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  • A Nightmare on Elm Street (prima parte): L'uomo nero non è morto/ha gli artigli come un corvo
di Andrea Grieco


In attesa che il reboot arrivi in Italia, ripercorriamo le tappe che hanno reso indelebile la paura di addormentarsi e di sognare

Freddy Krueger

Quando nel 1984 apparve sugli schermi A Nightmare on Elm Street. Dal Profondo della Notte l'horror squisitamente politico, inauguratosi con la generazione dei movie brats, iniziava ad eclissarsi, estinguendosi completamente sul finire del decennio per una sorta di fisiologico esaurimento aggravato dall'uso sempre più massiccio e gratuito di una CGI che renderà anemico e sterile il genere. Non prima, però, che un Wes Craven in stato di grazia, ispiratosi a fatti di cronaca riguardanti adolescenti morti inspiegabilmente durante il sonno e a personali quanto traumatici ricordi della propria infanzia, concepisse Fred Krueger, di sicuro tra i villain più infami e carismatici della storia del cinema, vera e propria icona sostanziata da un'archetipica malvagità.
Con questa pellicola Craven riesce nell'intento di fondere le due prevalenti anime dello slasher: quella metafisica e ancestrale rappresentata dal Michael Myers di Halloween, e quella squisitamente speculativa, truculenta e routinaria alla Jason Voorhees, il maniaco omicida della serie Venerdì 13. A rendere Freddy così terrificante è, infatti, lo script dello stesso regista, attento nel definire un carattere e un’identità “reale” del mostro oltremodo intollerabile, per poi immaginare di farlo agire nella dimensione onirica con altrettante implacabili crudeltà ed efferatezza.
Il poster originale di A Nightmare on Elm Street (1984)Durante la visione del capostipite della serie si apprende che Freddy in vita è stato un pedofilo assassino, tramutatosi poi in entità ineffabile che vive negli incubi dei figli di coloro che, decidendo di farsi giustizia da soli, lo imprigionarono nei locali delle caldaie della scuola della cittadina di Springwood presso la quale compiva i suoi delitti per dargli fuoco. Primo a subire le conseguenze della malsana vendetta di Freddy sarà il gruppo di adolescenti capitanati da Nancy, protagonista della pellicola e personaggio emblematico all'interno della continuity degli episodi successivi, quasi tutti immolati durante la fase R.E.M. sugli affilati artigli dello spietato babau.
Il Nightmare di Craven è un vero capolavoro, proprio in quanto si struttura come un testo esteticamente complesso e coerente con una miriade di suggestive letture, con implicazioni afferenti al favolistico, al mitologico, all'insanabile gap generazionale e finanche a questioni religiose. Il tutto frutto del lavoro meticoloso profuso rispetto ad ogni componente linguistica, con risultati che sfiorano il miracolo, visto anche il basso budget a disposizione per quello che a tutti gli effetti è il primo, vero film prodotto dall'allora indipendente New Line Cinema, in seguito divenuto un colosso in grado di finanziare opere magniloquenti come Il Signore degli Anelli.
Al regista basta la sequenza iniziale per definire subito l'ambientazione e l'atmosfera che domineranno l'intera pellicola: una manciata di inquadrature che mostrano la costruzione del guanto munito di affilatissime lame che diverrà il segno distintivo di Freddy insieme al logoro maglione a strisce verdi e rosse, al cappellaccio e all'epidermide orrendamente abbrustolita. Il decor è fatiscente, sporco e lurido come si conviene, e anche quando iniziano a scorrere i titoli di testa, in piena esperienza sensitiva, Craven riesce a restituire tutta la spiazzante logica spazio-temporale che governa i sogni, facendo aggirare la malcapitata vittima in un coacervo di fornaci, tubature, e gettiti di gas bollenti, ripresi come fossero un disegno di Escheer o un'incisione di Piranesi. Praticamente l'inferno.
Contribuisce all'inquietudine e alla tensione che serpeggiano perenni, lo score di Charles Bernstein, che ordisce una partitura di note e suoni sintetici agghiacciante, tra cui spicca il disturbante grattare delle lame di Freddy sulle superfici metalliche. Coadiuvano il tutto gli attori di un cast ben assortito e funzionale, composto sia da vecchie glorie del cinema come John Saxon, che da giovani promesse più o meno mantenute, dalla brava Heather Langenkamp nei panni di Nancy, al quasi esordiente Johnny Depp, fino a Robert Englund, colui che, almeno fino all'imminente reboot, incarnerà il diabolico Freddy rimanendo per sempre intrappolato nel ruolo.
Da antologia quasi tutte le uccisioni, che nel corso della serie si faranno sempre più bizzarre e articolate anche se non necessariamente riuscite: tra tutte, però, spiccano lo sbudellamento di Tina, l'amica del cuore di Nancy, in un momento che omaggia neanche tanto velatamente l'Esorcista di Friendkin, e il dissanguamento antigravitazionale di Glen, il fidanzato di Nancy, che viene letteralmente trasformato in un impressionante spruzzo ematico.
A poco servono all'eroina un rituale e un mantra dal sapore sciamanico per liberarsi di Freddy, il quale solo apparentemente sembra dissolversi come il Nosferatu ai primi raggi dell'alba, Nightmare infatti, si conclude con una lunga e concitata sequenza che sancisce l'impossibilità di discernere i confini tra il sogno, o meglio, l'incubo e la realtà. E poi la New Line ha già fiutato l'affare ed è pronta a mettere in cantiere il primo di una lunga serie di sequel.





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