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di Ilaria Ravarino


Un classico del porno in pellicola, recentemente restaurato. Creativo e ricco di humor, questo musical è un piccolo gioiello del cinema a luci rosse

Alice nel paese delle Pornomeraviglie di Bud Townsend

Mr. Rabbit? Mr. Rabbit, where are you?, cinguettava nel 1976 l’Alice del musical di Bud Townsend, smarrita nel Paese delle meraviglie dopo aver respinto per l’ennesima volta le avances del povero Steve, il fidanzato di una vita. Solo che l’Alice in questione non è una ragazzina ma ha il volto candidamente seduttivo di una giovane donna, Kristine DeBell: e il Bianconiglio non è affatto un animale, bensì un uomo in carne e ossa con le orecchie da lepre, la bombetta, gli occhiali sul naso e qualche attributo talmente fuori norma da giustificare l’insistente interessamento della fanciulla.
La locandina di Alice nel paese delle Pornomeraviglie di Bud TownsendCreativo, fantasioso, ricco di humor, attentamente recitato e ben diretto dal regista di A cena con la signora omicidi, Bud Townsend, Alice in Wonderland: An X-Rated Musical Fantasy (Alice nel paese delle pornomeraviglie nella versione italiana) è un piccolo gioiello della golden era del cinema a luci rosse, uscito in sala il 10 dicembre del 1976, tre anni dopo il boom scatenato da Gola Profonda di Gerard Damiano, e subito diventato uno dei maggiori successi del mondo hardcore. Più di novanta milioni di dollari accumulati nei botteghini d’America, una seconda versione “director’s cut” nel 1978, grande successo in home video, da tre anni disponibile anche in DVD e recentemente restaurato in occasione dell’ultimo Porn Film Festival di Berlino, l’Alice di Townsend fu solo uno dei tanti colpi di genio del guru dei film per adulti Bill Osco, produttore del pionieristico Mona (1970), del suo sequel Harlot (1971) e del film in stop motion Flesh Gordon (1974). Acquisiti i diritti della storia, Osco decise di produrre in tandem con la 20th Century Fox una versione “soft porno” della favola di Carroll, prendendo le mosse dal romanzo per esasperarne, con buona dose di ironia, le situazioni più ambigue. Nei panni di Alice scelse la debuttante ventiduennenne Kristine De Bell (in seguito recuperata dalla TV mainstream con qualche apparizione nella serie dei CHiPs e qui alla sua prima e ultima prova nel porno), circondandola di attori della sua scuderia (come l’Humpty Dumpty Bucky Searles), qualche giovane promessa (il Bianconiglio Lerry Gelman è oggi un volto noto di E.R.) e una manciata di conigliette prese in prestito dalle copertine di Playboy.
Come nel romanzo la storia prende le mosse da un sogno di Alice, qui casta bibliotecaria corteggiata un po’ troppo insistentemente da uno spasimante. Alice, ci spiega lei subito gorgheggiando una pudica canzone da musical classico, non si ritiene pronta per “il grande passo”. Non essendo ancora sessualmente libera, in effetti, la ragazza non è in grado nemmeno di immaginare quali meraviglie la aspettino nel letto del suo Steve: a spiegarglielo, iniziandola al sesso in tutte le sue varianti, ci penserà il Bianconiglio. Sotto la sua sapiente guida Alice si inoltrerà nel Paese delle meraviglie collezionando una scoperta dopo l’altra, costretta alla semi-nudità dopo aver ingerito un fungo magico che ha ridotto ulteriormente le dimensioni del suo abitino già piuttosto striminzito: alle prese con l’impotenza di Humpty Dumpty, con le misure dei cappelli (e non solo) del Cappellaio Matto, poi zelante apprendista delle cinquanta posizioni insegnate dal popolo di Wonderland e infine preda consenziente delle punizioni della Regina di Cuori, Alice scoprirà la libera sessualità senza mai perdere l’aria innocente di chi coltiva una curiosità sana e priva di malizia.
Piccolo miracolo di contaminazioni insolite tra fiaba, musical, psichedelia e porno, mai veramente volgare ma più esplicito di un manuale, Alice in Wonderland: An X-Rated Musical Fantasy può contare anche su alcuni ottimi numeri musicali (con strepitose parti in karaoke) e di danza, e su una regia che lascia spesso intendere che ciò che accade al di fuori dello schermo sia ancora più divertente di quel che succede davanti. "It’s not for kids", ovviamente, come avverte il castissimo trailer, eppure più che un film pornografico Alice pare un film per adulti, naive e genuino, scanzonato e divertente. Capace di far sorridere e arrossire persino quei bambini che venticinque anni prima, e con tutt’altre intenzioni, nel paese delle meraviglie ci erano finiti seguendo il bianconiglio anni Cinquanta di Walt Disney.






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