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  • Conversazione con Emily Blunt
di Federica Aliano


A Roma in occasione del lancio di Wolfman, Miss Blunt ci ha parlato di tutti i suoi film e non si è risparmiata nemmeno sulla sua vita personale...

Emily Blunt

Occhi intensi, sensualità innata ed elegante e talento da vendere. Quando abbiamo saputo che Alphabet City avrebbe incontrato Emily Blunt, uno dei volti più noti fra le giovani attrici, ma soprattutto un talento enorme che può solo sbocciare ancor di più negli anni, non stavamo nella pelle. Vuoi perché Il divaolo veste Prada è un film culto per chi scrive, vuoi perché ogni singola scelta di questa interprete britannica la porta sempre a una ulteriore crescita professionale. Dai film indipendenti come Sunshine Cleaning alle grosse produzioni britanniche come The Young Victoria, fino agli studios, con Wolfman, Emily Blunt non è mai uguale a se stessa.
Linguaggio forbito, disponibilità e grande carisma: questo abbiamo riscontato in lei nella lunga chiacchierata che segue. Lontana dal divismo hollywoodiano, sembra proprio che Miss Blunt sia una donna vera... nonostante il suo aspetto perfetto.

Quanto è stato preoccupante il fatto che a poche settimane dall’inizio delle riprese il regista del film sia cambiato?
Sono stata le prima persona ad essere stata coinvolta nel progetto e scritturata per il ruolo, quindi ci sono dentro da tanto tempo e di certo è stato un qualcosa che disorienta il fatto che a sole due settimane dal primo ciack il regista sia andato via. Immagino di aver pensato che il film sarebbe saltato o quantomeno che le riprese sarebbero state rinviate. Quindi mi sento molto grata per la velocità con cui la produzione ha sostituito il regista. Joe Jonston ha portato la sua visione nel film in meno di un mese, sono rimasta impressionata. Hanno messo insieme un film da dieci milioni di dollari in così poco tempo... In un film così devi essere settata e concentrata sia sul personaggio sia sul fatto che poi ci saranno gli effetti speciali, le trasformazioni verranno aggiunte... Joe è un tipo molto aperto al dialogo, ascolta i suoi attori. Sì, mi sono un po’ spaventata quando Mark è andato via, ma credo che alla fine tutto sia andato come doveva andare.

Come donna, come simpatizzi con il sacrificio che il tuo personaggio fa, con il pericolo che corre?
È strano perché ho sempre pensato che sia una prerogativa femminile, una nostra caratteristica il pensiero di poter cambiare un uomo, ho conosciuto donne che hanno un ragazzo che è davvero una bestia e pensano di riuscire a cambiare il suo carattere... Ma sai, la verità è che ammiro il personaggio che ho interpretato. Credo che l’amore che lei prova in fondo sia egoista a dire il vero, che condanni Lawrence alla fine, pur cercando di farlo rimanere sempre sul suo livello umano.
A differenza di Antony Hopkins, che ha un modo di interpretare il suo personaggio molto animalesco, il modo in cui si muove anche quando è dentro la sua casa, Lawrence è morto dentro: come uomo, è già all’inferno. Lei è l’unica che può salvarlo e non farlo diventare così e lo fa con l’amore. Lei è quella che preme il grilletto e lo lascia agonizzante, sfruttando il fatto che lui è anche innamorato.

Hai detto durante la conferenza di essere attratta dai mostri...
Dipende da quanto è pelosa la bestia! Penso che in realtà molte persone siano affascinate dal lato oscuro di altre. Dal pericolo, il mistero, l’enigma che ci possono essere in un uomo o in una donna. Non necessariamente da qualcosa di mostruoso, ma di misterioso. Quel che ho detto è che comprendo tutto il rinnovato interesse nei confronti dei vampiri, degli zombie e di mostri di questo tipo. Ma ciò non significa che io sia attratta da un uomo troppo peloso!

Le difficoltà maggiori di questo ruolo?
Molti pensano che le parti più difficili siano quelle d’azione, invece il problema è che per la maggior parte del tempo il mio personaggio è passivo. Ho provato a renderla più attiva. Ho parlato molto con gli sceneggiatori per farla essere meno osservatrice. L’aspetto più delicato era farla crescere, soprattutto nella prima parte del film, è una parte molto emotiva, Gwen deve attraversare la perdita del suo fidanzato e intrattiene un rapporto d’amicizia con il fratello del marito morto, il che a quel tempo era un tabù. È molto confusa anche riguardo a suo suocero e poi scopre delle cose che non immaginava neppure. E credo che il tabù sia anche l’attrazione per lei. Credo che sarebbe stato troppo facile renderla melodrammatica. Ho cercato invece di far capire come lei, per la società dell’epoca, avesse emozioni molto forti, ma fosse anche costretta a tenerle come sott’acqua.

