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  • Intervista a Oren Peli
di Alessandro De Simone


Il regista di Paranormal Activity ci parla del suo folgorante esordio costato 15.000 dollari

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Paranormal Activity è stato il caso cinematografico del 2009. Costato appena 15.000 dollari, il film è stato preso sotto l’ala protettrice della Dreamworks e soprattutto di Steven Spielberg, che ne ha cambiato il finale a suo parere poco efficace, per poi essere distribuito in maniera oculata nelle sale americane. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: oltre 100 milioni di dollari incassati solo negli Stati Uniti e adesso questo fenomeno che ricorda molto da vicino ciò che fu dieci anni fa The Blair Witch Project sta per sbarcare in Italia, come il suo fortunato predecessore distribuito da Filmauro.
Alphabet City ha incontrato il regista del film, Oren Peli, israeliano trasferitosi negli States a diciannove anni e che prima di questo folgorante esordio si è fatto le ossa nel mondo del videogioco. Il futuro per lui e per il suo produttore Steven Schneider è al momento assai roseo: un sequel e un film tutto nuovo, Area 51, evidentemente basato sulla leggendaria base americana dove vengono studiati i fenomeni extraterrestri.

Nella costruzione di una strategia della tensione, quanto ha influito il doversi confrontare con un budget praticamente inesistente?
Per questo particolare progetto non credo ci fosse bisogno di un alto budget, l’obiettivo era rappresentare ciò che vedete. Volevamo che venisse come un home video, una realizzazione più sofisticata avrebbe ridotto l’effetto realistico.

Ci sono degli elementi autobiografici nella sceneggiatura, non fosse altro per il fatto che la casa del film è la sua...
Preferisco non parlare dell’aspetto autobiografico, mentre per quanto riguarda la location, ho girato il film interamente a casa mia per potermelo finanziare da solo. La casa del film è semplicemente più incasinata del solito.

Come mai ha scelto un horror come film d’esordio?
La scelta horror è dovuta all’idea specifica di vedere cosa succede mentre dormi, sarebbe stato difficile renderla come una commedia, quindi non ho deciso di fare un horror perché volevo affrontare il genere, ma semplicemente perché volevo raccontare questo tipo di storia.

Quanto le è stata d’aiuto la sua precedente esperienza nel mondo dei videogiochi?
Moltissimo. Tutte le mie esperienze nel mondo del videogioco mi hanno aiutato a realizzare questo film, sia dal punto di vista del montaggio che degli effetti speciali, avendo lavorato a lungo su software di questo tipo.

Ci parli del suo incontro con Steven Spielberg e della sua idea di cambiare il finale del film...
Quando la Dreamworks ci contattò dopo aver visto il film, il primo accordo era quello di fare un remake con un budget più alto, ma alla fine abbiamo deciso di mantenere l'originale, sebbene ovviamente l’idea di rigirarlo con mezzi più potenti mi piacesse molto. Abbiamo fatto delle proiezioni con gli executive della major mischiati a un pubblico vero e il riscontro è stato tale che alla fine l’idea del remake è decaduta. Steven Spielberg ha deciso che andava bene così, dando grande supporto al film, ha detto che si trattava di uno dei film più paurosi che avresse mai visto in tutta la sua vita. L’unica cosa che non lo convinceva era il finale, per cui pensava si potesse fare meglio. Abbiamo girato vari finali e sono stati fatti degli screening che sono andati molto bene, in particolare quello che è poi stato scelto come nuova chiusura del film. Ovviamente mi manca la versione originale, nella mia visione aveva più senso, ma quella che avete visto è decisamente un colpo più duro ed efficace dal punto di vista cinematografico.

Parliamo degli effetti speciali: quali sono stati realizzati da lei e quali aggiunti dopo l’entrata in campo della Dreamworks?
A parte il finale modificato, quello che vedete è ciò che è stato realizzato da me ed era tutto presente sul set, non c’è stato niente in aggiunta in CGI, tutto è stato modificato in post produzione ed è stato tutto lavoro di sottrazione e cancellazione. Ogni cosa è stata pianificata in precedenza proprio perché sapevo cosa potevo fare da solo in termini di effetti.

Il film è anche una spietata visione della vita di coppia e della sua distruzione...
Non credo che il mio sia un horror classico, ma più qualcosa che ha a che fare con un thriller psicologico o soprannaturale. Il rapporto tra i due protagonisti è molto importante, perché è quello tra due persone normali e felici, ma alla fine del film ciò che è successo ha avuto un effetto distruttivo sul rapporto di coppia, nonostante si vogliano ancora bene. Le ricerche che ho fatto sulle presenze demoniache nelle case mi hanno confermato che il demone tende a colpire una sola persona proprio per alienarla dal mondo che la circonda, portandola a fare ciò che la presenza vuole, fino alle estreme conseguenze.

Le cose più paurose in Paranormal Activity accadono fuori scena...
Ho cercato di realizzare un miscela equilibrata, alcune cose accadono davanti la macchina da presa, altre lontane, altre fuori dall’inquadratura. Volevo che niente fosse scontato e che il pubblico si sentisse sempre in tensione.

La grande forza del film è l’idea di base: quando si dorme si è indifesi...
L’intero concept del film è il modo in cui ci si comporta nei confronti della questione: sei al sicuro a casa tua la notte, mentre dormi? Questa è una paura primordiale e per quanto un uomo potesse essere un grande guerriero, aveva poco da fare se una bestia feroce lo attaccava durante il sonno. Oggi le nostre case sono sicure, ma cosa succederebbe se ci fosse un pericolo tra le quattro mura domestiche? Credo che sia un tema che parla a molta gente.

Del demone malvagio si vedono solo delle impronte...
Volevo mostrare una manifestazione dell’entità senza dargli una forma definita, anche se alcuni spettatori gli hanno dato un aspetto nella loro mente. Semplicemente non volevo, anche perché i demoni possono assumere le forme più diverse.

Come vede la sua carriera tra 10 anni?
Non so cosa farò l’anno prossimo...





Commenti (3)

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