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23 maggio 2012  



  • Letture - Fumetti - Graphic Novel
  • Jimmy Corrigan
di Andrea Grieco


Puoi odiarlo oppure amarlo, ma devi prima comprenderlo: Chris Ware è finalmente arrivato in Italia

Jimmy Corrigan

Per gli amanti italiani della letteratura sequenziale Chris Ware ha rappresentato sino ad oggi una chimera, in quanto del suo talento era giunto nel nostro Paese soltanto l'eco dei successi e dei riconoscimenti conferiti alla sua produzione, in special modo a quel monstrum della nona arte che è Jimmy Corrigan, il Ragazzo più in Gamba sulla Terra.
Impossibile trovare eguali per un'opera tanto ambiziosa, magniloquente ed esuberante; un tomo che è un compendio di sperimentazione delle potenzialità linguistiche del medium fumettistico, che travalica a ogni tavola i corrivi principi di costruzione narrativa, scoprendo e orchestrando le miriadi di combinazioni spazio-temporali concepibili attraverso le strisce e, soprattutto, ogni singola vignetta.
Quello di Ware è un talento che spiazza per quella combinazione straniante fatta di romantica tristezza, smaccata ironia e compiacimento formale, tanto che la schiera dei suoi ammiratori è quasi altrettanto numerosa di quella dei suoi detrattori.
La copertina di Jimmy Corrigan di Chris Ware, edito da MondadoriA qualunque categoria si appartenga, di una sola cosa si è certi: il confronto con un lavoro dell'artista statunitense non lascia certo indifferenti. Messo, ovviamente, che una graphic novel di Ware venga effettivamente fruita, perché al pari di quanto spesso accade nei confronti, ad esempio, di scrittori quali Thomas Pynchon, anche per le storie del geniale cartoonist capita sovente che si esaltino valori o denigrino imperfezioni sulla scia di quanto alimentato e perpetrato dai giudizi di una vulgata critica, a scapito del piacere che può derivare dalla lettura e di un giudizio espresso, quindi, con cognizione di causa.
Solo in quest'ultima circostanza, vincendo anche la diffidenza che può scaturire da un tomo dalle dimensioni e dal numero di pagine inusuali, si ha la possibilità di scoprire e valutare le mirabolanti prodezze sintattiche offerte dalla tecnica del “teatro pittografico”, metodo con cui Ware mette in scena il dramma del malinconico e maldestro Jimmy Corrigan.
Con un intreccio che si dipana in maniera ardita lungo l'arco di tre generazioni di una famiglia disfunzionale, parentesi oniriche che svelano tutta l'ansia e la violenza repressa dello sventurato protagonista, invenzioni ludico-avanguardiste che vanno dai consigli per la costruzione di un diorama alle guide di consultazione “da ritagliare”, Ware orchestra una novella che spiazza di continuo il suo lettore. Ogni singola tavola del fumetto infatti, ha la stessa capacità di ammaliare e infastidire chi lo sfoglia. La carica emotiva racchiusa nel racconto dell'adolescenza dolorosa del piccolo Jimmy, come quell'impressione disorientante e deprimente che predomina dal momento in cui, diventato maturo, avrà l'occasione di rincontrare e confrontarsi con un padre che lo aveva abbandonato in tenera età, vengono schermate e raggelate dalle soluzioni espressive adottate con abilità e ingegno, ma anche con sistematico senso della provocazione.
La consistenza di una vita a tratti struggente, ma soprattutto pervasa da quello squallore derivante dall'apatia con cui Jimmy filtra e consuma il proprio tempo, è resa da Ware con le tonalità depresse dei colori adottati, così come con il suo oramai inconfondibile stile tra il minimale e l'iperrealismo riesce a cogliere quei dettagli e quelle sfumature che da soli bastano a definire tutto il peso e l'essenza di un contesto ambientale e storico.
Jimmy Corrigan è un fumetto dal respiro ottocentesco percorso dal “lucido disincanto” postmoderno, una natura ambivalente che richiede un'analoga e duplice possibilità di lettura: raccolta, distesa e intima o disinvolta, frammentaria e continuamente interrotta, magari per rigirarsi letteralmente tra le mani il volume e decidere di accettare gli innumerevoli inviti di un'interazione che ha il sapore dell'infanzia e la gravità della consapevolezza adulta.





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