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  • Il mondo dei replicanti
di Andrea Grieco


Dal bel fumetto scritto da Robert Venditti e disegnato da Brett Wendele vengono fuori spunti interessanti. Peccato che Mostow sprechi l'occasione

Il mondo dei replicanti - Surrogates

I casi della distribuzione italiana hanno giocato un brutto scherzo a Surrogates, l'ultimo film di Jonathan Mostow appositamente rititolato Il mondo dei replicanti per i nostri schermi, sui quali compare quasi contemporaneamente ad Avatar: ed è una lotta impari tra le due pellicole diversamente incentrate sull'attualissimo tema della virtualità. Non c'è assolutamente partita infatti, tra la liricità narrativa e tecnica del kolossal di Cameron e la regia strettamente funzionale, quasi monocorde di Mostow. Non che quest'ultimo abbia mai dato modo di evincere dal proprio operato i presupposti di un'originale autorialità, ma qualcosa di buono pure c'era nei suoi precedenti Breakdown e, soprattutto, Terminator 3: Le Macchine Ribelli. Inoltre, la sua annosa frequentazione in diverse vesti con il mondo della fantascienza facevano ben sperare per questa trasposizione cinematografica dell'omonimo fumetto scritto da Robert Venditti e disegnato da Brett Wendele.
Eppure l'idea di un mondo in cui gli individui svolgono tutte le proprie attività attraverso un robot, guidato a distanza standosene comodamente sdraiati, allacciati a un circuito di sensori neuro-celebrali, offriva numerosi e intriganti spunti di riflessione, che però non vengono che accennati quel tanto che necessita per imbastire un film il quale, in realtà, corre più sui binari del noir che della sci-fi. Protagonista è l'agente Greer, responsabile dell'indagine sulle morti di uomini finiti con il cervello fritto proprio mentre sono connessi con i loro replicanti, che nel frattempo vengono distrutti da un uomo in possesso di una misteriosa arma. Tali tragici episodi sono tutt'altro che di secondaria importanza, in quanto, nonostante l'utilizzo dei surrogati abbia quasi cancellato le malattie e gli incidenti mortali, e abbia considerevolmente ridotto il tasso di criminalità e le guerre vengano combattute attraverso fittizi scontri di macchine, esiste ancora un gruppo sparuto di individui organizzatosi in comunità che ancora crede fermamente nella fallacità di una società così concepita e organizzata e che, guidata da Zaire Powell - sorta di santone soprannominato “il Profeta” - aspetta solo il momento per sovvertire tale sistema. E quelli che a Greer sembrano avere tutta l'aria di veri e propri omicidi possono rappresentare la scintilla della rivolta.
Mostow ce la mette tutta per rendere sapida una detection che ha dello stantio, e a suo merito bisogna dire che riesce a confezionare un film che scorre liscio come l'olio fino allo scioglimento dell'intrigo che a conti fatti risulta anche troppo scontato; ma tra un guizzo action e una sottotrama melodrammatica, che stranamente è anche la meglio definita dal regista avvezzo a tutt'altro registro espressivo, c'è di che divertirsi. Basta accontentarsi e non attendersi altro da un film che lesina addirittura sugli effetti visivi, decisamente scadenti anche per gli standard di un'attuale produzione straight to video. Bruce Willis fa la sua parte, risultando decisamente più convincente quando smette i panni del proprio replicante per interpretare il Greer in carne e ossa, sfoderando una vulnerabilità che cozza visibilmente e sensibilmente con la sinteticità di una messa in scena che vuol ricalcare esteticamente l'universo alternativo caro all'interattivo Second Life.
Un'occasione persa per Mostow, che si conferma di nuovo e soltanto un abile mestierante dell'industria hollywoodiana, mentre con un approccio formalmente più coraggioso e un approfondimento degli elementi distopici avrebbe potuto insufflare alla pellicola ben altra carica e inquietudine.





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