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  • Amabili resti
di Alessandro De Simone


Peter Jackson porta sullo schermo il romanzo di Alice Sebold, ma la versione cinematografica non ha l’intensità della pagina scritta

Saoirse Ronan in Amabili resti di Peter Jackson

Peter Jackson è uno dei cineasti più importanti degli ultimi vent’anni, grazie soprattutto allo straordinario sforzo produttivo con cui ha portato sullo schermo la trilogia del Signore degli anelli e che gli ha fruttato, oltre a incassi stratosferici, un numero considerevole di Oscar e una lunga fila alla porta della Weta, la factory di effetti speciali di cui Jackson è socio e alla quale si è affidato anche James Cameron per Avatar.
Facendo però un’analisi più attenta del lavoro del regista neozelandese, sorge il dubbio che si sia gridato al miracolo troppo presto. Jackson è sicuramente un artista dall’enorme talento e dalla grande visionarietà, ma spesso affetto da mal gestita ipertrofia della visione. La stessa trilogia dell’Anello ne ha sofferto non poco, perché al di là dei meriti di cui sopra, tutti e tre i film hanno degli evidenti problemi di ritmo e regia dovuti proprio a un mancato lavoro di sottrazione, pecca che si riscontra anche nel successivo, ambizioso e dimenticabile King Kong. Per trovare il miglior Jackson bisogna tornare nel secolo scorso quando, dopo i divertenti esordi splatter a costo zero di Bad Taste e Braindead, il molto in carne Peter ha sorpreso tutti con il poetico e durissimo Creature del cielo, storia vera di una coppia di ragazze che, per non vedere interrotta la loro morbosa amicizia, decidono di uccidere la madre intrasigente di una di loro. Leone d’argento al Festival di Venezia del 1994.
Amabili resti, versione cinematografica dello struggente romanzo di Alice Sebold, è una prosecuzione di quel momento creativo, senza dubbio il migliore della sua carriera, in cui racconta la triste vicenda terrena e soprattutto ultraterrena della quattordicenne Susie Salmon (come il pesce) con un tripudio di luci, colori e visioni, cercando di ricreare le atmosfere sospese del romanzo così come la terribile violenza, psicologica e fisica, che trasuda dalla pagina scritta.
Jackson si impegna, ma non riesce del tutto nell'impresa, perché Amabili resti ha purtroppo un sapore di già visto e già raccontato dallo stesso cineasta, facendo di questo dramma familiare una variazione sul tema Creature del cielo, non riuscendo però in questo caso a liberare le emozioni attraverso le invenzioni in CGI, ma al contrario raffreddando la narrazione in favore di un estetismo digitale alla lunga stucchevole. Molto meglio, invece, le parti in cui c’è bisogno di tenere alta la tensione e tutte le fotografie familiari, grazie soprattutto alle ottime prove degli attori, da Mark Wahlberg, amorevole papà investigatore in cerca di giustizia, alla sorprendente esordiente Rose McIver nei panni della sorellina di Susie.
E parlando di attori, impossibile prescindere dalla tragica coppia di protagonisti, Saoirse Ronan e Stanley Tucci. Se la prima si conferma come una delle più interessanti giovani promesse del panorama internazionale, riproponendo quanto di buono avevamo già potuto apprezzare in Espiazione, Tucci ci regala un altro ruolo memorabile nei panni del laido George Harvey, un’incarnazione del Male che mette i brividi anche grazie alla sua bravura di entrare nel personaggio già mirabilmente scritto dalla Seabold.
Amabili resta comunque un film incompleto, sia dal punto di vista emotivo che cinematografico, un’opera paradossalmente interrotta dal desiderio di mostrare, quando in realtà le cose più potenti sono proprio quelle che ci vengono tenute nascoste.
E sono anche le più difficili da dimenticare.





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