Roman Polanski ci dimostra ancora una volta di saper orchestrare coraggiosi thriller dove c’è spazio anche per l’ironia. Ma la storia esita a sprigionare tensione
Basterebbe l’ultima inquadratura per alzarsi in piedi ad applaudire. Se solo tutto il resto del film avesse mantenuto quel coraggio misto a cinismo, tipico del cinema di Roman Polanski... L’uomo nell’ombra, tratto dal romanzo Il Ghostwriter di Robert Harris (edito in Italia da Mondadori) è il nuovo thriller del regista polacco al centro del quale c’è un uomo guidato dalla sua curiosità che finisce per scoprire troppo, rimanendo intrappolato in un intrigo dove potrebbe lasciare la pelle da un momento all’altro. Quell’uomo è Ewan McGregor, pecora in mezzo ai lupi della società contemporanea: politici che non sono quello che sembrano, corporation guerrafondaie finanziate dai governi e ovviamente la CIA che ficca il naso ovunque, a costo di lasciarsi dietro tanti cadaveri.
Polanski, che adatta il libro con lo stesso Harris, ambienta il tutto su una piccola isola, piazzando le pedine attorno al suo protagonista. Ci vorrà poco per metterlo sotto scacco.
Accolto al 60. Festival di Berlino con grandi applausi, L’uomo nell’ombra è un concentrato di molte delle pellicole già girate dal regista. La formula hitchockiana del malcapitato finito in un’impasse pericolosa è sempre vincente sulla carta, ma questa volta non basta per mantenere alta la tensione sullo schermo. Dopo solo mezz’ora potrebbe capitarvi di aver già capito tutto e magari vi lascerete dominare da un certo effetto soporifero. Eppure ci sono diversi momenti in cui la pellicola di Polanski spicca il volo grazie a un'ironia sapientemente dosata. Il protagonista sa bene che più scaverà a fondo, più rischierà di non risalire in superficie e affronta il suo destino con così tanto cinismo da risultare simpatico. La scelta di McGregor nei panni del ghostwriter è perfetta: non un eroe, ma un uomo qualunque che non si lascia sconvolgere dalla corruzione di chi lo circonda. L’attore scozzese, con il suo bel volto innocente, riesce a farci da guida in questo thriller, dove il suo compito ingrato sarà quello di scrivere le memorie di un ex Primo Ministro britannico, interpretato da Pierce Brosnan. Sotto la regia di Polanski, l’ex 007 si mostra davvero preoccupato di obbidire agli ordini. Inevitabile il paragone con Tony Blair, ma Brosnan ricalca il personaggio in una performance abbastanza legnosa. Il resto del cast è composto dalle ottime Olivia Williams e Kim Cattrall, la Samantha di Sex and the City. Da non perdere le brevi apparizioni di Tom Wilkinson, Timothy Hutton e soprattutto di James Belushi, completamente pelato e irriconoscibile nei panni di uno spietato tycoon dell’editoria, un uomo che commissiona libri da consegnare entro due settimane.
L’uomo nell’ombra evita di imboccare la stessa strada di tutti quei thriller standard che vogliono farvi saltare dalla poltrona ogni trenta secondi e che finiscono per ingarbugliarsi in vicoli ciechi con dozzine di colpi di scena. E Polanski chiude il suo film con una grande stoccata alle regole di Hollywood, una scelta che non molti possono più permettersi di fare. Dal regista, però, ci si poteva aspettare qualcosa di più memorabile.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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