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  • Blood - Intervista a Cristiano Baricelli
di Andrea Grieco


"Cerco il modo di far sentire l’urlo delle mie creature attraverso le immagini". L'artista ligure ci spiega il suo progetto che mescola sangue e inchiostro

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Le previsioni artistiche annunciano l'arrivo della perturbazione Cristiano Baricelli, che esplode in quel di Genova con una pioggia di sangue che si abbatterà sugli spazi espositivi del Centro Civico Buranello, in occasione delle tante iniziative comprese dall'Artefatti, festival dedicato alle diverse forme espressive voluto da un gruppo nutrito di autori con la collaborazione del Comune del capoluogo ligure, e dove si vedranno i nuovi lavori dell'autore appartenenti al suo progetto Blood. Opere in cui il fluido ematico diviene materia grafico-formale, commistionandosi con testure d'inchiostro per modellare entità archetipiche sospese in atmosfere inquietanti.
Il giovane artista ligure, con il susseguirsi delle tecniche sperimentate, continua la sua esplorazione visiva lasciando che dalla disintegrazione e (ri)combinazione del dato fenomenico affiori una simbologia arcana e perturbante. Un percorso soggettivo che si tramuta in esperienza corroborante per lo spettatore, e di cui abbiamo ripercorso alcune tappe fondamentali assieme all'autore.

Nei tuoi lavori si evince una predilezione per un mezzo espressivo inusuale e indubbiamente suggestivo come la penna a sfera. Come sei arrivato a questa scelta?
Quando ho iniziato a disegnare, a quindici o sedici anni, utilizzavo la matita. Nel 1997 ho provato per caso a disegnare con la penna a sfera BIC, senza riuscire tuttavia a ottenere le sfumature desiderate. Con il tempo e lo studio ho sviluppato un maggiore controllo dello strumento e della mano, arrivando a ottenere un effetto omogeneo, simile all’acquaforte. Enrica, di Cristiano BaricelliMi capita spesso di dover specificare e precisare la mia tecnica, poiché molti confondono i miei disegni a penna con incisioni. Ho creato una mia personale suddivisione delle penne, dalla più morbida alla più dura, come avviene con le matite. Nelle penne nuove, non ancora utilizzate, l’inchiostro tende a scendere lentamente dando un tratto più “duro”, come per le matite 6H. Al contrario, nelle penne utilizzate a lungo, quasi esaurite, l’inchiostro tende ad uscire più velocemente, tanto che a volte si ottengono addirittura delle gocce. Il tratto, in questo caso, è molto morbido, come con le matite 5B; utilizzando quindi l’una o l’altra rifinisco o riempio grosse campiture. L’effetto del disegno dipende inoltre anche dal tipo di carta e dal calibro della forza della mia mano. Mi trovo decisamente meglio con carte ruvide che mi consentono di ottenere particolari più precisi.

Quanto è casuale o determinante il fatto che nei tuoi disegni figurino spesso creature infantili, così facilmente associabili all'uso della BIC?
Nei miei disegni compaiono spesso figure infantili è vero, ma sinceramente non so spiegarne il motivo. Forse nel mio inconscio si possono trovare delle risposte o forse no. Negli ultimi lavori le figure infantili hanno preso forme diverse, come se stessero evolvendo o crescendo. L’evoluzione è fondamentale per me, com'è fondamentale la passione che pervade tutto quello che sto creando.

Alterni e fondi diverse tecniche e gli innesti materici non sono rari nei tuoi lavori: che impulso scatena questa modalità operativa e qual è la logica che segui nel dar forma all'idea?
Per un periodo ho usato innesti materici e colore. L’impulso che ha originato l’utilizzo di questo tipo di attitudine è stata semplicemente la voglia di sperimentare nuovi materiali così da creare nuove forme, nuove composizioni ed equilibri. Tutto nasce in corso d’opera, parto sempre da una figura; quando inizio un disegno non so mai cosa realizzerò ed il bello è proprio questo, si tratta di una sorpresa fino alla fine.

È vero che un'opera d'arte, per essere tale, deve necessariamente sfuggire al controllo assoluto del proprio autore, ma nel tuo caso sembra addirittura avvertire la natura in fieri, indomabile di ogni linea, punto e segno impresso sulla carta. Chi decide il senso di quel che alla fine prende forma?
Alessandro, di Cristiano BaricelliInizialmente sono io a decidere, poi il caso, poi l’errore da cui può nascere un particolare o una sfumatura imprevista.

Come nasce il progetto Blood? Che analogia o rapporto credi ci sia tra l'inchiostro e il sangue?
Il progetto Blood nasce casualmente nel 2006: un’amica si ferì lievemente un dito ed io pensai di macchiare il foglio con il suo sangue. Da quel momento decisi di chiedere a diversi amici di lasciare la propria impronta “blood” sui miei disegni. Iniziai così la prima serie formata da trentaquattro disegni totalmente a penna BIC e sangue, senza inserimenti di altre tecniche. Ogni disegno era accompagnato da un cartellino che riportava i dati del “donatore”: fototessera, gruppo sanguigno, data di nascita. Ho apprezzato molto il gesto degli amici-donatori, in particolar modo di quelli che dimostravano di avere più paura nel bucarsi il dito per far uscire il sangue (la maggior parte). Ho notato che l’atto della “donazione”, non solo suscita paura ma, in alcuni soggetti, esalta egocentrismo e narcisismo. La seconda serie Blood, si differenzia dalla prima sia per i diversi “donatori”, sia per i soggetti rappresentati, più stilizzati e meno delicati rispetto alla prima serie.

Le tue ibridazioni tecniche danno origine ad altrettante epifanie fisico-visive: fluidi e brani del corpo acquistano autonomia o si vanno a comporre in un modello tutt'altro che precostituito della macchina umana.
Il corpo ha un ruolo molto importante, quando inizio un disegno parto sempre da una figura e poi da lì lavoro intorno, smembrando la figura iniziale.

Un'altra sensazione strana è che ad immaginare un “fuori campo” sonoro per i tuoi lavori si fa fatica a sentire qualcosa che non siano urla e lamenti. Puoi spiegarci questa sensazione e, più in generale, la tua relazione con la musica?
Mentre creo, la musica ha un ruolo molto importante. Di solito prediligo colonne sonore di compositori come Michael Nyman, autore delle musiche del film Lezioni di piano e di molti film di Peter Greenaway, oppure la musica di Bernard Herrmann, compositore di diverse colonne sonore per i film di Alfred Hitchcock. Ascolto generi musicali differenti, ma nel momento della creazione ho bisogno di qualcosa che mi dia serenità e che al contempo mi lasci vagare con la mente, cercando una sorta di equilibrio interiore. Come nel caso di alcuni film, uno tra tutti Arancia Meccanica, musica e immagine vanno di pari passo: ecco, io cerco il modo di far sentire l’urlo delle mie creature attraverso le immagini, e quando ci riesco è una grande soddisfazione.

Se dovessi tracciare una mappa di influssi e derivazioni per il tuo stile e la tua sensibilità, chi o cosa ne rappresenterebbe i punti cardinali?
In generale per me i punti di riferimento sono gli artisti surrealisti ed espressionisti, nella pittura e nel cinema. Nella pittura cito ad esempio Francis Bacon ed Egon Schiele, e tra i contemporanei Lucian Freud. Nel cinema invece Lynch, Cronenenberg, Kubrick, Jodorowsky e molti altri.





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