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  • Shutter Island: parlano Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio
di Alessandro De Simone


Il regista e l’attore presentano a Roma il loro quarto sodalizio, un thriller psichiatrico dalle cupe atmosfere

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Martin Scorsese ama riuscire a scoprire i mille volti del talento. Lo ha fatto con Robert De Niro, a cui ha regalato molti dei migliori ruoli della sua carriera, e da quasi un decennio ha intrapreso lo stesso percorso con Leonardo DiCaprio, lontanissimo ormai dallo stretto ruolo di idolo delle teenager che fu negli anni Novanta. Dopo Gangs of New York, The Aviator e The Departed, la collaborazione continua con Shutter Island – L’isola della paura, thriller psicologico a tinte fortissime tratto dallo splendido romanzo di Dennis Lehane, scrittore che ha già conosciuto il grande cinema grazie alla trasposizione di Mystic River a opera di Clint Eastwood e al sottovalutato Gone Baby Gone di Ben Affleck.
Shutter Island è un pezzo di roccia in mezzo all’Atlantico dove viene inviata una coppia di agenti federali per indagare sulla misteriosa scomparsa di una pericolosa paziente da un manicomio criminale. Ovviamente, nella migliore tradizione del genere, niente è davvero come sembra...
Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio hanno accompagnato il film a Roma, subito prima di portare questa loro ultima fatica al Festival di Berlino 2010, dove Shutter Island è stato inserito in concorso.

Mr. Scorsese, il suo sembra un film di Lang diretto da Samuel Fuller...
Ovviamente non penso a me come un regista di quel livello e se questo film ricorda uno dei loro film non posso che esserne lusingato.Tuttavia è naturale che Shutter Island rientri in quellla linea cinematografica e vi affiancherei anche il cinema di Jacques Tourner.

È così difficile discernere il male dalla realtà?
M.S.: Il romanzo è tratto da un romanzo di Dennis Lehane e sono rimasto molto legato al materiale originale, alla paura e alla paranoia che è racchiusa nell’opera letteraria. In qualche modo sono temi che riflettono buona parte della mia idea di racconto, perché ho i miei dubbi nei confronti dell’autorità, gli stessi dubbi che il racconto di Shutter Island fa nascere in noi. Inoltre la storia fa un po' parte della mia vita, nel 1952 avevo 10 anni a New York, quindi mi sentivo particolarmente vicino al corpo della storia.

Mr. DiCaprio, quali sono le paure che maggiormente l’hanno toccata nell’affrontare questo ruolo?
Senza svelare nulla del finale, in quanto è imperativo per il pubblico che non ne sappia nulla, è indubbio che questo ruolo abbia molte difficoltà. Il mio personaggio cerca di portarsi avanti, è un insieme di vari generi, ma al centro c’è la tragedia umana, il trauma e il fare i conti con la sofferenza derivante da questo trauma. Ho fatto molte ricerche, ho letto, visionato documentari sulla malattia mentale, tra cui anche uno realizzato da uno dei nostri consulenti. Lehane aveva comunque già creato qualcosa di incredibilemnte toccante e profondo.

Shutter island è un film perfetto per la Berlinale, visto il cotè germanico assai presente nel film...
M.S.: C’è certamente una presenza del cinema tedesco nella mia formazione e nella mia carriera e molti dei grandi autori del cinema tedesco sono stati adottati da Hollywood durante il nazismo e dopo la seconda guerra mondiale e alcuni di loro sono stati tra i grandi interpreti del genere thriller e noir. Penso a Laura, di Premminger, che è forse il miglior noir che sia mai stato girato, in cui il protagonista si innamora di un fantasma e questo, insieme a Le catene della colpa di Lang, sono due film che ho fatto vedere ai miei attori per far capire loro cosa volevo fare.

Mr. DiCaprio, quali sono i suoi obiettivi professionali oggi?
Ho i miei eroi derivanti dal cinema classico, sin da ragazzino, in fondo ho iniziato a quindici anni a lavorare da protagonista e per il mio primo ruolo importante ho fatto un anno di ricerche per trovare un modello a cui ispirarmi, da De Niro a James Dean a Monty Clift e il mio obiettivo è fare qualcosa di altrettanto buono nella mia vita. Quindi posso considerare la mia missione di vita arrivare a fare qualcosa di quel livello ed è una sete che in realtà non si placa mai. Non ho obiettivi specifici, sono spesso attratto da personaggi tragici e oscuri perché sono quelli che maggiormente toccano i miei sentimenti.

Le è mai capitato di sentirsi inadeguato a un ruolo?
L.DC: Mi capita sempre di pensare di non poter essere in grado di fare il massimo, sono sempre nervoso, perché vorrei dare sempre il massimo.

Mr. DiCaprio, com’è cambiata la sua vita dopo averla dedicata alla protezione dell’ambiente?
Sono 13 sanni che mi occupo di questioni ambientali, ma solo con il film di Al Gore, Una scomoda verità, il movimento sia stato percepito dall’opinione pubblica, perché fino a quel momento tutto arrivava alle orecchie dei sordi. Al è riuscito a raccontare in maniera succinta un argomento aprendo gli occhi alle persone. È estremamente importante e bisogna continuare a lavorarci ed è quello che faccio anche io.

Che rapporto ha con il denaro?
L.DC: I soldi sono importanti, ma ovviamente non comprano la felicità, io ne ho più che abbastanza e in buona parte sono eccesso, ma sono assai utili soprattutto se hai a che fare con questioni importanti come quelle di cui mi occupo io.

Mr. Scorsese, è il quarto film che fate insieme lei e Mr. DiCaprio...
M.S.: C’è una più profonda fiducia reciproca quando lavoriamo insieme, so che con Leo posso toccare livelli più estremi. Shutter Island ci ha dato la possibilità di andare oltre per quanto riguarda l’esplorazione delle emozioni e delle sensazioni. Lavorare con Leonardo è di grande inspirazione, perchè è capace di incanalare le sue esperienze in un processo di crescita creativa. Abbiamo gusti simili e speriamo che questo ci porti a scoprire cose nuove nel futuro.

L.DC: C’è non solo fiducia da parte mia, ma anche una profonda ammirazione nei suoi confronti e di questa collaborazione. La cosa eccezionale di Scorsese, e ve lo può confermare ogni attore che ha lavorato con lui, è la sua capacità di fidarti di te e di renderti proprietario del tuo persoanggio, una qualità che molti registi non hanno. Martin si affida all’attore per portare avanti la narrazione a livello emotivo, ti ingaggia perché sia tu a occuparti di quel particolare aspetto del film ed è importante non tradire questa responsabilità che ti affida. È un processo che aveva già sviluppato con Robert De Niro e sono onorato di essere stato scelto dopo un attore eccezionale come lui.






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