Dopo mesi di silenzio, il regista Roman Polanski, attualmente agli arresti domiciliari in attesa di processo per il reato di molestie su minore commesso nel 1977, ha parlato della sua situazione, attaccando le autorità svizzere e americane che vogliono estradarlo.
In un comunicato stampa, rilasciato il 2 maggio, il regista ha dichiarato: “Non proverò a chiedervi pietà per la mia vita. Vi chiedo solo di essere trattato onestamente proprio come tutti quanti”.
Negli anni Settanta Polanski scontò quarantadue giorni di prigione in California, ma fuggì poco prima che il giudice emettesse la sentenza.
“Non posso più rimanere in silenzio – ha continuato il regista - perché la richiesta per la mia estradizione alle autorità svizzere è basata su una bugia. Non posso più rimanere in silenzio perché gli Stati Uniti continuano a volere la mia estradizione, perché vogliono servire la mia testa su un piatto d’argento per i media di tutto il mondo, piuttosto che emettere una sentenza riguardante un accordo che è stato comunque preso trentatré anni fa”.
L’ultimo film di Polanski è il thriller L’uomo nell’ombra, vincitore a Berlino dell’Orso d’Argento alla migliore regia e attualmente nelle sale italiane.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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