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di Daniele Federico


L'autore di Alice fu uno dei primi fotografi passati alla storia. I suoi ritratti di bambine sono andati in gran parte perduti, ma ce ne resta una ricca testimonianza

Alice Liddell. Uno dei ritratti più famosi di Lewis Carroll. (particolare)

Era il 4 luglio 1862 e Stuart Dodgson Collingwood, meglio conosciuto come Lewis Carroll, raccontava a un gruppo di bambine alle quali faceva spesso visita una storia fantastica da lui inventata. La protagonista della favola si chiamava Alice, una settenne che cadeva nella tana del bianconiglio. Alice Liddell, la vera Alice che stava lì ad ascoltare, gli chiese di poter avere quel racconto, così Carroll, da lei rapito, lo fece: scrisse un romanzo intitolato Le avventure di Alice sottoterra, da egli stesso illustrato. Quel libro venne ultimato due anni più tardi.
Circolano tante storie sull’autore di Alice nel paese delle meraviglie e Alice attraverso lo specchio: era un matematico, uno scrittore, era uno snob che disprezzava le classi meno abbienti; era un uomo ossessionato dalle bambine, infine era un eccellente fotografo. A quanto pare tutti questi particolari su di lui sono veri, certamene fu un personaggio bizzarro e geniale.
Oggi Lewis Carroll viene considerato uno dei più grandi ritrattisti fotografi dell’epoca vittoriana e ancora oggi ha importanti influenze sulla fotografia artistica moderna. Durante la seconda metà dell’Ottocento erano diffusi i cosiddetti “fotografi artisti”. Dato che alla sua nascita la fotografia veniva accusata di essere una mera e fredda riproduzione della realtà, soprattutto tra i ritrattisti e i paesaggisti vi erano coloro che, attraverso “effetti speciali” come il “soft focus”, cercavano di distaccarsi dall’idea del “fotografo meccanico”, replicante una realtà artificiale e fredda. I fotografi artisti tenevano a guadagnarsi una fama autorevole. Il problema è che per farlo tentavano di emulare la pittura con la fotografia, operazione che raramente riusciva.
Uno dei meriti di Lewis Carroll fotografo fu quello di sapersi distaccare da certe valutazioni pregiudiziali interpretando il mezzo fotografico semplicemente per quello che è, riuscendo quindi a raggiungere livelli estetici di grande valore compositivo e contenutistico. I suoi ritratti, rispetto a quelli dei fotografi professionisti, mostravano sempre immagini molto semplici, in cui i soggetti venivano ripresi su fondi neutri, soprattutto non ritoccava mai le sue immagini.

Louisa MacDonald con quattro delle sue figlie e Lewis Carroll

Uno dei suoi tratti caratteristici era fotografare i soggetti a figura intera, le bambine che ritraeva erano in pose neutre, quasi sempre con un'espressione seria e profondamente malinconica. Brassaï volle vederci il tentativo del fotografo di fermare il tempo verso un desiderio di vivere sempre nell’età dell’innocenza, forse il vero motivo che lo spinse a rappresentare il mondo dei più piccoli nella letteratura come nella fotografia. Tra il suo amore per le bambine, i mondi fantastici e la morte come fine della giovinezza individuamo i cardini della fotografia di Lewis Carroll. La fotografia compiva un prodigio del tutto speciale: fermava il tempo.
Il professore, forse grazie alle sue manie, al suo entusiasmo per il bello e alle indubbie capacità artistiche, capì immediatamente la portata epocale di quell’invenzione a cui era stato iniziato da un suo zio. Riguardo al tema e alle accuse di pedofila constatiamo solamente che era lui stesso a concordare con le madri delle piccole il tipo di ritratto da farsi e in alcuni casi la possibilità di scattare dei nudi.
Quelle immagini più compromettenti furono tutte restituite alle genitrici oppure bruciate finché egli smise del tutto di produrre certe fotografie, forse perché le dicerie sul suo conto si stavano facendo fin troppo pesanti. Così il suo nome smise di essere legato a quello della fotografia
Ha scritto Brassaï:
“L’intera vita amorosa di Lewis Carroll fu mediata dalla fotografia, passò attraverso di essa. Era il suo paese delle meraviglie, l’altro lato dello specchio”.





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