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23 maggio 2012  



  • Letture - Libri - Classici
  • Il richiamo della foresta
di Alessandro De Simone


Il classico di Jack London ha ancora oggi una potenza evocativa rara. Un inno alla natura e alla libertà che non invecchia mai

Il richiamo della foresta di Jack London

Jack London è stato uno degli scrittori più importanti e coraggiosi della letteratura americana. Un avventuriero che decise, per nostra fortuna, di raccontare le sue peripezie e contemporaneamente un visionario capace di portare su carta delle visioni del futuro lucide e premonitrici. Pensando a romanzi come Il tallone di ferro o Assassini s.p.a. sembra quasi impossibile credere che siano scritti dalla stessa persona che ha raccontato le miserie degli Stati Uniti ne Il Popolo dell’abisso così come le sue incredibili bellezze in Martin Eden, suo testamento spirituale, e Il richiamo della foresta.
Il richiamo della foresta di Jack LondonDa sempre considerato letteratura per ragazzi, The Call of the Wild è sì un romanzo di formazione, ma il viaggio dell’eccezionale Buck, che dalla calda California viene deportato in Canada, dove diventa il migliore cane da slitta di tutto il nord-ovest durante il folle periodo della corsa all’oro, è soprattutto una meravigliosa metafora del progressivo allontanamento dell’uomo dalla sua natura animale e primordiale.
London, attraverso le incredibili avventure di un cane e il suo regredire a un inevitabile stato primitivo e, di conseguenza, più naturale, libero e selvaggio piuttosto che sottomesso servo dell’essere umano, porta sulla pagina una versione spettacolare di Walden, il saggio in cui Henry David Thoreau descrive la sua esperienza di allontanamento dalla civiltà, così da poter ritrovare una vita più naturale e dare un significato al progresso stesso della razza umana. Entrambi gli autori giungono alla stessa conclusione, ovvero che il richiamo della foresta è inevitabile quanto l’evoluzione della società. Una società fatta oltretutto di ideologie e di caste nella quale Buck è ovviamente un proletario che, attraverso prove terribili, si riappropria della sua dignità. Sotto questo punto di vista, Il richiamo della foresta è anche un romanzo politico, come lo sono tutti gli scritti di London, che non si trattiene oltretutto dal criticare causticamente le miserie intellettuali degli Stati Uniti di inizio Novecento, una nazione ancora bambina e per questo incapace di controllare le naturali pulsioni della crescita.
The Call of the Wild non è solo un romanzo per far passare il tempo ai ragazzi, ma un’opera mastodontica in cui London riversa l’essenza stessa della vita, ovvero quell’incredibile avventura che ci dovrebbe portare a scoprire tutto quello che il mondo ci offre e anche oltre, senza paura, lontani da un comodo divano e con il cuore che batte all’impazzata, senza sapere cosa ci capiterà fra un minuto piuttosto che fra un giorno o una settimana. La prosa di London ci fa vivere queste emozioni ancora oggi, facendoci capire una volta di più da quanti inutili orpelli siamo circondati, veri legacci che ci fanno trainare una slitta pesantissima che ci impedisce di correre a perdifiato verso un mondo migliore.






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