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  • Jesse Eisenberg ci racconta Zombieland
di Pierpaolo Festa


Vi presentiamo uno dei nerd più interessanti in circolazione a Hollywood: l’eroe di Benvenuti a Zombieland che presto vedremo anche in The Social Network di David Fincher

Jesse Eisenberg

Nerd is the new hero. Se dovessimo immaginare un podio di attori appartenenti a questa categoria, di sicuro ci sarebbe Jesse Eisenberg. Lo abbiamo visto recentemente in Adventureland, commedia malinconica di Greg Mottola che strizza l’occhio ai film di Cameron Crowe e adesso lo ritroveremo in Benvenuti a Zombieland, una di quelle pellicole che ha sbancato i botteghini di tutto il mondo e che ancora non è arrivata sui nostri schermi. Sin dalle sue prime battute capiamo che Jesse è un tipo cool: rimane sempre calmo ed è interessato a conoscere chi lo intervista. Risponde alle domande con altrettante domande per nutrire la sua curiosità e poi scatena tempi comici perfetti: “Sì ho girato due film che sono ambientati in un parco giochi – dichiara - Volete sapere la differenza tra Adventureland e Zombieland? Circa 12 milioni di dollari! Adventureland era un comedy drama intimo incentrato totalmente sui personaggi. Zombieland è l'esatto opposto. E poi non pensiate sia cool, filmare nei parchi a tema è la cosa più scomoda e frustrante che ti possa capitare. È stata una coincidenza davvero sfavorevole”.

L’ultima volta ti abbiamo visto al fianco di Kristen Stewart e adesso in Zombieland sei il loser che conquista la pupa Emma Stone. Come ti vedi in queste vesti di eroe romantico?
La verità è che rimango sempre sorpreso di recitare con queste bellissime ragazze, perché sono certo che non mi parlerebbero né ora e né mai nella vita reale. Mi considero davvero fortunato per questo.

A proposito di Kristen Stewart, ti chiedo: sei un Twilighter?
Che significa? Non sapevo esistesse quell’aggettivo. Assolutamente no. Sono un uomo di 26 anni, non credo che le statistiche dei fan di Twilight prevedano questa fascia d’età. Però non ditelo a Kristen che è una cara amica. E penso che sia un’attrice incredibile. Ma non potrei mai diventare un twilighter. Ci sono troppe altre cose da fare che leggere Stephenie Meyer!

In Benvenuti a Zombieland reciti insieme a Woody Harrelson. Quanto è capace di sorprenderti sul set una volta che il ciak è stato battuto?
Tutte le storie che girano su Woody e sui suoi metodi abbastanza estremi hanno un fondo di verità. Come al suo personaggio, anche a lui piace bere e restare sveglio fino a tardi. Ma vi garantisco una cosa: Woody è un vero professionista. Anche se andato a dormire un’ora prima di girare, arriverà sul set con il massimo della puntualità.

Il film è un po’ la risposta americana a L’alba dei morti dementi. Cosa ne pensi e cosa ti ha attratto veramente del progetto?
Il fatto che Zombieland sia uno dei film più spassosi che abbia mai visto in vita mai. Lo vedo soprattutto come una buddy comedy. E poi vogliamo parlare del cameo di Bill Murray? Quello è stato un fantastico dono per il film. Dobbiamo ringraziare Woody Harrelson, perché è stato lui a convincerlo. Loro sono amici sin dai tempi di Kingpin.

Parliamo della tua carriera e della tua vita. Come vivi questo momento di successo?
Mi ritengo soprattutto uno studente. Vivo a New York e studio antropologia e il cinema non è proprio la mia passione numero uno. Non ci vado mai. Avrò visto solo due film quest’anno. Perché, diciamolo pure, molti film sono proprio terribili, ma sono certo che lo sapete!

E allora raccontaci come passi le tue giornate da studente universitario di New York…
Adoro andare in bici per le strade di Manhattan. E mi piace prendermi cura di mia zia, che ha 97 anni. Studio tanto, chiamatemi pure nerd, ma adoro l’antropologia, la geografia e la politica… A proposito, come va in Italia col governo di Berlusconi?

Mettiamola così, come va in America col Presidente Obama?
Vivendo a New York ho potuto vedere immediatamente i cambiamenti dell’era Obama. Quanto sta riuscendo a costruire a livello sociale. Quell’uomo ha cambiato tutto. Abito vicino a Harlem e questa cosa si sente più che mai nel quartiere. Penso che Obama stia davvero cambiando radicalmente la società americana e allo stesso tempo il mondo ne stia traendo ispirazione.

Tornando al cinema, hai avuto modo di conoscere o scambiare quattro chiacchiere con gli altri talenti della tua età: Michael Cera, Shia LaBeouf?
Vi dirò, non è che se sei famoso conosci tutti. E io non frequento quel mondo. Non amo andare alle premiére e nemmeno alle feste glamour. Però ho appena lavorato con Justin Timberlake e non avrei mai pensato che lo avrei conosciuto…

Già, allora raccontaci di questa tua esperienza sul set di Social Network
È il nuovo film di David Fincher, scritto da Aaron Sorkin. Trovarmi sul set con loro è stato come sentirmi in mezzo ai padroni del mondo. È un progetto prodotto da Kevin Spacey e racconta la storia dei creatori di Facebook. Quelli che hanno costruito il programma dalla loro stanza del college per poi essere accusati di aver rubato l’idea ad altri studenti di Harvard. Vedrete come è nato il più grande fenomeno culturale contemporaneo.

Sei un Facebook addicted?
Penso che sia piuttosto spaventoso e non credo che ci tornerò mai più! Mi sono collegato a Facebook recentemente: non avevo inserito informazioni reali, eppure mi sono arrivate alcune friends suggestions di miei vecchi compagni di scuola! Non so come abbiano fatto. È semplicemente spaventoso.

Abbiamo parlato di zombie e di vampiri e tu hai detto che gran parte dei film manca di qualità. E allora ti chiedo: che mi dici di Cursed, il film che hai girato con Wes Craven nel 2005?
Che vuoi dire? Stai dicendo che è un film terribile? Ok, ammettiamolo, quel film è stato veramente terribile. Intanto partiamo dal titolo: siamo stati davvero maledetti. Avevano un ottimo copione. Abbiamo finito le riprese con cinque giorni di anticipo. Eppure i produttori ci hanno fatto rigirare per altri cinquantacinque giorni. In quel momento Cursed è stato affondato: hanno tolto il film a Wes Craven che ne ha perso totalmente il controllo. È stata una delle esperienze più stupide a cui abbia mai partecipato.





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