E difficoltà fisiche ne hai riscontrate?
Be’, come si può immaginare, con abiti del genere non è facile muoversi. C’è stato un giorno in cui giravamo la scena in cui l’uomo lupo mi attacca e Joe voleva che cadessi sulla schiena. Così ho fatto... e poi mi ritrovo con il mostro addosso. Joe ha detto che voleva girarla ancora e io, che stavo soffocando, ho detto: non esiste!

E il cavallo? Tu cavalchi alla perfezione se non sbaglio...
A dire il vero adoro quel cavallo perché è lo stesso che avevo sul set di The Young Victoria. Non ho problemi a cavalcare, e poi lui mi riconosceva. È davvero buono. Benicio è molto meno sicuro di me a cavallo. A volte era buffo.

Ne Il diavolo veste Prada hai dato molto al personaggio, cose che nel libro non c’erano. Qui il personaggio nel film originale non c’era. Se ci mettiamo anche The Young Victoria, c’è qualcosa che le accomuna tutte: diciamo che queste tre donne non possono esprimersi liberamente, o per la posizione o per l’etichetta... Hai lavorato sulle sfumature?
Non so, diciamo che sono attratta dai ruoli così, non credo nel rivelare tutto e subito di un personaggio, mi piace molto la complessità, concentrarmi su dettagli che fanno la caratteristica del personaggio, in modo che la gente possa guardare più da vicino e sapere cosa succede. Emily de Il divaolo veste Prada nel libro è semplicemente una stronza, è a senso unico e tu a un certo punto puoi dire: va bene, chi se ne frega di lei. Ma nel film ho la migliore battuta di tutto il copione! Intendo quella di quando lei è davvero disperata. Ho voluto rendere questa idea, di lei che non è soltanto una stronzetta, ma che è davvero disperata per questo lavoro, lo vuole fino allo stremo delle forze e vuole far parte di quel mondo. In generale invece, per me è più importante capire che fare. Quando interpreto un personaggio, più che sulla performance fisica, mi concentro su cosa davvero accade quando si perde un figlio, cosa davvero accade quando ci si separa da un marito, ecc. E questa cosa cerco di ottenerla senza guardare troppi film. Se interpreti un personaggio in una determinata situazione e cerchi l’ispirazione guardando troppi film, c’è il rischio che tu cada in un cliché. Invece credo che per le persone sia davvero dura superare le difficoltà, quindi è molto complesso interpretarle, e un attore è fortunato quando ha un ruolo da indagare così. Quando ho letto questo script, mi sono sentita fortunata perché Gwen sta passando un momento davvero complesso. Quando leggo i copioni, cerco dei personaggi che mi sorprendano, che mi lascino a bocca aperta. E sono convinta che un attore, come persona, possa arricchirsi personalmente interpretando un personaggio. Se cerchi più a fondo o se riconosci qualcuno che ti sta vicino in quelle situazioni, puoi arricchirti. E anche se non sei tu a dirigere, puoi scegliere, colmare i vuoti, enfatizzare una frase piuttosto che un’altra e caratterizzare così il tuo personaggio. Secondo me funziona anche il non semplificare le cose, ma complicarle in certi casi. Le persone sono complicate.

Seguendo il tuo discorso: molte attrici si lamentano che non ci sono buoni ruoli per le donne, ma da quello che dici, sembra che sia tu a cercarti il ruolo buono, intrigante, e se non è buono ce lo fai diventare...
Credo sia soggettivo. Quando leggo un ruolo posso trovarci delle cose buone anche se è un ruolo marginale. Dipende da quello che un’attrice cerca. Non sono d’accordo che non ci siano buoni ruoli per le donne; sono d’accordo nel dire che, sfortunatamente, nel cinema si tende a credere che siano gli uomini a fare la fortuna al botteghino, che le donne non facciano vendere i biglietti. Guarda Obama... Qui però stiamo parlando dei ruoli da protagonista, di quelli ce ne sono pochi. È difficile che trovi un film in cui la protagonista femminile è il motivo per cui tutti lo vanno a vedere. Molto più spesso la protagonista è il contraltare del lead role maschile, il che è davvero fastidioso.

È questo che chiedi ai tuoi agenti quando ti procacciano un ruolo?
Ho due agenti, una in UK, una in USA. E sono molto grata a entrambe perché sanno quando è tempo di farmi rallentare. Sanno che per come voglio lavorare non posso sentirmi sovraccarica. Mi fido molto di loro, quella negli USA non cerca di continuo di infilarmi in film che faranno un mucchio di soldi, sa che tipo di scelte voglio fare, per questo mi fido della sua opinione.

