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23 maggio 2012  



  • Letture - Libri - Recensioni
  • Il Battello del Delirio
di Andrea Grieco


Chi ha detto che George R.R. Martin è solamente un autore fantasy? La Gargoyle riporta sugli scaffali una perla della letteratura horror

Il Battello del Delirio

Ci sono romanzi la cui lettura vale quanto una scoperta preziosa, e Il Battello del Delirio appartiene senz'altro al novero di questi libri, capaci di avvincere e conquistare schiere di nuovi estimatori ogni qual volta vengono riproposti. Merito quindi alla Gargoyle Books che dà lustro a un titolo di George R.R. Martin per lungo tempo rimasto fuori dagli scaffali delle librerie. Non che all'autore statunitense manchi la notorietà, tutt'altro, ma questa sembra oggi tutta appannaggio del suo magniloquente ciclo delle Cronache del ghiaccio e del Fuoco, e a causa di una certa pigrizia molte case editrici tendono a trascurare le prove dello scrittore che hanno preceduto l'affresco fantasy, genere di cui Martin viene considerato, a ragione, ineguagliabile maestro.
Un atteggiamento a dir poco miope, questo, e un vero peccato per il lettore accanito in cerca di titoli esaltanti, perché con Il Battello del Delirio lo storyteller dimostra di essere a suo agio anche con l'horror, di cui padroneggia alla perfezione i meccanismi di funzionamento, senza mancare di insufflarvi quei caratteri che hanno reso inconfondibile il suo stile: una scrittura poderosa profusa nella descrizione minuziosa di ambienti e personaggi di situazioni e intrecci dal respiro epico. La copertina de Il Battello del Delirio di George R.R. MartinSe poi si aggiunge che la storia narrata è quella di esseri quasi immortali come i vampiri, allora è ancor più chiaro come Martin abbia potuto giocare una partita con mosse da vero fuoriclasse, scegliendo luoghi e tempi inusuali, ma stramaledettamente suggestivi ed efficaci, per questa personale rilettura dei revenant.
Da queste pagine infatti, si viene catapultati nella Luisiana del 1857, dove il capitano Abner Marsh ha da poco rischiato, a causa di una gelata, di perdere l'intera flotta di battelli a vapore con cui naviga e commercia sulle rive di un affluente del Mississippi. La sua esistenza verrà però completamente sconvolta nel momento in cui un misterioso e raffinato sconosciuto, Joshua York, gli offrirà la possibilità di costruire e guidare il battello più grande, sfarzoso e veloce che mai si sia visto. Varato come Fevre Dream, questo impressionante “legno” a ruota laterale si avvierà ad accogliere un'avventura mozzafiato, mentre un'altra efferata storia scorre ad essa parallela, con al timone un George Martin che lascia intuire che prima o poi le due serie di eventi entreranno in zona di collisione, facendo nuovamente cambiare rotta al romanzo. E gli esiti sono al cardiopalma, con sangue che zampilla copioso dalle giugulari e sfide tra battelli che si inseguono come fossero bighe romane o veicoli di Formula 1. Incredibile a dirsi, ma l'effetto generato dalla commistione di atmosfere e contesti apparentemente così dissimili tra loro è quanto di più eccitante sia stato prodotto in seno alla letteratura di genere. Risultato ottenuto soprattutto grazie alla sagacia dello scrittore, la cui versatilità e padronanza espressiva gli consentono di comunicare la forza di ogni atmosfera e il rilievo di tutti i caratteri.
Una scrittura sontuosa, barocca, anzi meglio, manieristicamente rutilante, ma mai leziosa o gratuita quella di Martin, capace di far percepire tanto il calore infernale sprigionato dalle caldaie che inceneriscono intere foreste per sprigionare l'energia necessaria a lanciare in corsa i mastodontici battelli, quanto di sentire l'oppressivo spasimo causato agli antichi e malvagi esseri dalla “sete rossa”. Indimenticabili gli scambi di battute tra i due antitetici soci, il rude e corpulento Abner e il signorile Re dei vampiri, Joshua, che ingaggerà insieme al capitano una battaglia contro il più vetusto e spietato signore del popolo della notte. Il tutto narrato con il ritmo incalzante di una ballata e il tono solenne di un componimento romantico, con sottigliezze metalinguistiche che consentono a Martin di esprimere, per bocca dei suoi personaggi, il suo modo di intendere l'arte della prosa che, come la versificazione, ha la stessa necessaria valenza degli intarsi e dei fregi che impreziosiscono finanche i fumaioli dell'elegante Fevre Dream: senza tali ornamenti il battello potrebbe ugualmente scorrere sulle acque, ma quale grave perdita sarebbe per la bellezza e tutti gli inguaribili lettori!





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