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  • Shadow: sette note in nero
di Alessandro De Simone


Federico Zampaglione si butta sull’horror e confeziona un prodotto lodevole nel suo genere

Nuot Arquint in Shadow di Federico Zampaglione

Negli ultimi anni tanti artisti hanno scelto la strada della versatilità. Attori che fanno i cantanti, scrittori che fanno i registi e anche cantanti che fanno i registi, da Ligabue a Franco Battiato, fino a Federico Zampaglione. Il frontman dei Tiromancino, dopo un esordio non felicissimo con la commedia grottesca Nero bifamiliare, ha preferito per il suo secondo film abbracciare l’horror, un genere a lui particolarmente caro e con il quale è cinematograficamente cresciuto.
Shadow racconta la discesa all’Inferno di un reduce della guerra in Iraq che ha scelto la calma e la solitudine dei boschi per poter fare una breve vacanza in mountain bike e cercare di allontanare i demoni del conflitto dalla sua mente. Purtroppo l’incontro con una coppia di rudi e violenti cacciatori di frodo lo porterà in una spirale di follia apparentemente senza via d’uscita. Ma la vita può riservare sempre delle sorprese...
Zampaglione segue una sua passione e probabilmente anche per questo confeziona un film di genere assolutamente degno di nota, con tutti gli elementi al loro posto, la giusta suspence, una dose misurata di gore, ma soprattutto riesce a cogliere quel bisogno primario proprio del cinema horror di non essere un oggetto fine a se stesso, creato solo per fare paura e intrattenere. Shadow è un’opera pensata e, con un desiderio espresso in maniera eccellente, vuole essere un manifesto pacifista e ci riesce, pur avendo delle ingenuità sotto questo punto di vista che risultano alla fine essere quasi gradevoli, come potrebbero essere quelle di un ragazzo finalmente alle prese col suo giocattolo a lungo atteso.
Attingendo molto al cinema di Fulci, Bava e Argento, Zampaglione ci fa vivere settantacinque minuti di paura genuina e intelligente, girati con sicurezza e ritmo e alcuni barocchismi che lasciano piacevolmente impressionati, addirittura sorprendendo con un finale volendo anche già visto, ma al quale si arriva in maniera inaspettata e visivamente notevole.
Complimenti a questo bravo musicista, e Alphabet City glieli ha fatti anche di persona quando lo abbiamo incontrato al 19. Noir in Festival di Courmayeur, dove il film è stato presentato. Auguriamo a Federico Zampaglione di continuare per questa strada cinematografica, perché lavorare su un genere classico non è una vergogna, come molti stupidamente pensano, e di registi che lo sappiano fare bene in Italia non ne vediamo dalle calende greche. In bocca al lupo.





Commenti (1)

  • Dressing Gown Guide ha scritto:
    2012-05-16 05:48:08

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