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23 maggio 2012  



  • Letture - Fumetti - Manga
  • Astroboy - il manga di Osamu Tezuka
di Andrea Grieco


Il capolavoro di Tezuka, imprescindibile capostipite di innumerevoli manga, è una parabola di giustizia nello scenario post-atomico giapponese

Astroboy di Osamu Tezuka

Che si appartenga alla generazione che negli anni Ottanta rimaste incantate dalla seconda e unica serie animata di Astroboy trasmessa in Italia, o che si siano conosciute le avventure di “Atom dal braccio di ferro” attraverso la recente mega-produzione hollywoodiana o dalla reinvenzione del personaggio e della sua storia ad opera di Naoki Urasawa, il quale con Pluto ha forse scritto la parola definitiva in merito al robot più amato del mondo, non è possibile prescindere dal capolavoro di Osamu Tezuka da cui tutto si è originato. Ed è probabile che proprio la scia solcata dagli ultimi, succitati esempi di ammirati e ponderati rifacimenti, abbia suggerito alla Planet Manga di editare una selezione delle storie più significative di Astroboy, in cinque fantastici volumi raccolti in un cofanetto plastificato davvero elegante. Una veste grafica curatissima per un fumetto che ha un'importanza a dir poco planetaria, alla pari, piaccia o meno, del Topolino di Walt Disney.
La cover del primo albo di Astroboy, capolavoro manga di Osamu Tezuka, edito in Italia da Planet MangaCome lo stesso Tezuka racconta in una breve storia a fumetti riprodotta in appendice al primo dei volumi presentati, fu quasi per caso che vide la luce la storia di Tobio, figlio del geniale Dottor Tenma, che quasi impazzito alla morte del suo amato bambino decide di costruire un robot che ne abbia le stesse sembianze. All'epoca infatti, il padre di tutti i mangaka si era conquistato un certo prestigio come disegnatore di classici della letteratura e come autore di graphic novel, e solo da poco aveva iniziato a cimentarsi con la pubblicazione di opere a puntate, ed era già impegnato con la serializzazione di Jungle Taitei (da noi noto come Kimba, il leone bianco) quando nel 1950 i responsabili della rivista Shonen gli commissionarono un lavoro ispirato alla bomba H, cosa alquanto ovvia per un paese come il Giappone che aveva sperimentato gli esiti nefasti dell'ordigno restandone indelebilmente segnato. Altra condizione necessaria dettata dal colosso editoriale, a prescindere dall'argomento che il prolifico Tezuka sarebbe stato in grado di inventare, era che fosse mantenuta la parola atomo nel titolo della striscia che avrebbe avuto regolare periodizzazione.
Premesse inusuali, che inizialmente spiazzarono “il dio dei manga”, il quale riuscì a completare soltanto pochi numeri di una storia chiamata Atom Taishi (L'ambasciatore dell'atomo), dove soltantanto nel terzo episodio compariva per la prima volta quello che, sviluppato, sarebbe diventato Astroboy. Non mancò molto affinché Tetzuka individuasse le vere potenzialità insite in questa sua creatura, e così nel 1952 il personaggio si avvia a conquistare prima il sud-est asiatico e poi gli USA, con tirature da capogiro e adattamenti televisivi che ne consacrarono il successo.
La formula alla base della fama di Astroboy sta nel carattere limpido del personaggio, che lo rese da subito adatto alla fruizione dei piccoli di tutto il mondo; un'eleganza e pulizia che l'autore estende al suo tratto, estremamente fantasioso e piacevole. Una volta definita l'indole “umana” di Atom, Tetzuka si sente libero di lanciare il suo eroe in ogni sorta di avventura e peripezia, con la certezza, ingenua quanto si vuole ma sempre coinvolgente ed emozionante, che alla fine saranno sempre le virtù del piccolo robot a prevalere.
Non ci saranno quindi freni per l'estro del disegnatore, che inventerà tanti stratagemmi per far sì che Atom superi i confini del Giappone, il cui governo, nelle premesse del fumetto, ha deciso di non concedere alle intelligenze artificiali di uscire dal Paese per mantenere segreti i propri progetti cibernetici, e poter così affrontare ogni sorta di nemico e insidia. Storie impregnate di uno spiccato senso del divertimento, frutto della gioia per la creazione che Tetzuka (si percepisce in ogni singolo disegno) profondeva nel suo lavoro; quindi tavole pervase di ironia, ma anche dal lirismo di uno spirito eclettico, capace di spaziare tra suggestioni mitologiche, fantastiche, e anche sociali ed ecologiste, senza mai dimenticare, però, di dover imprimersi per sempre nel cuore di tutti i suoi lettori.





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