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  • The Lynch Pin: Mi chiamo Dan Lynch e per lavoro ammazzo la gente
di Pierpaolo Festa


Edward Burns dirige e interpreta una webseries su un sicario che vuole cambiare mestiere

Edward Burns in The Lynch Pin

Sceneggiatore, produttore, regista e attore, Edward Burns è uno che di certo crede nell’innovazione tecnologica, un film maker che cerca sempre di più di realizzare i “suoi film”, stando bene attento a non inciampare troppo contro gli schiaccianti meccanismi della fabbrica hollywoodiana. Basterebbe guardare i commenti nei suoi DVD per scoprire diverse tecniche con cui è possibile realizzare un film con “soli” duecentomila dollari e una camera digitale. Per farlo serve anche un po’ di coraggio: del resto si tratta dello stesso uomo che nel 1995 inseguì Robert Redford in ascensore per consegnargli una copia de I fratelli McMullen, un vero Cinderella movie che impressionò Redford e che finì per vincere il Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival di quell’anno.
Burns è stato uno dei pionieri della distribuzione cinematografica online, sin dalla commedia Purple Violets, il primo lungometraggio distribuito prima su iTunes e poi in DVD. La serie web The Lynch Pin è un altro dei suoi esperimenti. La formula è molto semplice: seguire i momenti chiave della vita di un sicario che ormai è stanco del suo lavoro e vuole chiamarsi fuori. Non sarà affatto facile perché, come da tradizione, più cerchi di uscirne, più ti ributtano dentro, al doppio del rischio. In questo mestiere bisogna prima rinunciare alla propria identità e poi lasciar andare anche qualsiasi segno di umanità. Voi non noterete mai questi professionisti mentre vi passano al fianco per strada e se proprio vi capiterà, allora sarà l’ultima cosa che vedrete. Per dieci episodi - tutti della durata media di quattro minuti - ci ritroviamo al fianco di Lynch (il cui nome in codice è Golden Harp) tra sanguinose passeggiate nel parco e omicidi in stanze d’albergo con susseguenti fughe sui tetti.
Con il suo humour da Irish New Yorker, Burns dà vita ad un duro che soltanto in apparenza si è rammollito, ma che è capace di diventare una macchina mortale nel giro di pochi secondi. E non gli manca nemmeno la simpatia, dal momento che il regista ci dà accesso ai suoi pensieri utilizzando per tutta la durata la voiceover del protagonista: i suoi concetti rapidi e precisi, nonché pieni di turpiloquio, su come fare un lavoro pulito evitando di lasciarci la pelle. Perfino quando non è in scena, continuiamo ad ascoltare le sue opinioni mentre davanti alla macchina da presa i cattivi preparano i loro progetti per eliminarlo. Lynch è ad un punto svolta della sua carriera, riuscirà a sopravvivere? Una cosa è certa: comunque vada, non potrà mai più essere al sicuro e gli toccherà sudare freddo ogni volta che metterà il piede fuori casa.
Girato in digitale e con un montaggio serrato che alterna primi piani, campi lunghi e stacchi improvvisi, The Lynch Pin è un bell’esperimento, il tentativo di lanciare una serie online, facile da seguire e talmente rapida che è inevitabile non essere trascinati direttamente all’interno della storia. Dopo aver diretto otto lungometraggi, Burns continua a saltare da un genere all’altro: il regista è capace di passare dalla commedia romantica (Il senso dell’amore) al dramma sentimentale (No Looking Back), al noir (l’inedito Ash Wednesday) fino al format ad episodi The Lynch Pin. Conoscere la sua filmografia significa soprattutto partecipare ad una vera e propria lezione su come fare cinema in maniera indipendente.
I dieci episodi di The Lynch Pin sono disponibili in versione originale sul sito ufficiale: www.goldenharp.net e su YouTube. Vi mostriamo il primo:







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