Dissero di lui: "Un talento del genere unito a tanta indecenza". E invece L'amante di Lady Chatterley, sensuale romanzo di Lawrence, ha ancora molto da dire
La passione sfrenata, l’amore clandestino, lo scandalo. Come antesignana di Lady D, come moderna Georgiana Spencer raccontata nel film La Duchessa, Costance Chatterley, meglio nota come Lady Chatterley, è irrimediabilmente legata a queste tre parole, elementi fondamentali per il pettegolezzo. Perciò stupirà che un romanzo che ha lasciato dietro di sé una siffatta scia di scalpore per una sua presunta indecenza possa iniziare come segue: "La nostra è essenzialmente un’era tragica, per cui ci rifiutiamo di prenderla sul tragico […] È un lavoro alquanto difficile; la strada verso il futuro è tutt’altro che piana, ma noi aggiriamo gli ostacoli o li scavalchiamo. Dobbiamo sopravvivere per quanti cieli ci siano crollati addosso".
Condizione estremamente attuale; incredibile se pensiamo che David H. Lawrence ha pubblicato L'amante di Lady Chatterley nel 1928; più comprensibile se pensiamo che la storia è ambientata sul finire della Prima Guerra Mondiale, quella Grande Guerra che tutti sconvolse e di cui porta evidenti segni. Primo tra questi è proprio Sir Clifford Chatterley, ricco possidente con velleità artistiche, eroe di guerra rimasto irrimediabilmente paralizzato dalla vita in giù e quindi del tutto inadatto a rendere felice la spontanea Constance che ha appena sposato.
La coppia si trasferisce nella splendida tenuta di Wragby Hall dove appare fin da subito chiaro quale sarà la dinamica: i due rimarranno uniti, insieme, legati da un sacro vincolo che prevede che Connie si prenda cura del marito, passeggi con lui, discorra con lui e viva con lui e per lui, per un compagno a cui non importa che, se per dare la luce a un tanto desiderato erede, dovrà tradirlo con un altro uomo. Ed è così che Constance, pian piano, attraverso la solitudine e la sofferenza diventa Lady Chatterley, una donna alla ricerca della propria identità, della propria sensualità, del proprio - ormai oggi non abbiamo più paura di dirlo - piacere.
In questo piatto e triste panorama grigio fatto di convenienze e parole senza sentimento si affaccia l’amore. L’amore. L’amore come rimedio al dolore di un marito storpio che ti ha imposto la guerra, l’amore come rimedio alla violenza di una forzatura sociale e all’orrore di una società che vuole le masse viste come indegne, immutate, immutabili e, dunque, degne di essere sfrutatte. Contro tutto questo si apre a Connie la via dell’amore come passione, diverso da quello conosciuto con il marito e con il suo primo amante Michaelis, un uomo in grado di considerare solo il suo corpo e mai, se non con fastidio, quello dell’amata. Questo nuovo tipo di sentimento, caldo, travolgente, impudico ha le fattezze del guardiacaccia Mellors, un uomo virile, a differenza dai suoi due predecessori, con un torbido passato alle spalle, ma dotato di un cuore che ha trovato la sua più cara via di espressione attraverso la fisicità. Lawrence descrive gli incontri tra i due con dovizia di particolari e senza preamboli, parlando di sesso in quanto tale, descrivendolo per quel che è, o meglio, per quello che lui credeva che fosse.
Quello che fu un vero e proprio colpo di testa per l’epoca oggi è per noi una conquista. E poco importa sapere che lo scrittore dava sfogo alle sue fantasie più segrete perché era incappato in una curiosa controindicazione della tubercolosi che, se da un lato rende impotenti, dall’altro aumenta il desiderio sessuale. Poco importa anche considerare il suo violento e perverso legame con la moglie, che peraltro l’amante lo aveva sul serio.
Il punto è che Lawrence ha avuto il coraggio di andare oltre l’amore poetico per parlare di un amore che, seppur fisico, è comunque romantico. Non solo, è anche in grado di liberare, emancipare, scuotere Connie dalla sua malvissuta condizione di Lady per lasciare che lei possa vivere come una donna.
E quindi è davvero retrogrado pensare a Lady Chatterley come a un racconto un po’ audace in cui una nobildonna ha un’avventura con un omaccione: il vero protagonista di questo romanzo è l’amore. L'amore in quanto tale, forse un po’ sogno, forse un po’ chimera, a volte un po’ delirio, ma di certo amore, nella speranza che negli anni Venti come nel nuovo millennio nascano lettori e scrittori in grado di amare di un amore sano, passionale e, perché no? Anche di un amore a suo modo scandaloso.
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