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06 febbraio 2012  



  • Letture - Fumetti - Graphic Novel
  • Ciccia. Una predilezione per Tina
di Andrea Grieco


La tensione creativa come atto pornografico per eccellenza. Finalmente anche in Italia l’opera di Dave Cooper, poliedrico e acclamatissimo artista canadese

Ciccia. Una predilezione per Tina

Strana sorte davvero ha riservato l’editoria italiana a Dave Cooper, poliedrico e acclamatissimo artista canadese, rimasto finora inedito nel nostro Paese che trova finalmente pubblicazione per i tipi della Comma 22 con un titolo importante e paradigmatico della sua prolifica produzione. Esce infatti Ciccia. Una predilezione per Tina, opera cerniera, verrebbe da dire metamorfica per Cooper, in quanto rappresenta il capitolo definitivo dell’ideale trilogia iniziata con Suckle e continuata con Crumple, e che a tutt'oggi rappresenta l’ultimo cimento dell’autore con l’arte sequenziale prima di abbandonarla per dedicarsi completamente all’altra sua grande passione: la pittura.
Ciccia, in originale Ripple, è un’opera di passaggio innanzitutto dal punto di vista stilistico, visto che Cooper ha poi trasferito integralmente su tela le ossessioni con cui ha impregnato tutte le sue storie provocatorie e perturbanti, tessute intorno ad un unico, oscuro oggetto del desiderio: la donna. La copertina di Ciccia. Una predilezione per Tina di Dave Cooper, edito da Comma 22A sottintendere l'allora trasformazione in fieri del Cooper fumettista restano i disegni magmatici con cui si snoda la vicenda di Tina, giunonica modella di un illustratore in cerca di ispirazione per il quale la ragazza non tarda a trasformarsi in una fisima deleteria. Il tratto dell'autore mantiene l’impronta graffiante e sgraziata tipica delle produzioni underground, ma già manifesta l'attitudine e la potenzialità espressiva di uno studio per quadro, del bozzetto pregnante di sviluppi, con un effetto che genera nel lettore un'ossimorica attrazione repulsiva. Il voluminoso corpo della protagonista, le sue forme trasbordanti trovano coerenza nel segno nervoso e incontenibile di Cooper, che rende palpabile la morbidezza e la sinuosità dell’adipe di Tina, la cui sensualità scaturisce da quegli stessi elementi del suo aspetto che, a prima vista, la renderebbero detestabile e repellente, e che, invece, si rivelano ammalianti e perverse armi di seduzione.
Dalle pagine di Ciccia sembra trasmettersi persino l'afrore degli amplessi che vanno facendosi sempre più audaci e fantasiosi, e sfogliando il volume per poco non ci si sporca le dita di tutti gli umori che secreti dalla febbricitante passione dei due amanti, complicata e intensificata dalla tensione creativa. Rivelandosi, quest'ultima, come il vero atto pornografico per eccellenza, più eccitante di un qualsiasi coito, più estenuante di una focosa penetrazione, con l'inchiostro e i colori che assumono la consistenza, la viscosità dei liquidi orgasmici.
Impossibile non precipitare nella mise en abyme che si produce dalla sovrapposizione delle nevrosi del protagonista maschile e quelle dell'autore, che spesso si abbandona ad un'autoreferenzialità che ha il sapore del congedo, come se già percepisse la fine della sua frequentazione col medium fumetto.
Della nona arte Cooper rimane comunque il cantore di ciò che si annida nei recessi incoffessabili della libido, ciò che per molti ingenera disgusto ed è sinonimo di oscenità o squallore, filtrato dalla sua sensibilità, acquista una sconcertante e fascinosa armonia, persino grazia, legittimata dalle regole che governano il suo intimo universo pulsionale. Non è un caso, quindi, che a scrivere l'introduzione di Ciccia sia stato David Cronenberg, il regista che ha fatto della mirabilia scaturita dalle disfunzioni psico-fisiche il suo vessillo. E che siano tavole di vignette e balloon o immense tele dove in un ambiente agreste si consumano copulazioni tra figure alla Botero come neanche nel Society di Bryan Yuzna, Cooper, in seno al pop-surrealism, continua la sua formalizzazione fantastica e destabilizzante della sessualità.






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