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23 maggio 2012  



  • Letture - Libri - Recensioni
  • Dictator - L'ombra di Cesare
di Ilario Pieri


Il primo volume delle trilogia firmata da Frediani ci presenta le ombre nella personalità di Cesare: personaggio osannato dalla storia, eppure conquistatore senza pietas

Dictator di Andrea Frediani

Due ragazzini cercano di conquistare “posti in prima fila” per assistere ad un grande spettacolo. L’azione però, osservata con assoluto stupore dai giovani spettatori, non si svolge né sulle assi di un palcoscenico né su uno schermo, ma si consuma in una strada alle porte di Roma nell’anno 88 a.C. Lo sguardo sorpreso dei due, divisi dai confini sociali (uno, Tito Labieno, appartiene al popolo mentre l’altro, Gaio Cesare, proviene da una delle famiglie più antiche di Roma) rivela, nella prosa agile ed emozionante del narratore Andrea Frediani, il segno dei tempi di quel passato per molti aspetti ancora presente. La copertina di Dictator - L'ombra di Cesare di Andrea Frediani, edito da Newton ComptonL’organizzazione di un esercito armato fino ai denti, i soldati di Silla, e la disperazione di una difesa guidata da un branco di uomini con pietre e bastoni, i volontari di Mario, si scontrano tra i vicoli della suburra della città sotto gli occhi dei due dodicenni i quali in pochi attimi si salvano la vita a vicenda, suggellando un’amicizia indissolubile e quasi eterna. Lo scrittore romano, da quel lontano giorno ci proietta a circa trenta anni dopo, su un campo di battaglia, nella Spagna nordoccidentale, dove il propretore di Roma, dopo l’ennesima vittoria, raccoglie i frutti insieme al suo amico, artefice di successi. La narrazione poi ci conduce anche in una società dominata dalla cupidigia dell’essere umano, dall’assoluta avidità e dal servilismo in favore di un potere da ottenere con ogni mezzo (lecito e non) per dimostrare la forza e l’orgoglio di dominare uno dei più importanti imperi mai sorti.
Dictator - l’ombra di Cesare è il primo volume di una trilogia dedicata a questo personaggio, emblema dello stratega ma anche dell’impavido condottiero certo di poter valicare ogni confine e superare ostacoli senza sottostare a nessuna legge politica e morale, al di fuori della propria. Frediani è abile, quasi come un piccolo Tom Clancy di casa nostra, nel descrivere minuziosamente ogni battaglia o scontro tanto da incollare il lettore ad ogni pagina, illudendolo di poter udire il clangore delle spade e l’imperiosità del comando.
La parte centrale del romanzo dunque si snoda attraverso piani strategici, azioni, punizioni esemplari, mosse e contromosse per teatri di morte dove il sangue scorre a fiumi senza l’ombra della benché minima pietas cristiana che ancora è di là da venire. Cesare avanza e annienta tutti gli antagonisti alla sua scalata, fuori e dentro le mura, sostenuto dalla fedeltà e dalla completa abnegazione del suo luogotenente e dei suoi soldati, dal più umile fante al più esperto legionario, e dalla protezione degli dei.
Il romanzo però non è soltanto la narrazione delle incredibili imprese (prima in Spagna e poi in Gallia) dell’eroe romano, ma getta uno sguardo approfondito sull’identità dello straniero, del diverso, originario di una terra da differenti usi e costumi, considerato dai romani come il barbaro da sottomettere per “civilizzare”. L’originalità del testo sta proprio in questo soffermarsi sulla tenacia di tante popolazioni che credono nella propria indipendenza e cercano fino alla fine di resistere con ogni mezzo alla violenza del più forte che fa di loro uno strumento per raggiungere il potere.
L’autore al quale si devono numerosi saggi su questo periodo storico, vincitore del premio Orient Express per la migliore opera di Romanistica con Gli assedi di Roma nel 1998 ci presenta le ombre di un personaggio osannato dalla Storia. L’insaziabile sete di Cesare di ottenere il dominio della città con ogni mezzo, descritta nel racconto, appare come un’aspirazione ripetuta attraverso i secoli, con altri volti, tentando coloro che "con scarso rispetto delle istituzioni e ambizioni personali che nulla hanno a cha fare con il bene dello Stato vorrebbero far scendere noi senatori, i più strenui difensori della Repubblica, a biechi compromessi, per assicurare loro un potere che richiama, neanche tanto velatamente, i tempi che ci auguravamo scomparsi dall’epoca della monarchia". Tale obiettivo, rincorso da Cesare per tutto il libro e quasi raggiunto, segnerà il colpo di scena nel romanzo poiché si può essere fedeli fino alla morte soltanto per ideali veramente condivisi.





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