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  • È complicato: ma com'è bello il sesso a cinquant'anni
di Valeria Roscioni


Solo sorrisi per la Meyers che torna all'attacco e scandaglia l'amore in relazione al divorzio

Meryl Streep e Alec Baldwin in È complicato di Nancy Meyers

Un trio di grandi nomi: Meryl Streep, Alec Baldwin e Steve Martin. Un cast che può contare su volti meno noti ma perfettamente in parte, tra cui vale di certo la pena citare il giovanissimo John Krasinski di cui si spera che sentiremo ancora parlare. Una regista decisamente avvezza ai toni della commedia che sia dietro la macchina da presa sia nei panni di sceneggiatrice ci aveva già divertiti, emozionati, sorpresi. Una produzione che tra montaggio, fotografia, scenografia e quant’altro ha deciso di non risparmiarsi nell’ingaggiare grandi nomi e grandi talenti. Un’idea di fondo in grado di conferire nuovo interesse ad un argomento ormai trattato e bistrattato come il divorzio, grazie ad un geniale stratagemma: un salto di dieci anni che colloca la traumatica separazione alle spalle dei protagonisti lasciando spazio ad un dopo abbastanza inesplorato e comunque sorprendente.
Dunque, se ci si concede un semplice gioco di parole, spiegare cosa di preciso non abbia funzionato nel momento in cui da progetto È complicato è diventato pellicola è, per così dire… complicato. Non si spiega come la ricetta perfetta, e il paragone culinario non è casuale dato che Jane, la protagonista, è un’ottima cuoca che vuole ristrutturare la propria cucina, abbia prodotto un soufflé che, sebbene non risulti preoccupante come quello di Haudrey Hepburn in Sabrina, non riesce di certo a crescere come dovrebbe.
Eppure, nonostante l’impressione che la commedia non decolli quanto e come dovrebbe e potrebbe, il divertimento è assicurato non solo in determinate scene che ricalcano modus narrandi già sperimentati dalla Meyers, evergreen che ammiccano a Tutto può succedere, ma anche nella fruizione della pellicola nel suo insieme, nella sua fotografia luminosa, nella sua quotidianità immortalata, nel suo parlare, comunque, di un amore che sa essere scanzonato ma anche toccare nel profondo. Proprio in questa capacità di stimolare riflessioni altre e di dar vita a temi profondamente attuali in un modo fresco e particolarmente realistico sta il fascino maggiore di È complicato, che fotografa qualcosa che sta accadendo sotto i nostri occhi e che forse ancora non siamo riusciti a cogliere nella sua interezza: i cinquant’anni, per uomini e donne, non sono più solo il momento in cui cominciare a sentirsi meno giovani, ma anche un’occasione per mettersi di nuovo in gioco, per vivere quasi una nuova adolescenza dotati, questa volta, di un senso di saggezza che permetta loro di non fare troppo male a loro stessi e ai loro cari. La generazione che ha visto aumentare sproporzionatamente il numero dei divorzi, dei lifting e degli interventi di chirurgia plastica in genere nasconde al suo interno donne come Jane, belle, intelligenti, che hanno spauto rifarsi una vita, piene di passione e di voglia di amare, ed è per questo che troviamo Meryl Streep in una commedia romantica che mette in scena un triangolo al centro del quale probabilmente negli anni Novanta avremmo trovato Julia Roberts. Così prende vita non solo una storia, ma un’intera famiglia in cui è facile riconoscersi, in cui ogni personaggio ha un percorso emotivo che traspare dai suoi più piccoli gesti; una strana commistione tra i dolorosi effetti della vita reale, un divorzio non è mai divertente, e la sottile ironia che essi inevitabilmente contengono: davvero, davvero complicato trovare un equilibrio.





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