, non esistono più, sono diverse, multiculturali, sono famiglie di elezione, quelle che ci scegliamo quando troviamo dei veri amici, sono famiglie lavorative, quelle che un po’ ci capitano ma che alla fine ci fanno sentire a casa, sono famiglie piene di intrecci, di confusione, ma anche di abbracci. Sono le famiglie della serialità New Generation, quella nata negli anni Novanta, quella che in barba alle renne e alla tradizione ha creato un nuovo concetto di Natale per cui è lecito festeggiare come più si reputa opportuno. E in alcuni momenti si reputa opportuno non festeggiare affatto, parola di Lost. Lontano dai modelli cinematografici e conscapevole di un proprio potenziale, l’episodio nuovo tipo prevede che non è necessario diventare tutti più buoni, ma che si prova una certa soddisfazione nello scoprirsi quantomai autoreferenziali: non è più il serial a tingersi del bianco della neve ma è la festività a essere tinta, stinta, accesa, spenta, derisa a piacimento.
Così Ally McBeal nella quarta stagione si regala ben tre diverse sfumature emozionali con La magia del Natale, Santa Claus e Una sorpresa per Larry: il trionfo dell’irresistibile nevrosi di Ally, che prima ci fa sorridere, poi ci fa sognare quando illuminata da una delle luci soffuse più calde al mondo canta con Larry al piano forte e, infine, ci commuove, ma in stile Jingle Bell, lasciandoci a guardare un Larry pupazzo di neve in sostituzione dell’originale ormai diretto verso Detroit.
Amore in primo piano anche per Dawson’s Creek con il suo Un bacio sotto il vischio, in cui Joey e Peacey come vuole la tradizione si baciano, e come vuole l’atmosfera di Capeside non smettono un secondo di ricordarci che sono parte di un triangolo amoroso per cui sono possibili solo contorti e controversi auguri pieni di affetto.
La tradizione trionfa invece in Popular, che vale la pena di ricordare per aver trasposto Il canto di Natale come solo il delirio di una serie teen senza il complesso della psicanalisi poteva fare. A Wisteria Lane il Natale a malapena sopravvive perché tra un party e uno scandalo per le Desperate Housewife il dubbio è che sotto le spoglie di Babbo Natale si nasconda un pedofilo, mentre la certezza è che il miracolo che tutti cercano è una fitta nebbia che protegga i loro segreti e favorisca i doppiogiochisti. Si occupano poi in diversi del fenomeno multicultura, ognuno a modo suo, s’intende. Brothers and sisters ci mostra il lato reale del problema, con bambini confusi dal rito cristiano mescolato dalla fretta dei grandi con una tradizione pagana che fagocita una supposta ma mai espressa apertamente origine ebraica. Cosa fare allora? Ovviamente i Walker non avranno il cuore di disilludere i più piccini, ma neanche di illudere lo spettatore: quelle luci del titolo (Accendi le luci, prima stagione) altro non sono se non il calore che le risate, l’ironia e l’affetto di ognuno di noi può puntare su realtà buie nient’affatto pronte a scomparire perché è Natale.
Si fa decisamente meno scrupoli, invece, Seth Coen che, da bravo elemento spia del cuore autoironico e in parte parodistico di una serie come The O.C., a metà tra un teen drama e la sua caricatura, pensa bene di inventare il Chrismukkah, uno strano ibrido che dimostra alla perfezione quanto l’importante stia stare insieme e farsi quattro risate. Ironia e sentimento in pari dose sono invece il marchio di Friends, il trionfo dell’immagine per cui la miglior festa in famiglia è quella che prevede quelli a cui vuoi bene davvero con buona pace dei legami di sangue. L’aver avuto il coraggio di rimanere se stessi frutta ai cinque amici del Central Perk una delle migliori puntate natalizie mai trasmesse: L’armadillo Natalizio, in cui il piccolo Ben verrà iniziato all’ebraismo da Ross-l’armadillo, Chandler-Babbo Natale e Joey-Superman. Un trionfo.
Che sia maliconica o irresistibile, ironica o tradizionalista, cinica, dolce, romantica o irriverente, scegliete la vostra puntata natalizia e, se avete un attimo di tempo, lasciate che vi faccia gli auguri a modo suo.





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