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  • Intervista a Chris Columbus: da Mamma ho perso l'aereo a Percy Jackson
di Federica Aliano


Abbiamo incontrato a Roma il regista che ha lanciato nel firmamento tante giovani star. Tra amarcord e nuovi fantasy

Chris Columbus

Percy Jackson potrebbe essere la nuova saga fantasy in grado di catturare l'attenzione di un pubblico tweeny, soprattutto perché ad avviare il possibile (e auspicabile) franchise è Chris Columbus, quello stesso regista che portò sul grande schermo i primi due adattamenti di Harry Potter e Mamma ho perso l'aereo.
Mani piccolissime, sguardo da furetto e una evidente spiccata sensibilità per i giovanissimi e i loro sentimenti, Columbus sembra aver appreso la lezione del suo più grande predecessore: John Huges. Senza raggiungere le sue vette, il regista ne cerca però di carpire l'anima...

A cosa ti sei ispirato per inventare il mondo degli dei? Di solito si immagina un regno fra le nuvole...
Proprio perché avevo visto i vecchi film in cui gli dei vivevano sulle nuvole e vestivano con le tuniche, ho deciso che non poteva essere questo il tipo di Olimpo che volevo ricreare. Volevo che gli dei fossero persone forti, potenti, che si preparassero veramente allo scontro, e quindi li ho rappresentati come un qualcosa di minaccioso, anzi come se potessero far presagire qualcosa di minaccioso, di pesante. Li ho voluti vestire non con tuniche bianche fluttuanti, ma con armature, pronti ad andare in guerra. Per esempio per Medusa ho pensato che avevo bisogno di trovare un’attrice che fosse in grado di interpretare un tipo di donna così letale, così pericolosa, e al contempo affascinante, e mi è venuta in mente Uma Turman proprio perché lei è così attraente in Kill Bill 1 e 2... D’altro canto ho anche pensato che questa donna convive da secoli e secoli con i serpenti sulla sua testa e così le ho detto: “Fai quello che ti pare, muoviti liberamente, gioca con i personaggi come preferisci, perché saranno gli animatori ad adattare i serpenti ad ogni tuo movimento”.

Hai creato un nuovo supereroe guardando alla mitologia piuttosto che ai fumetti americani?
Credo che la grande maggioranza degli eroi dei fumetti siano in realtà basati sulla mitologia greca: fondamentalmente il tema centrale che li percorre tutti è quello del supereroe che in realtà è una persona, un essere umano con dei difetti. Ad esempio, Spiderman è un superoe che aveva una serie di problematiche e tutti gli eroi della Marvel hanno delle cose che si trascinano dietro, dei problemi: è proprio questo lato che rende le storie basate sulla mitologia greca interessanti ed eterne perché sono grandiose e vengono tramandate di generazione in generazione.

Questo film è diverso da altri in cui c’è il ritrovamento di un padre. Hercules della Disney, per esempio, esulta quando scopre di essere un semidio; Percy invece, quando incontra suo padre si pone con un atteggiamento che dice ‘Sarai anche Nettuno, ma non ti sei mai fatto vivo’. Essere un semidio è visto come qualcosa che potrebbe avere anche dei risvolti negativi, c’è molta umanità. Molto materiale su cui lavorare... magari in un sequel?
In effetti uno dei temi molto interessanti che ho subito notato quando mia figlia mi ha parlato del libro è che il protagonista è dislessico. Anche mia figlia ha lo stesso problema di Percy Jackson e la lettura di questo libro l’aveva incoraggiata, le aveva dato una forte spinta. Percy ha vari problemi ma poi, sia nel libro che nel film, il suo difetto si trasforma in un vantaggio perché la dislessia gli consente di tradurre il greco antico in inglese. Questo aspetto umano del personaggio, che emerge proprio quando incontra il padre e vive un momento di sofferenza, è stato un aspetto positivo che ho ritrovato in Logan. Abbiamo parlato di questi anni di dolore e di sofferenza del suo personaggio che è un ragazzo ferito, che soffre per non aver mai conosciuto il padre. Dopo tanto tempo si incontrano e lui non trova cool essere il figlio di Poseidone: in realtà questo incontro è un qualcosa che rimane irrisolto. Infatti i due si danno la mano, ma non si abbracciano, nessuno dice “è bello poterti vedere”. Un’altra cosa che mi è piaciuta è che gli dei sono estremamente egoisti, fanno le cose solo per perseguire il proprio interesse, mentre i semidei sono personaggi dotati di una grande carica umana e sono sicuro, per rispondere alla domanda, che questo sarà un elemento che si potrà ulteriormente esplorare.

