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  • Il World Press Photo a Pietro Masturzo troverà tutti daccordo?
di Daniele Federico


Il World Press Photo of the Year 2009 rappresenta un'insieme di ragioni e pareri riuniti in un'unica immagine

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Una donna urla da un tetto per protestare contro i risultati delle elezioni presidenziali, Teheran, Iran, 24 giugno 2009. Photo: Pietro Masturzo

In occasione di un concorso di rilevanza internazionale, l’annuncio del vincitore genera quasi sempre pareri discordanti: c’è sempre qualcuno che non è pienamente daccordo, altri sentono una certa invidia, condita da incredulità per come vengano gestiti certi concorsi. Ma l’annuncio di Pietro Masturzo a World Press Photo of the Year 2009 ha già prodotto un largo coro di consensi nella rete.
Sui tetti di Teheran aveva precedentemente ricevuto il secondo premio all’ultima edizione di FotoLeggendo, cosa che conferma la bravura del fotogiornalista in questione e la qualità della piccola manifestazione romana.
La giuria, che viene messa insieme da più di cinquant’anni, ha trascorso ben due settimane a visionare 101.960 immagini inviate da 5.847 fotografi, per confrontarsi tra pareri radicalmente discordanti come accade di fronte a qualsiasi immagine fotografica, finché ha decretato Pietro Masturzo vincitore assoluto di quest’anno. I giurati hanno apprezzato la doppia anima del lavoro su Teheran: se da una parte queste fotografie trasmettono un’atmosfera notturna, silenziosa e in un certo senso calma, piena di luci soffuse, di colori tenui, dall’altra la nostra attenzione è allertata dalla scena delle tre figure al centro che urlano verso il cielo, sicure nelle loro case ma prigioniere di un sistema rivelatosi più autoritario delle peggiori aspettative. Un’altra caratteristica che ha colpito il panel di picture editor, giornalisti, responsabili stampa e fotografi è stata la precisione con cui l’immagine di Pietro Masturzo inquadra, da un punto di vista narrativo e giornalistico, l’inizio di una storia importante:

“La serie Sui tetti di Teheran è un capitolo a parte del mio reportage in Iran. Nasce dall’emozione di essere lì in quel momento. La prima notte che sono salito su un tetto ho incontrato persone impaurite, poi ho sentito grida indignate, poi qualcuno mi ha raccontato di quando trent’anni fa, ai tempi della Rivoluzione, la gente era salita sui tetti, allo stesso modo, per protestare contro lo Scià. La stessa gente ora mi parla di sogni infranti, di tradimento. Ma quello che echeggia sui tetti di Teheran è un grido di speranza oltre che di protesta, di lotta.
Da questo miscuglio di sentimenti nascono le immagini registrate sui tetti di Teheran, che vorrei raccogliere in una mostra che restituisca allo spettatore la sensazione di quelle notti di speranze e disperazione.” – Pietro Masturzo per Collettivo WSP

Il resto non è storia, ma attualità. Infatti ancora una volta il World Press Photo si dimostra incarnare al pieno gli ideali di questo mestiere, dando un premio non soltanto all’eccellenza fotografica, alla qualità artistica e alla fatica di un reporter, ma soprattutto dando un messaggio forte. Non è la prima volta che chi scrive interpreta la scelta del WPP come un modo per riposizionare un dato argomento, in questo caso l’oppressione e la tutt’ora in corsa protesta iraniana, in testa all’agenda mediatica, magari non proprio in testa, ma un po’ più su. Il reportage Sui tetti di Teheran diventa il modo migliore, anche a livello visivo, per riprendere quelle terribili immagini con cui tutta l’informazione mainstream ci ha già bombardato nei mesi precedenti e che ora, passando all’estremo opposto, latita.
Per tutti questi motivi crediamo che il premio a Pietro Masturzo non soltanto sia meritato, ma che continuerà ad avere un plauso unanime.









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