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  • Il nostro mondo – le immagini di National Geographic in mostra a Roma
di Daniele Federico


L'uomo si trova al centro di questa mostra di scatti inediti e, come sempre, imperdibili

Vicino la Via Francigena,  Bruno, pensionato, fa yoga nei pressi di una antica sorgente sulfurea. Viterbo, Italia. Photo (particolare): Antonio Politano

Siamo al terzo anno di uno degli appuntamenti ormai centrali per chi ama la fotografia naturalistica e sociale. National Geographic continua la sua iniziativa di promozione del proprio lavoro grazie al sostegno di alcuni brand che hanno deciso di sostenere la fotografia, la cultura e l’ambiente. In un periodo storico in cui è fondamentale guadagnarsi la fiducia del consumatore Lipton, il più grande produttore e distributore di tè al mondo, si è avviato verso una produzione totalmente biologica e certificata nel rispetto del lavoro equo.
Quando i colossi dell’industria alimentare si adoperano per proporre dei prodotti nel rispetto dell’ambiente e delle persone ci chiediamo quale sia la differenza con il commercio specificatamente equo e solidale. Che ne sarà di quella rete di botteghe biologiche nate negli ultimi anni? Ora i consumatori hanno la possibilità di acquistare i grandi marchi nel rispetto della tutela ambientale e della salute. In un certo senso chi si è impegnato nel commercio “equo e solidale” in anni in cui era meno scontato ha contribuito in maniera determinante a far crescere la consapevolezza dei consumatori. Adesso le grandi aziende si adattano, perché il mercato lo richiede, e la sponsorizzazione di un’industria farmaceutica a National Geographic è un fatto del tutto normale.

Un uomo con vestiti tradizionali da cerimonia si dipinge il viso. Papua Nuova Guinea. Photo: Tim Laman

Al netto di certe considerazioni constatiamo che la mostra di National Geographic come sempre è bellissima. In più quest’anno anche i lettori più assidui del magazine potranno godere di scatti mai visti, poiché inediti. Come ha detto il direttore della testata National Geographic Italia, Guglielmo Pepe, dopo le edizioni passate in cui l'argomento era la natura, stavolta, in occasione dell’Anno dedicato alla Biodiversità dalle Nazioni Unite, la scelta è stata di rappresentare l’enorme biodiversità umana, anche quella messa in crisi dall’omologazione globale della società.

Neonati all’ospedale Bwalia, Lilongwe, Malawi: sono figli di donne malate di AIDS e va verificato  se il virus ha contagiato anche loro. Photo: Alessandro Gandolfi

È un racconto che cerca di cogliere un’umanità, ma senza la pretesa di dire tutto. Alcuni momenti sono molto forti e d’impatto, altri di tenerezza. 91 Immagini raccolgono 48 fotografi per un mix di natura, bellezza, popoli primitivi, ma anche modernità con tutte le assurde parodie, eccezionalità e contraddizioni del caso. Alcuni temi in evidenza sono quelli della donna, rappresentata giovane, anziana, coperta dal burqua impenetrabile, malata, gheisha e l’uomo, i mutilati di guerra, i sacerdoti, i lavoratori clandestini o i broker stressati di Wall Strett, proseguendo con i gruppi sociali, le famiglie e i bambini.
Due le sezioni a parte, una dal WWF, partner d’eccezione di National Geographic che ha messo a disposizione alcune immagini di specie e risorse naturali a rischio. L'altra sezione è per Lipton che mette in mostra uno dei suoi casi d’eccezione, riguardo alcune coltivazioni in India.
Forse l’unico piccolo (e trascurabile) appunto che sentiamo di segnalare sull’allestimento, ospitato nel meraviglioso, ma complicato Spazio fontana, è la mancanza dell’anno di scatto indicato su ciascuna immagine, un piccolo dettaglio, ma sempre utile nell’unitarietà di così tante immagini.








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