In conferenza hai lodato il protagonista, e gli hai augurato una carriera fiorente come attore anche in ruoli diversi. In realtà di solito in saghe come questa gli attori finiscono con il rimanere vincolati al personaggio e hanno più difficoltà ad avere una carriera interessante...
Ci sono attori che smentiscono questa convinzione: come Tobey Maguire, che è bravissimo come Spiderman, ma poi ha interpretato anche altri ruoli, o Harrison Ford, che è riuscito a rompere quella specie di scatola che lo rinchiudeva nel personaggio di Jan Solo, o anche Christian Bale, che è un fantastico Batman, ma è in grado di interpretare molti altri ruoli anche molto diversi.

Ma ciò non è accaduto con Daniel Radcliffe...
Rispetto a Logan partiamo da due basi completamente diverse: quando Daniel ha iniziato a lavorare con noi aveva undici anni e come esperienza alle spalle aveva solo un piccolissimo film per la televsione; tutti e tre i ragazzi praticamente non avevano alcuna esperienza di recitazione. Infatti per me girare il primo Harry Potter è stato come insegnare recitazione ogni minuto. Soltanto al terzo film siamo riusciti a realizzare una sequenza in un solo momento senza dover continuamente fermare l’azione per poter sistemare l’aspetto recitativo. Tra l’altro ho visto Daniel in teatro e posso dire che è fantastico e che non ha nulla a che vedere con Harry Potter. Con Logan si parte da un’altra base, ha già esperienza e sono sicuro che farà tantissima strada.

La tua specialità sembra essere quella di dirigere attori molto giovani, da Macaulay Culkin a Logan...
Va detto che ragazzi come Macaulay Culkin o Daniel Radcliffe o gli altri di Harry Potter è stato come una sorta di lezione di recitazione individuale; per questi altri come Alexandra, Logan e il resto del cast di questo film non è stato così. Avevano già una certa esperienza, anche se io li chiamo ragazzi, hanno già vent’anni, solo Logan ne ha appena compiuti diciotto. Ma quello che mi piace di più del lavorare con i giovani è che loro portano sul set un entusiasmo, una voglia, una carica, un qualcosa di fresco e di nuovo che secondo me è molto molto importante. Mi sono sempre detto di non voler diventare come quei vecchi antipatici, odiosi e cinici che dicono ai giovanoi attori di togliersi dalle scatole, perché la loro presenza mi ricorda sempre da dove sono partito, cosa mi dava entusiamo, cosa mi ha spinto a fare quello che faccio. È importante avere queste persone intorno che arrivano con una carica e con una freschezza che non ha paragoni.

Hai lanciato molte baby star: in che modo le dirigi o le metti in guardia da ciò che li aspetta?
In realtà quello che cerco di fare è innanzitutto far capire loro che questo è un lavoro fantastico. L’obiettivo che ho è far sì che comunque realizzino che quello che fanno è lavoro e che non deve interferire con la vita privata. Cerco di spiegare loro che quando sono con gli amici e con la famiglia devono tornare con i piedi per terra senza prendersi troppo seriamente, che la realtà è un’altra cosa, che sono molto fortunati a fare una lavoro di questo genere, ma che è importante che non si definiscano attraverso il loro mestiere. Anche se poi saranno delle star devono tornare ad essere umani nei loro rapporti. Devono prendere seriamente il lavoro ma, una volta finito, si torna ad essere delle persone normali, comuni. Questo è quello che sono riuscito a fare con i ragazzi di Harry Potter, che secondo me sono diventati delle persone meravigliose. Con Logan e Alex posso discutere e parlare, ma sono un po’ più cresciuti e hanno una vastissima esperienza. Logan ha cominciato tantissimi anni fa. Quello che cerco di dare loro è un esempio, cerco di mostrare loro come mi comporto io, per esempio il fatto di stare lontano da Hollywood, di non fasri prendere la mano da prime, personal trainer, cuoco personale e da tutte le cose di questo genere che in realtà non sono poi così importanti.

Stanno preparando Gremlins 3. Tu sei stato contattato? Cosa ne pensi?
Ne ho letto su internet, ne ho sentito parlare, ma non ne so niente. Ieri mattina ero a Londra e, mentre facevamo colazione, ho chiesto a Steven Spielberg la stessa cosa e anche lui ha risposto di non saperne niente e di avrelo letto su internet.





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