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  • La casa della peste
di Alessandro De Simone


Horror claustrofobico e grottesco, con una buona dose di gore e velleità autoriali decisamente superflue

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L’horror è un genere che se ben utilizzato può creare magnifici corto circuiti, essendo più di altri una metafora della folle realtà che ci circonda. Basti pensare a opere come L’invasione degli ultracorpi, l’intera saga dei morti viventi di Romero, i 28 giorni e settimane di Boyle e Fresnadillo, e potremmo fare un elenco lunghissimo e ricco di racconti intensi e profondi. D’altronde, come da quasi venticinque anni ci insegna il nostro vecchio amico Dylan Dog, gli orrori più terribili sono quelli della vita quotidiana e la Storia ne è disseminata, come narra la trama di La casa della peste, horror a tinte forti che vede come location proprio la città dell’indagatore dell’incubo, una Londra funerea e dai colori desaturati.
Anna, giovane e ambiziosa archeologa, scopre che nei sotterranei di un vecchio ospedale dove sono state rinvenute spore della peste potrebbe nascondersi un terribile segreto del passato. Nonostante sia stato dato ordine di demolire l’edificio per evitare il propagarsi di una pericolosa epidemia, Anna decide ugualmente di entrare di nascosto nel palazzo per trovare delle prove che avvalorino i suoi sospetti, permettendole quindi di fare una scoperta straordinaria. Ma la sua missione si trasformerà in un terribile incubo nel quale sarà accompagnata da un gruppo di balordi in fuga. Tutti insieme conosceranno gli orrori della casa della peste.
ImmagineStrutturato come un videogioco, con i protagonisti che attraversano i quadri del film cercando di raggiungere una salvezza che appare sempre più lontana, il film di Curtis Radcliffe pesca ovviamente anche dalla migliore tradizione di genere degli ultimi anni, da The Blair Witch Project alle sadiche suggestioni del cinema di Eli Roth, non riuscendo però a distaccarsi da un prodotto di impianto smaccatamente televisivo e con una sceneggiatura confusa e spesso ben oltre i limiti del grottesco. Non aiutano certo il cast, tra cui è impossibile salvare chicchessia, e la regia, compiaciuta e pretenziosa.
La casa della peste è un film che chiede allo spettatore ben più di quello che offre e soprattutto è una grossa occasione sprecata per una cinematografia come quella inglese che può vantare un passato, neanche troppo remoto, fatto di eccellenti prodotti orrorifici (leggi Clive Barker) e che non riesce più a trovare una via interessante per questo genere, oltretutto di eccezionale cassetta.
L’edizione DVD italiana targata Delta Video e Medusa Home Entertainment è senza infamia e senza lode, con un video dalla qualità più bassa che media e la traccia 5.1 italiana sporcata da un bilanciamento dei canali frettoloso. Contenuti speciali al minimo garantito, con trailer e galleria fotografica.
Niente che non si possa trovare come allegato in edicola, a un prezzo comunque troppo elevato per il suo reale valore.





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