Ora che sei spesso a Hollywood, farai un film d’azione prima o poi?
Non so, non me lo sento molto nelle mie corde al momento. A dir la verità, sono molto pigra... davvero.

E cosa fai durante il giorno?
Cucino un sacco! E adoro il cibo italiano, credimi, non lo dico in ogni paese dove vado. Se mi chiedi: cosa cucini per pranzo?, io ti cucino la pasta più perfetta che possa fare. Ieri sera ho cucinato la pasta con i funghi e la salsiccia! Ora che ho la cucina che ho sempre desiderato, mi sento in Paradiso quando ci sono dentro! Mi piace cucinare anche il pollo e sono brava in qualche piatto giapponese. La carne la cucino bene, c’è un tipo d’arrosto che è la cosa migliore che ho fatto nella vita!

E come fai a essere così magra?
Vado in palestra. Se ti piace mangiare e vuoi essere in forma, devi fare workout come una pazza!
Faccio ginnastica, ne faccio tanta, e porto a spasso il mio cane di 83 libbre, ti assicuro che è faticoso...

E canti anche...
No, solo sotto la doccia...

E nelle soundtrack...
Non lo faccio più.

Quindi non c’è un musical nel tuo futuro?
Be’, forse! Sarebbe bello se finalmente realizzassero un biopic su Janis Joplin, mi piacerebbe esserci.

E in uno in cui si danza?
Perché no? Ho studiato danza. È davvero faticoso, preferisco la ginnastica, ma studierei per un musical.

Hai un segreto, qualcosa che ti aiuta a concentrarti prima di iniziare un film?
No, non proprio. Spesso però ascolto musica, cerco la musica che mi faccia entrare nel mood adatto per il ruolo. Per esempio, per The Young Victoria, mi sono fatta una playlist che ascoltavo ogni giorno. Di solito ascolto i Sigour Ross e i Rolling Stone, ma anche i Coldplay... dipende.

Per Wolfman ascoltavi qualcosa in particolare?
No, non per questo film. Ma mi piacerebbe avere la musica sul set quando si girano delle scene molto emotive. Aiuterebbe molto.

Ne Il diavolo veste Prada il tuo personaggio era sotto pressione psicologica, ma anche qui, per via degli elementi soprannaturali, lo è...
Sì, penso proprio di sì. Penso che a volte si senta come una bambina che vorrebbe solo svegliarsi dall’incubo e gridare. Penso di essermi concentrata molto su quello che lei all’inizio sia disposta a credere o no. Ho immaginato cosa lei potesse trovare intimidatorio e cosa pauroso degli elementi sovrannaturali, perché li puoi solo immaginare fino a che non sono stati realizzati al computer.

E della pressione di Emily ne Il diavolo veste Prada cosa mi dici?
Non saprei perché io ho un lavoro così diverso... Ringrazio il cielo di non essermi mai trovata in un ufficio con intorno la gente che ha lei. Non mi piace dovermi guardare le spalle, ogni lavoro ha la sua pressione psicologica, ma quella di quel tipo non credo potrei sopportarla. Per me è stato molto facile e piacevole uscire da quel personaggio.

Vorrei che mi confermassi una curiopsità su The Young Victoria: lo avete pensato come un teen movie?
Sì, certo, lo è! È una teen love story.

Loro non hanno ancora le email, quindi si mandano lettere; non possono farsi CD compilation, allora si mandano gli spartiti...
È così romantico, non trovi? Ma credo che la gente ancora apprezzi lo spedirsi lettere di carta. Io almeno lo apprezzo. È bello che in The Young Victoria il pubblico più giovane abbia fatto più caso alla storia d’amore, mentre il pubblico più adulto fosse più interessato agli elementi storici. Sai, è così evidente che il loro amore duri per sempre... in Inghilterra lo puoi vedere intorno a te...

Ti sei fatta una tua opinione personale su Albert e Victoria?
Credo che tra lei e Albert ci sia stato un vero, autentico incontro di anime. Credo che loro davvero si siano amati profondamente. Certo, era un matrimonio che comportava molti interessi, ma l’amore c’era davvero. Lui era un vero uomo, la ha aiutata molto in un momento storico in cui il paese doveva essere guidato e ha in certo senso mascolinizzato la sua figura. Non credo che lei lo abbia mai sostituito con un altro. Penso che fosse davvero addolorata quando lui è morto e non ho mai creduto alle dicerie che vogliono che lei abbia superato il lutto con un altro uomo. C’è la sua celebre frase in cui dice che nessuno la chiamerà mai più Victoria... perché lei per tutti gli altri sarebbe stata sempre la regina d’Inghilterra. Quando lui morì, lei disse anche “Come la gente si aspetta che possa andare avanti, quanto la mia anima è perduta?”. Era una donna davvero passionale e credeva davvero nel suo amore.





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