Il secondo episodio delle avventure di Tony Stark è inferiore al primo, ma la saga procede con interessanti prospettive
Quando due anni fa Iron Man approdò sugli schermi di tutto il mondo, il coro di consensi attorno a un film supereroistico finalmente più che soddisfacente, capace di emozionare, divertire e addirittura far riflettere, fu unanime. Robert Downey jr., assolutamente perfetto nel ruolo del miliardario scienziato produttore di armi all’avanguardia, ha rilanciato la sua carriera risorgendo dalle ceneri proprio come il suo personaggio e per queste e altre ragioni le aspettative nei confronti dell’episodio numero due, annunciato già tre giorni dopo la trionfale apertura al box office del primo, erano ovviamente altissime.
Si sa, i sequel quasi mai riescono a eguagliare l’originale, ma gli elementi per fare meglio in questo caso c’erano tutti: un cast quasi completamente confermato, con il solo cambio vantaggioso di Don Cheadle al posto di Terrence Howard, e un contorno di strepitosi comprimari come Mickey Rourke e Scarlett Johansson, fino a un perfetto Sam Rockwell, per non parlare delle infinite possibilità di evolvere l’universo di Tony Stark, anche in previsione di ulteriori spin-off già in produzione.
Eppure, Iron Man 2 non funziona bene come il primo, e non si tratta di un’avaria della mobile suite, ma della maledizione che spesso attanaglia gli episodi due delle saghe, destinati per forza di cose a essere momenti di transizione per personaggi e situazioni. Problema che si avverte fortissimo in questa seconda fatica firmata Jon Favreau, comunque ottimo in cabina di regia anche in questo caso. Purtroppo dubitiamo che questo film possa essere L’Impero colpisce ancora della Marvel, a causa soprattutto di un eccessivo lassismo in sede di sceneggiatura: troppi elementi risolti sbrigativamente, poco approfondimento dei nuovi caratteri, in particolare dei due cattivi di turno Rourke e Rockwell, specialmente il primo scelto più in quanto corpo cinematografico che per le sue sempre straordinarie qualità interpretative. Anche i personaggi che già conosciamo vengono tratteggiati in maniera compulsiva, senza un filo logico che conduca le loro azioni, elemento invece fondamentale all’interno dell’epica supereroistica.
Detto ciò, Iron Man 2 è un film cinematico e fracassone come è giusto che sia, a tratti ipertrofico e senza senso, ma in cui continua a trasparire un progetto più ampio, evidenziato soprattutto nella figura di Stark, spaccone e arrogante come nella serie Marvel e pericolosamente vicino all’Iron Man nazionalista e distorto delle elegiache Civil Wars. L’avvento prossimo degli Avengers aprirà nuovi orizzonti all’universo cinematografico dei supereroi della casa delle meraviglie e per ora in questo panorama la figura di Iron Stark inizia a incrinarsi, a non essere già più il rassicurante eroe da merchandising capace di portare la pace, ma un inquietante cavaliere pronto a passare al lato oscuro quando lo riterrà opportuno.
E fin quando dentro quel costume ci sarà Robert Downey jr, sappiamo che può accadere davvero qualunque cosa.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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